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Bresson: Fotografare è catturare l’immagine

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di MARIAPIA METALLO

 

«Fotografare è trattenere il respiro quando le nostre facoltà convergono per captare la realtà fugace; a questo punto l’immagine catturata diviene una grande gioia fisica e intellettuale. Fotografare è riconoscere nello stesso istante e in una frazione di secondo un evento e il rigoroso assetto delle forme percepite con lo sguardo che esprimono e significano tale evento. È porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. È un modo di vivere». Henri Cartier-Bresson,“Images à la sauvette” (Il Momento Decisivo)

 


Probabilmente avrebbe riso dei nuovi e sofisticatissimi apparecchi fotografici dei nostri giorni o delle innumerevoli scuole di fotografia che proliferano come funghi per insegnare, anche a chi è sprovvisto di sensibilità artistica, quelle tecniche di certo poco utili per comprendere il preciso momento da catturare o il soggetto da ritrarre. Bresson infatti afferma: «Ci sono scuole per qualsiasi cosa, dove s’impara di tutto e alla fine non si sa niente. Non esiste una scuola per la sensibilità». E ancora “certi fotografi di oggi: pensano, cercano, vogliono, in loro si avverte la nevrosi della nostra epoca attuale… ma la gioia visiva, quella in loro non la sento. Si sentono delle ossessioni, il lato morboso, a volte, di un mondo suicida…”. Con Bresson sorge “la teoria del momento decisivo” che attribuisce al fotografo il compito di spiare la vita e coglierla di sorpresa con immagini volte ad arrestare gli istanti in cui un evento si esprime al massimo della sua potenzialità. Le sue fotografie, scattate nel “momento decisivo“, sono, tranne rari casi, del tutto senza posa. Il fotografo francese, infatti, ritrae le persone quando non si rendono nemmeno conto di stare per essere fotografate. Uno scatto che avviene quando Bresson ritiene sia il momento giusto e decisivo per afferrarne l’espressività. Indifferente alle tecniche da usare, Bresson rivolge la sua attenzione all’armonia di un attimo irripetibile da afferrare tempestivamente, mutando così il modo di concepire la fotografia, non più intesa come ritratti in posa con sorrisi d’occasione, ma come osservazione continua della vita quotidiana mirata a conservare gli aspetti più sfuggenti e profondi della realtà che ci circonda.