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Angela Ales Bello intervistata nel settantesimo anniversario della morte di Edith Stain

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di MAIKA MAGGI

Si è tenuto nei giorni scorsi, presso l’università degli studi di Bari, il VI convegno internazionale di fenomenologia “ IN ASCOLTO DI EDITH STAIN, IL LASCITO TEORETICO DELLA FILOSOFA NEL MONDO “, organizzato dal Centro di Ricerca Fenomenologiche presieduto dalla professoressa Angela Ales Bello, dall’Associazione Edith Stein, che presiede sempre la studiosa e dalla Pontificia Universitas Lateranensis.     

Edith Stein nasce Breslavia il 12 ottobre del 1891, il giorno della massima festa ebraica, Kippur (espiazione) da Siegfried e Auguste, commercianti ebrei.   Durante la prima infanzia subisce vari lutti tra cui la perdita del padre. Nel 1911 frequenta per quattro semestri i corsi di psicologia e germanistica presso l’università di Breslavia. Nel 1913 segue i corsi di Edmund Husserl ,presso l’università di Gottinga e diviene presto assistente volontaria di Husserl.                                                      Durante una vacanza del 1921 , dopo la lettura dell’autobiografia della Mistica Santa Teresa D’Avila si converte al cattolicesimo ed entra a far parte dell’ordine delle Carmelite Scalze. Fu battezzata il 1 gennaio 1922 a Bad Bergzabern. Prosegue i suoi studi sulla fenomenologia e pubblica vari manoscritti. Durante la seconda guerra mondiale è arrestata dai nazisti e trova la morte nel campo di concentramento di Auschwitz il 9 agosto 1942. Nel 1998 il Papa Giovanni Paolo II l’ha proclamata santa ( Santa Teresa Benedetta della Croce) e l’anno successivo l’ha dichiarata Compatrona d’Europa. Il pensiero della Stein si sta diffondendo ormai in gran parte del mondo ,in particolare in due continenti l’Europa e l’America e un po’ meno nell’Asia. Quest’anno è il 70esimo anno della morte di Edith Stein ed è importante, per questo tra le tante manifestazioni è stato pensato di inserire un bilancio di quali sono gli studi della Stein in tutto il Mondo. Sono venuti professori dall’Europa , anche dall’Europa dell’est ,( dalla Polonia, dalla Romania, dalla Spagna, dall’Inghilterra, dalla Francia ) e poi dal continente americano, sia dal nord quindi, dagli stati uniti, dal Canada, dall’Olanda ma, anche dal Brasile, cioè dall’America meridionale e dall’Argentina , dove la filosofa, è abbastanza conosciuta soprattutto nel mondo universitario. Nel Brasile c’è una forte rappresentanza , perché Angela Ales Bello, si reca ogni anno per diffondere il pensiero della Stein in modo molto interessante. Per questo il convegno vuole fare un bilancio sulla situazione del pensiero della Stein nei nostri tempi , per sapere che cosa è accaduto dal 1942 al 2012.                                                                                                                           In margine al convegno abbiamo posto alcune domande alla professoressa Angela Ales Bello. Professoressa Ales Bello ,vorrei cominciare la nostra conversazione sul pensiero di Edith Stein , che lei ha contribuito in misura rilevante a far conoscere in Italia, partendo dalla scelta della conversione al cattolicesimo.                                                                                                                                           Ecco la scelta secondo me, è determinata dal fatto che lei si era allontanata dalla religione ebraica, pur non negando la religione, e poi nell’ambiente universitario che frequentava c’erano cristiani cattolici e protestanti e lei frequentando , anche cosi occasionalmente le chiese cattoliche, si era accorta che erano sempre aperte, sempre accoglienti e questo è stato uno dei motivi che l’ha spinta verso il cristianesimo cattolico, in particolare c’è stata anche la lettura dell’autobiografia della Mistica Santa Teresa D’Ávila, che lei fece appunto in quegli anni della conversione, entrando a far parte dell’ordine delle Carmelite Scalze.                                                                                                                                                               Secondo lei, il ruolo della madre, come donna e come lavoratrice, ha influenzato Edith Stein?        Sì, si è reso conto che le donne non dovevano stare in casa, come faceva normalmente, dovevano partecipare alla vita pubblica, alla vita civile come la madre aveva fatto.                                                                       Il rapporto con la madre è un rapporto conflittuale , perché essendo ebrea convinta, non accetto mai questa conversione della figlia e soprattutto non accetto mai Carmelo , cioè che diventasse monaca, perché questo era proprio lontano dalla mentalità ebraica , ma la figura della madre è punto di riferimento durante anche la sua morte.                                                                                                                                                                                     I lutti che la Stein ha subito durante la sua infanzia , pensa abbiano influito nello studio della fenomenologia?                                                                                                                                                                      No, io penso ci sia un rapporto diretto , l’interesse per la fenomenologia è un interesse intellettuale, la scelta è teoretica, ha sottratto a questa corrente filosofica una possibilità di spiegazione delle cose, della realtà, quindi penso che questo riguardi il pensiero intellettuale della sua ricerca.                                     Secondo lei , qual è il punto di forza della Stein che la aiuta a superare i suoi conflitti, i suoi punti deboli, visto che caratterialmente era tormentata?                                                                                                           Sì, era una persona un po’ tormentata, aveva una grande forza morale indipendentemente , era proprio la sua la forza morale , quella che lei chiama una forza vitale, personale e poi naturalmente , riavvicinarsi alla fede religiosa è stato un aiuto straordinario.                                                                                           La Stein ,nonostante la conversione al cattolicesimo è finita in un campo di concentramento, per quale motivo?                                                                                                                                                         Perché era un’ebrea, per i nazisti era l’appartenenza al popolo che contava, perché c’era una mentalità nazista, di razza , per loro la razza ebraica non è la razza ariana , bisogna andare alle radici ,non interessa le condizioni ed è questo il punto, Stein è stata uccisa come ebrea nel senso proprio di appartenenza al popolo.                                                                                                                                     Qual è stato il momento più negativo della vita di Edith Stein?                                                                                   Ci sono diversi momenti difficili, io direi forse nell’età giovanile ha avuto momenti difficili, dei momenti in cui non sapeva che strada scegliere, ha avuto anche dei conflitti con alcuni giovani e si è resa conto che non erano affidabili e questo è stato un momento importante della sua vita.                           Vorrei concludere chiedendole cosa l’ha colpita di Edith Stein.                                                                              Diverse cose direi, un po’ la sua personalità ,come abbiamo visto ,interessante complessa, che da anche aiuto e fa da punto di riferimento e poi la sua attività intellettuale, perché è veramente molto intelligente , molto brava . Ha saputo penetrare nella filosofia contemporanea ,mettere in contatto altre società del passato. Ci sono degli aspetti della sua speculazione che sono molto interessanti e uno degli elementi importanti e che lei cercava di stabilire dei rapporti cui dici l’armonia piuttosto del conflitto.    

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