Il SudEst

Thursday
Jan 18th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Cultura Cultura L’ Europa, la politica e il pensiero meridiano

L’ Europa, la politica e il pensiero meridiano

Email Stampa PDF


di MICHELE PETTINATO

Quando la musica delle discoteche delle nostre coste abbasserà il suo volume,

con i primi giorni di settembre che lentamente si avvicinano, il rumore delle onde del mare tornerà a dettare in maniera più forte i ritmi di quella tensione che ci vede costantemente in bilico tra finito ed infinito, voglia di proteggere le radici e desiderio di salpare.

Questo aspetto inquieto del nostro essere è proprio quello che conferisce forma alla nostra identità meridionale, a quell’essere al centro del mediterraneo e porta d’oriente. L’orizzonte del mare, come scrive il sociologo Franco Cassano nel suo “Pensiero Meridiano” ci ricorda che siamo costantemente sul confine, un luogo di incontro e di scontro, un posto dove la terra non può rinchiudersi in se stessa provocando la singolarizzazione individuale.

Il nostro essere meridionali nel mediterraneo, figli di quella tensione che ci porta a scrutare quell’orizzonte così vicino alle nostre terre, nasce come questione filosofica. E’ un concetto che trova fondamento nel concetto greco di mare e poi nella riflessione hegeliana di oceano e delle sue differenze con il mediterraneo. L’oceano, come scrive il filosofo tedesco nelle sue “Lezioni sulla filosofia della storia”, distacca l’uomo dalla sua fissità naturale, è una sfida che arricchisce lo spirito e getta l’uomo nella storia incoraggiandolo ad individuare la tecnica come protezione dal mondo. Se l’oceano possiede in sé questa dimensione anche nichilistica, il mediterraneo, invece, si limita a dividere le terra, porre una distanza che non significa mai abbandono e che apre all’aspettativa del ritorno, del confronto e dello scontro, alle volte anche sanguinoso e violento. La storia di Ulisse e delle colonie greche nel nostro meridione, volutamente fondate sulle coste, raccontano di questa nostra inquieta identità. E’ una differenza di enorme importanza poiché porta la nostra riflessione su altri ambiti di enorme importanza.

La questione filosofica si unisce infatti a quella politica. Il concetto di Europa, sempre secondo Hegel, non può fare a meno di questo spirito greco che caratterizza il nostro essere, quello di guardare al mare come ad una terra senza confini segnati dall’uomo, dove il confronto, anche drammatico con l’altro da sé, può essere pieno di dolore e lacrime. La politica, quella europea, non potrà mai divincolarsi da questa domanda che caratterizza il nostro essere uomini del mediterraneo, figli di più religioni che devono tornare a parlarsi. Ma l’Europa dimentica questo, in maniera colpevole.

Restano negli occhi di tutti noi le immagini quotidiane dei barconi colmi di umanità sofferente in arrivo sulle nostre coste. La solidarietà dell’accoglienza, da sola, non basta. La politica europea, per rifondarsi, prima di pensare a programmazioni e finanziamenti, riparta allora da quella tensione e da quella inquietudine che fece di Ulisse uno dei primi europei della storia. La politica europea torni a guardare in faccia i suoi cittadini sappia riscoprire il pensiero meridiano, l’unica strada in grado di riportare il mediterraneo al centro di un nuovo umanesimo.