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“Colpo d’oppio” di Ugo Sette, lo sguardo dell’alieno Ugo sulla realtà contemporanea

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di MICAELA RICCI

Si chiama Ugo il protagonista di “Colpo d’oppio. Due romanzi”, come il suo autore Ugo Sette, alieno in un mondo di cui non accetta le convenzioni e le ipocrisie. Più che di un romanzo in senso stretto,

il libro è un building romance composto da due storie, “L’importanza di chiamarsi Ugo-a me (mi) piace la morte perchè mi fa capire che sono vivo” e “L’alieno”, con un protagonista che cerca di districarsi tra le difficoltà e il vuoto morale della società contemporanea. Ugo Sette, originario di Mestre, laureato in Antropologia filosofica, in continuo viaggio tra l’Italia e Berlino, ha iniziato il suo esordio narrativo con il racconto “Io, il Walkman e Sara” sull’antologia “La musica è il mio radar”; è al suo secondo romanzo, dopo il primo “L’importanza di chiamarsi Ugo”.

Ambientato nella città di Q, rimando letterario alla città di K della trilogia di Àgota Kristòf, il romanzo presenta una cittadina del nord-est d’Italia, una realtà provinciale ma che diventa il simbolo di tutta l’Italia, con i suoi molteplici e variegati aspetti. I riferimenti letterari, da Kafka allo “Straniero” di Camus a Wilde (evidentemente ripreso nel primo racconto), echeggiano tra le pagine del romanzo e raccontano le vicende di un ragazzo diverso rispetto agli stereotipi della società ma che utilizza la propria diversità per denunciare l’intolleranza e il razzismo della società contemporanea. Ugo è uno studente universitario di Antropologia filosofica, diviso tra un interesse imposto dalla famiglia per il pianoforte e una passione vera, quella per la chitarra. Amante delle cose bizzarre ed originali, Ugo passa il tempo libero ad inventare cose assurde e si prende gioco della tv, dello showbiz e della scuola di scrittura, alla quale s’iscrive fingendo di essere il creatore di produzioni di autori famosi.

Con tono ironico e dissacrante Ugo Sette presenta un personaggio straniato ed estraneo al suo tempo, distaccato dalla sua epoca ma che si pone continui interrogativi sulla vita e sulla morte. L’incontro con Francesca, ammalata terminale, lo porta a confrontarsi e a riflettere sul delicato tema dell’eutanasia e la morte sembrerà ridare un senso alla sua esistenza. L’ironia, portata fino all’assurdo, è lo strumento conoscitivo con il quale l’autore s’interroga sulla vita e sui limiti di una società a volte intollerante e priva di valori e sentimenti importanti. La diversità è il tema centrale e l’alieno Guido, con il suo sguardo dissacrante e a volte cinico, è l’unico in grado di svelare le contraddizioni della vita per poi ritrovarne un senso più profondo. Il vuoto esistenziale dell’Italia contemporanea viene svelato in modo ironico e sarcastico e l’iniziale insensibilità del protagonista sarà, invece, l’arma vincente per ridonare un senso alla vita, attraverso gli accadimenti dolorosi e l’esperienza della morte. In un mondo di extraterrestri lo sguardo disincantato dell’alieno Ugo è il solo che possa indagare veramente la realtà.