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Chi ha ucciso Aldo Moro?

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di SARA SAFFI

 

Il nuovo libro di Nicola Lofoco per tracciare una lucida ricostruzionedi una drammatica vicenda

Ci sono episodi che segnano in maniera indelebile la storia di un Paese. Alcuni di questi sono vittorie, traguardi faticosamente raggiunti da coloro i quali hanno combattuto con tenacia e caparbietà. Altri, invece, sono episodi che rappresentano delle zone d’ombra date da corruzione, crimini, incresciosi fatti di sangue che sporcano le mani e l’anima dello stesso Paese specie se, nel corso degli anni, ancora non è stata trovata alcuna soluzione e si avanzano ipotesi sempre più faziose. Per l’Italia, uno di questi “fatti di sangue” ha una data che rimane scolpita nella memoria e nel cuore di tutti: il 16 marzo 1978. Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, sale a bordo di una Fiat 130 che viene intercettata dalle Brigate rosse. Da quel preciso istante la storia d’Italia non è (e non sarà) mai più la stessa. Nell’incrocio fra via Fani e via Stresa, i cinque uomini della scorta di Moro vengono brutalmente uccisi e lui, il rivoluzionario politico della neonata Repubblica italiana, viene rapito. Vivrà per cinquantacinque giorni in un bugigattolo, controllato a vista da alcuni componenti delle Br e il suo corpo sarà ritrovato in una Renault 4 rossa, in via Caetani, il 9 maggio.

Da allora gli italiani hanno avuto fame di verità: cosa è successo in quegli oscuri cinquantacinque giorni? E, soprattutto, perché? Sono tantissime le ipotesi formulate negli anni, alcune fondate, altre inventate di sana pianta. Le poche prove certe sono state per lo più inquinate da illazioni farneticanti e diventa sempre più difficile dare credito all’uno o all’altro testimone. Sono stati ben cinque i processi riguardanti l’affaire Moro, ma ancora sembra non si riesca a venire a capo di una situazione così complessa e avvolta nell’ombra. Su questa vicenda, che tanto ha turbato la vita degli italiani, sono stati prodotti numerosi saggi, trattati, film che puntano a indagare presunti misteri e a mostrare verità finora nascoste che risolverebbero d’un tratto la questione. Il risultato è, tuttavia, ben lungi dall’essere chiarificatore: le carte in tavola si mescolano sempre più ed è difficile venire a capo di tutto. In un variegatissimo panorama di lavori sulla vicenda, Nicola Lofoco (col suo nuovo libro Cronaca di un delitto politico, edito Les Flâneurs edizioni) non si inserisce né tra coloro che gridano al complotto estero, né fra quelli che puntano ad attribuire la colpa alla “mamma Italia”. La sua è un’analisi dettagliata e precisa dei documenti ufficiali sinora prodotti che non punta a schierarsi a favore di una verità o di l’altra. È un’analisi senza partito che vuole dimostrare i fatti con rigoroso metodo scientifico, inserendosi in una generazione di studiosi che si occupa della storia per poterne parlare con cognizione di causa. Se la teoria più accreditata è quella che le Br fossero eterodirette dai servizi segreti occidentali e americani, Lofoco sottolinea come, in realtà, questa organizzazione si sia resa protagonista di altri incresciosi eventi e che solo questo è stato tacciato di tale peculiarità. Secondo l’autore, una considerazione così forte, ha fatto perdere di vista delle cose molto importanti: l’affaire Moro è stato il protagonista di ben cinque processi e ha portato all’emanazione di trentatré ergastoli. Alcuni dei protagonisti di questa vicenda, poi, si credono erroneamente a piede libero (come nel caso di Mario Moretti, detto la Sfinge tutt’ora detenuto nel carcere di Opera), avvallando le ipotesi più disparate in merito a fantomatici complotti. Un quadro così complesso e importante necessita senz’altro di una nuova analisi il cui scopo è quello di narrare gli eventi così come sono successi, senza se e senza ma. Nella sua nuova opera, Nicola Lofoco, avvalendosi del contributo di Pino Casamassima (giornalista che si occupa della storia delle Br) e di Fabio Lavagno (componente della nuova commissione parlamentare di inchiesta istituita nel 2014) crea un’opera lineare e particolareggiata di una storia d’Italia, e insieme storia italiana, le cui risposte sono ancora difficili da trovare, i cui motivi non sono ancora completamente chiari. Perché non è importante solo trovare un colpevole, ma capire a fondo il perché la nostra storia debba essere macchiata del sangue innocente di uomo, un politico che aveva a cuore l’Italia e gli italiani. La nostra coscienza non può dimenticare e non può vivere per partito preso.