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I pesci non chiudono gli occhi di Erri De Luca

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di MARIAPIA METALLO

“Chiudi quei benedetti occhi di pesce.”
“Ma non posso. Se tu vedessi quello che vedo io, non li potresti chiudere


“… Un uomo, cinquant’anni dopo, torna coi pensieri su una spiaggia dove gli accade il necessario e pure l’abbondante. Le sue mani di allora, capaci di nuoto e non di difesa ,imparano lo stupore del verbo mantenere, che è tenere per mano”. È la storia di un bambino di dieci anni – l’autore stesso – che al mare, d’e...state, incontra una ragazzina di poco più grande e rimane colpito da lei. Non sa se è amore, piuttosto è crescita, quella interiore perché il corpo rimane sempre indietro. L’estate di cinquant’anni prima vede il ragazzino immerso nel mondo semplice dei pescatori campani, nella curiosità di leggere per imparare a vivere, nell’abilità con cui trova le soluzioni ai cruciverba e ai rebus. L’estate di un ragazzino solitario che vede nella ragazzina del nord, sua vicina di spiaggia, la stessa voglia di isolarsi, immersa nella lettura, noncurante dei giochi stupidi dei coetanei. Per questa affinità tra i due, il fatto che lei scelga proprio lui e non altri, magari più svegli e già in preda ai primi turbamenti d’amore, scatenerà la lotta tra due mondi così diversi dalla quale lui, con l’aiuto di lei, che lo tiene per mano, uscirà vincitore. È anche un’estate passata lontana dal padre, emigrato in America in cerca di lavoro. Un’estate fatta di decisioni difficili dalle quali il bambino cerca di stare lontano, pur consapevole che la “lontananza” del padre avrebbe avuto su di lui delle conseguenze irreparabili. E così la narrazione continua intrecciando ricordi lontani, quelli di un bimbo che vuole crescere ma il suo corpo no, e quelli più vicini, di un uomo che deve fare ancora delle scelte, a volte difficili. Il tutto condito dalle splendide immagini della vita laboriosa dei pescatori dell’isola, delle cose semplici come gli spaghetti al pomodoro e basilico e la pizza alla marinara, i cui odori e profumi sembrano uscire dalle parole stesse del racconto. I bambini di dieci anni, che in poche settimane d’estate assistono ad una crescita interiore a scapito di un corpo che rimane indietro, sì, li devono proprio chiudere gli occhi…