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Marcela Lagarde: contro la violenza istituzionale

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di MADDALENA CELANO

Lo scorso 25 novembre 2012 (durante la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne), quando il presidente dell'Istituto delle Donne del Messico, Rugiada Gaytan,

ha avvertito che almeno cinque dei 32 stati messicani hanno superato il loro livello di violenza contro donne, addirittura sorpassando la nota capitale mondiale dei femminicidi Ciudad Juarez dal 1993, come al solito, venne ignorata. "Abbiamo stati con maggiore frequenza di femminicidio”, dichiarò. Essa afferma che il numero di omicidi contro le donne si è impennato, superando Ciudad Juarez, eppure si tratta di numeri muti, privi di monitoraggio. Secondo Gaytan, in un paese dove il 67 per cento delle donne ha dichiarato di aver subito un qualche tipo di violenza, "il problema più grande resta impunito". L'8 novembre scorso è stato infatti inaugurato il "Monumento in memoria delle donne uccise per motivi di genere a Ciudad Juarez", una testimonianza che cerca di ridare un nome e un volto a sette delle 500 donne che hanno trovato la morte nel campo di cotone di Ciudad Juarez.
I genitori, coniugi, figli e altri parenti delle oltre 500 vittime della violenza hanno visto in questo semplice omaggio un altro motivo di indignazione: "Non vogliamo mausolei, vogliamo indagini per sapere dove sono le nostre figlie, e chi le ha uccise". Una critica legittima contro il governo, sia statale sia federale, che ha colto l'occasione per scusarsi delle "omissioni" commesse nel corso delle indagini.

Secondo la fonte Nortedigital (http://www.nortedigital.mx/noticias/local/35226, traduzione di Lia Anita Di Peri Silviano) in quattordici anni, dal 1993 al 2007,

Ciudad Juárez aveva una media di 33 donne assassinate ogni anno, ma in questi ultimi quattro
anni si è raggiunta la media di 200 donne assassinate, fatto che rappresenta un aumento dei femminicidi del 500 per cento - ha dichiarato Julia Monárrez ricercatrice del Colegio della Frontera Norte in tema di femminicidi in questa regione. La specialista ha affermato che si deve intendere per femminicidio l’assassinio di donne per il semplice fatto di essere donne commesso da
un uomo in una discriminazione di genere, che dal 2008 rappresentava già
un problema sociale e di sicurezza.

Le statistiche della violenza contro le donne dicono che la loro morte è legata al
narcotraffico, anche se non tutte sono coinvolte in ciò che vengono
considerate vittime circostanziali.
I dati ottenuti presentano circa 47 donne assassinate ogni 100.000 abitanti, tra queste, per la
maggior parte, bambine e donne madri di famiglia.

La ricercatrice ha aggiunto che dopo la risoluzione del caso di
Algodonero, con la quale la Corte Interamericana aveva richiamato
l’attenzione nel paese e dello Stato di Chihuahua, per non aver
affrontato i femminicidi e le sparizioni forzate, la Corte nuovamente
nel 2008, avvertì lo Stato messicano e in particolar modo Chihuahua, sul
problema delle donne scomparse. Ha inoltre affermato la Monarrez che a
partire dal 2008 è cresciuta in maniera tragica la scomparsa delle
donne,la quale deve essere affrontata immediatamente (sul blog http://liadiperi.blogspot.com è possibile firmare una petizione per chiedere di fermare i femminicidi in Messico).

 


Marcela Lagarde, docente di Antropologia presso l'Universidad Nacional Autónoma del México.
ha pubblicato diversi libri e numerosi articoli sulle questioni “di-genere”. La psicologa africana Diana Russell ha affermato "è stato in gran parte grazie agli sforzi determinati di Lagarde che il termine femminicidio è divenuto ampiamente popolare in Messico, e successivamente diffuso in molti altri paesi latino-americani fino a raggiungere gli Usa e l' Europa".

Lagarde lavora come consulente “di-genere” presso le Nazioni Unite, ed è stata premiata con una medaglia destinata alle donne eccezionali dall'Instituto Nacional de las Mujeres del Distrito Federal. Era membra del Congresso Messicano, nel Partito della Rivoluzione Democratica ( PRD ) e membra del Comitato per la Parità di genere. É stata anche la presidente della commissione per la ricerca sul femminicidio in Messico. Come membro del Congresso, ha promosso attivamente l'attuazione della legge generale sull'accesso delle donne a una vita libera dalla violenza, approvata nel 2007.

Il presidente messicano Felipe Calderon sta conducendo una guerra contro la droga ed il narcotraffico del tutto inefficace: l' unica soluzione proposta è stata l' aumento della militarizzazione delle strade e la concessione di maggiori poteri alla polizia. Una politica dai risultati estremamente scarsi che sta portando ad triplicazione della violenza contro le donne in Messico.
Tutto ciò favorisce la violenza contro le donne, la strategia del leader messicano coltiva una cultura molto violenta, stabilisce una ideologia della violenza, della sconfitta, della guerra.
L'attivista Lagarde, che è stata chiamata per l'inserimento del femminicidio nel codice penale del Messico, ha pubblicato numerosi articoli sull' identità di genere, il femminismo, lo sviluppo umano e la democrazia.
Lo scontro politico in Messico si è intensificato negli ultimi anni, proprio come le violenze e i crimini contro le donne che avevano guadagnato visibilità.

Lagarde, ex congressista ed attualmente professore presso l' Università Nazionale Autonoma del Messico, ha dichiarato pubblicamente che la scelta unilaterale del Presidente Messicano Carlderon di insediare "l'esercito nelle strade" in Messico, senza consultarsi democraticamente con il Congresso, ha prodotto conflitti e guerriglie-metropolitane che hanno creato 40.000 morti in meno di 4 anni.
La violenza contro le donne è "un problema molto più ampio" rispetto a quello che colpisce Ciudad Juarez poiché la violenza nella città di confine ha internazionalizzato il problema.
Ciudad Juarez, capitale degli omicidi del Messico, in primo luogo ha guadagnato notorietà nei primi anni '90, quando le giovani donne hanno cominciato a scomparire nella zona .
Nella maggior parte degli omicidi, le vittime erano giovani donne provenienti da famiglie povere che sono arrivate alla città di confine da tutto il Messico per lavorare nei numerosi impianti di assemblaggio, conosciuti come "maquiladoras", costruite lì per approfittare dell'accordo di libero scambio nordamericano .
Gli investigatori non hanno mai scoperto l' origine ed i mandanti degli omicidi, anche se si è sospettato che fossero serial killer, gruppi di criminalità organizzata, trafficanti di esseri umani, trafficanti di droga e pornografia infantile: tutte supposizioni ma purtroppo ancora nulla di certo.
Ciudad Juarez non ha il più alto livello di femminicidi nel paese, il realtà è lo stato del Messico che circonda il Distretto Federale e che fa parte dell'area metropolitana di Città del Messico che ha questo triste primato.

La violenza contro le donne è un grave problema strutturale e le condizioni di sviluppo in Messico e la leadership governativa messicana non punta ancora ad un impegno da parte del Governo Federale”, ha denunciato Lagarde.
Si tratta di individuare quegli elementi politici e sociologici rilevanti per comprendere non solo i femminicidi di Juárez, ma anche i cambiamenti che il composito movimento per la verità e la giustizia sui femminicidi (ONG, associazioni di familiari di vittime, accademici impegnati, collettivi di donne) ha (im)posto alla società messicana rispetto alla questione più generale delle violenze contro le donne e dei loro diritti. In un secondo momento vorrei proporre alcune riflessioni per rispondere ad una domanda fondamentale: le istituzioni di Ciudad Juárez rispettano la CEDAW?

Cioè applicano e riconoscono la "Convenzione sull'Eliminazione di ogni Forma di Discriminazione contro le Donne", la piattaforma che contiene l'enunciazione di tutti i principi fondamentali sui diritti delle donne e alla quale ogni singolo Paese firmatario si dovrebbe uniformare per ciò che concerne la tutela delle donne stessi in materia di lavoro, di maternità e di parità fra i coniugi?

Il documento, articolato in un preambolo e 30 articoli, è stato adottato il 18 dicembre 1979 dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e, nel 1981 è entrato in vigore a livello internazionale. Al momento, la Convenzione è stata ratificata da 185 Stati (nel 2009). Applicano tutte le misure per prevenire, combattere ed eliminare ogni forma di discriminazione contro le donne?

E ancora: in che direzione sono andati i provvedimenti presi dalle istituzioni ufficialmente portatrici di una prospettiva di genere?

Che tipo di rappresentazioni veicolano delle violenze e delle loro vittime? Le riflessioni presentate nel presente articolo vanno in una direzione socio-antropologica e non giuridica, benché quella qui raccontata sia una storia segnata anche da importanti passi avanti avvenuti nell’ambito del diritto internazionale e nazionale

Si tratta di comprendere i significati storici e sociali di quei riconoscimenti anche giuridici e di raccontare come le istituzioni si sono fatte carico di prevenire o ignorare le violenze contro le donne, di perseguire o meno la giustizia e dare sostegno alle vittime indirette dei crimini, i familiari delle donne uccise. Cosa ha prodotto questa presa di coscienza e di responsabilità delle istituzioni internazionali a livello sociale?

Dovremo riprendere più spesso i casi ai tribunali internazionali, fare più proteste, convincere la gente che la violenza contro le donne è un problema, un problema per i cittadini che non possano pensare che sia normale.

 

Come presidente della commissione speciale per seguire le indagini sull'omicidio delle donne in Messico, Lagarde ha chiesto che coloro che hanno permesso gli omicidi di donne a Ciudad Juárez, lo hanno fatto per mezzo di omissioni, negligenze o collusione e quindi dovrebbe essere puniti.

Non si è limitata ai crimini commessi in quella città ormai molto nota, ma ha chiesto indagini su omicidi di donne in tutto il paese. Chiede anche che gli orfani delle donne assassinate ricevano la cura e l'attenzione di cui hanno bisogno.

Come legislatore, una delle sue iniziative più importanti è stata quella di promuovere il passaggio della legislazione per classificare il reato di femminicidio, che lei descrive come un crimine di Stato e contro lo Stato che può verificarsi in condizioni sia di pace che di guerra. Spiega che la mancanza di una norma di legge permette alla violenza di proliferare con omicidi impuniti, favorendo ulteriore impunità.

Lagarde definisce il rapimento e le sparizioni di donne e bambine un fenomeno di collasso istituzionale. Si parla anche di genocidio contro le donne: quando le condizioni storiche, pratiche e sociali affidatarie permettono continui attacchi alla loro integrità, al loro sviluppo, alla loro salute, alla loro libertà e alla vita di persone a loro care, tutto questo implica un attacco massiccio e chiaro contro l' intero genere femminile. Questi crimini, sia seriali che individuali, condividono un tratto comune: i loro autori trattano le donne come oggetti da utilizzare, da sfruttare, scartare o eliminare se non più graditi, in sintesi: una “cosificazone” e “reificazione” della donna in quanto tale.
Lagarde definisce il femminicidio come crimine di odio contro le donne, delitti misogini forgiati dall'enorme tolleranza sociale e statale della violenza di genere.
Questi crimini sono incoraggiati dall'impunità, da indagini superficiali, continui disguidi, da giudici fraudolenti o misogini che non prestano attenzione agli oneri delle vittime, giudici misogini che percepiscono la vita delle donne come secondaria o sono prevenuti contro le ragazze, screditando e incolpando le vittime di aggressioni, attacchi o stupri. Silenzio, omissione, negligenza e la collusione delle autorità competenti per prevenire e sradicare questi crimini: tutto contribuisce ad incrementare il genocidio delle donne in quanto donne.
Il femminicidio accade quando lo Stato non riesce a garantire i diritti delle donne e creare le condizioni necessarie per proteggere la loro sicurezza nella comunità, a casa, sul lavoro, in transito, o nel tempo libero. Il femminicidio accade quando le autorità non efficacemente svolgono il loro lavoro per prevenire, evitare e sanzionare questi crimini.
Questa violenza si alimenta nella società e nello Stato: la disuguaglianza di genere, la mancanza di democrazia e di sviluppo, la mancanza di adeguate politiche pubbliche lascia le istituzioni incapaci di rispondere. La violenza di genere mira a mantenere le donne in condizioni di svantaggio e sudditanza nel mondo, escludere le donne nell' accesso ai beni, alle risorse ed alle opportunità. Si svaluta, si denigra e intimidisce la donna, si riproduce il dominio patriarcale. La violenza di genere contro le donne ricrea una supremazia di genere degli uomini sulle donne.
Dal punto di vista femminista, Lagarde colloca la violenza di genere come un problema politico, non solo per il Messico e il resto dell'America Latina, ma per il mondo intero. Rifiutando convinzioni circa l'inevitabilità della violenza di genere, la considera un attacco ai diritti umani delle donne, uno dei più gravi problemi sociali del nostro tempo.

Nella sua giovinezza , Lagarde era un membra del Partito Comunista. Lei è stata addestrata come un' antropologa ed è diventata attiva nelle cause femministe in età molto giovane. Ha insegnato per molti anni presso l'Università Nazionale Autonoma del Messico ed è autrice di diversi libri e oltre un centinaio di articoli accademici che hanno avuto ripercussioni importanti nella teoria e nella pratica femminista.

Quindici anni fa pubblicò Los cautiverios de las mujeres: madresposas , monjas , putas , presas y locas (La cattività delle donne: madri, mogli, suore, puttane, prigionieri e pazze ), un classico che è stato ristampato più volte per soddisfare l'enorme domanda. Lagarde ha costruito la categoria di "prigionia" per descrivere le forme culturali di oppressione delle donne nella società patriarcali.

I vari tipi di prigionia prodotti da sofferenza, conflitti, dolore e contraddizioni. Alcune donne, tuttavia, come Sisifo nella sofferenza senza fine trovano un mondo falso da immaginare e anche la sensazione che siano felici nella loro prigionia.

Poiché le donne sono diverse, sono soggetti a diversi tipi di prigionia. Lagarde ha esaminato la storia delle donne da questo punto di vista, sottolineando il loro rapporto con il potere e conclude che le donne siano in una situazione di emergenza e abbiano urgente bisogno di assumere la leadership in tutto il mondo. Hanno bisogno di più potere per assicurare che i loro diritti siano riconosciuti e rispettati. In questo contesto, la democrazia consiste tra l'altro, nello stabilire le condizioni per permettere alle donne di vivere come cittadini .

Lagarde ha sottolineato anche che il paradigma femminista non è esclusivo, in quanto può essere usato per costruire alternative sia per gli uomini che per le donne. Lei sostiene che le soluzioni della storia non siano mai opposti binari e che eliminare il patriarcato non implica la creazione automatica di un matriarcato, notando che l'antropologia mostra le molteplici modalità in cui uomini e donne vivano tra le più sofisticate creazioni culturali, che hanno generato razzismo, classismo e etnocentrismo sessista ma anche loro opposizioni o sistemi intermedi.

Al centro del suo pensiero troviamo l'idea che le disuguaglianze sociali tra uomini e donne non siano biologicamente determinati, ma socialmente costruite. Ci sono uomini che hanno compreso le esperienze individuali e collettive delle donne e che si sono impegnati nell' aiutare a costruire un nuovo, liberatorio e profondamente democratico ordine simbolico.

Lagarde ha guardato profondamente nella paura delle donne: la paura della libertà, di prendere decisioni, di essere sole. Ha mostrato come la paura di essere sole, in particolare, è stato un grande ostacolo alla costruzione di autonomia. Secondo la sua teoria, le donne non otterranno autonomia senza rivoluzionare il loro modo di pensare e il contenuto dei loro pensieri. Propone chiavi femministe per l'autostima delle donne, con la consapevolezza di genere e l'identità in cima alla lista.

Lagarde ritiene che ogni donna passa attraverso un processo personale nel formare la sua coscienza femminista e l'identità e trasmettere tutto questo alla società e alle sue istituzioni. Tra le chiavi di questa identità c'è l'empowerment, fondamentale per l'acquisizione di autonomia e potere. Questo potenziamento rende possibile per le donne il de-costruire l'oppressione e creare alternative, nello sviluppare risorse, beni, competenze, capacità e spazi a favore della propria vita. Non è un processo che avviene al di fuori di un individuo, ma piuttosto attraverso il quale le donne interiorizzano il proprio potere. Si tratta di un modo di essere, di vivere, di pensare, agire e sentire.

Come attivista , Lagarde ha lavorato per costruire una democrazia di genere in cui prevalgono la giustizia, il rispetto e la solidarietà tra uomini e donne. Ha cercato di rendere l'uguaglianza proclamata non solo una legge ma una realtà. Per raggiungere questo obiettivo che incoraggia le donne a riformulare la propria identità di genere in termini politici. Se vogliamo vivere in una democrazia sociale, dobbiamo garantire che i diritti delle donne siano riconosciuti e rispettati e le donne devono legittimare la loro identità di genere come qualcosa che giustifichi la loro partecipazione alla vita politica, quindi politicizzare questa identità e promuovere dirigenti che assumano le cause delle donne. Le donne hanno bisogno di modellare specifici tipi di leadership. Lagarde ha studiato come tale leadership nasce, come si sviluppa e come si superano gli ostacoli. Ha scoperto che è anche necessario per guarire i rapporti generazionali, poiché le donne adulte in una società patriarcale tendono ad esercitare i poteri autoritari sulle donne più giovani.

Come pezzo integrante del suo lavoro accademico e attivista femminista, Lagarde ha deciso di diventare rappresentante del Congresso per la Sinistra. Lei è determinata a dimostrare che le leggi non sono neutrali e che la discriminazione nei confronti delle donne si nasconde dietro l'applicazione all' interno del quadro giuridico stabilito. Ha inoltre denunciato le condizioni discriminatorie in cui le donne legislatrici lavorano.
Crede inoltre che la lotta per sradicare il femminicidio e tutte le forme di oppressione di genere coincide con la lotta per estendere i diritti umani e le opportunità di sviluppo per tutte le donne, farla finita con la paura delle donne per i luoghi pubblici e raggiungere la pace sociale, in particolare per le donne. Lei è convinto che se riusciamo a realizzare questo, la società sarà trasformata radicalmente .

Con il suo slogan "Per la vita e la libertà delle donne: chiediamo la fine femminicidio”, con la chiarezza e la forza dei suoi argomenti, insieme alla sua attività instancabile e determinata, è riuscita a espandere un contingente di uomini e donne in Messico e in tutto il mondo che ora sta lottando per porre fine alla vergogna del femminicidio .