Il SudEst

Thursday
Aug 17th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home Cultura Cultura “Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?”

“Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?”

Email Stampa PDF

di MARIA PIA METALLO

 

La spietata analisi della società contemporanea nel saggio di Baudrillard

“Tutto sparisce, sempre più in fretta nel retrovisore della memoria. Difficile mantenere viva l’ammirazione, il fulgido lampo della sorpresa, difficile conservare le cose alla loro pregnanza. Esse non durano mai più a lungo del tempo del loro accadere. L’eventualità stessa dell’Eterno Ritorno si fa precaria “.  Baudrillard, “Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?”

Baudrillard ha consacrato la sua opera all'analisi della società contemporanea studiando in particolare la società dei consumi: i suoi miti, le sue strutture. Il consumo è trattato nei suoi lavori come un “linguaggio sociale” qualcosa che tende ad aumentare i desideri degli individui piuttosto che a soddisfarli.

Nel mondo contemporaneo si assiste ad una dematerializzazione della realtà e l'attenzione dell'uomo è distolta dal mondo naturale e concentrata sulla televisione, sul mondo della comunicazione che è divenuta un valore assoluto, un obiettivo in sé. I vecchi miti sono stati rimpiazzati e la società è, secondo Baudrillard, dominata da una ideologia fondata sull'"estasi della comunicazione". Violenza, miseria, ignoranza non sono affatto scomparse, ma fanno parte di una realtà quotidiana che gli uomini finiscono per non vedere annebbiati da strategie fatali e rassicuranti. Baudrillard elabora un’acuta critica alla iperrealtà, concetto che indica il rovinoso annullamento della differenza tra mondo reale e immagine mediata. Per di più e paradossalmente: «Ciò che caratterizza i mezzi di comunicazione è il fatto che impediscono ogni comunicazione: essi sono intransitivi». Nel testo, Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?, Baudrillard ha voluto ricostruire, proprio nei termini di un vero e proprio “fatto criminale”, l’uccisione o eliminazione, l’annullamento della realtà come organizzazione simbolica del mondo da parte della televisione. L’universo reale risulta, in tal modo, pienamente tradotto e depurato in una “formula perfetta”: la realtà è scomparsa. Il filosofo-sociologo francese ha orientato la sua critica radicale al mondo dei media anche in quanto essi si frappongono tra realtà e soggetto: non ci sono più interpretazioni possibili poiché il sistema-informazione rende l’accadimento “incomprensibile”. Con Internet, ad esempio, il rapporto non è più duale ma d’immersione e interazione. Nell’attuale società ipermediale, viviamo in uno stato di proliferazione degli schermi e delle immagini: la tesi forte e spiazzante è che il soggetto stesso in fondo si riduce, pertanto, a essere un “mero schermo” su cui…si proiettano le immagini! Secondo una visione “apocalittica”, l’immagine, allora, non può più immaginare il reale poiché coincide con esso e non può più sognarlo perché ne costituisce la realtà virtuale. «È come se le cose avessero inghiottito il loro specchio e fossero divenute trasparenti a se stesse, completamenti presenti a se stesse, in piena luce, in tempo reale, in una trascrizione inesorabile». Al posto di essere “assenti a sé nell’illusione”, le cose, i fatti, i fenomeni, sono costretti a iscriversi sulle migliaia di specchi al cui orizzonte è scomparso non solo il reale, ma anche la sua immagine. La tesi è che «La realtà è stata scacciata dalla realtà», per cui «Forse solamente la tecnologia collega ancora i frammenti sparsi del reale>>. Ma dove resiste il senso? Soltanto nella critica ovvero nell'esercizio di distinzione-separazione tra l'"altro" della realtà, spettacolo, immagine etc., comunque reale in quanto produce effetti, e la realtà stessa: l'irriducibilità di ciò che continuamente accade.