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Il Popolo romano in epoca imperiale

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di MARIA PACE

Le classi sociali

La sigla SPQR significa “Senato e Popolo Romano”, ma che cosa si intendeva per “popolo”?  Non certo il significato che diamo noi oggi a questo termine.

Ecco come si presentava la società romana in epoca imperiale:

In cima  troviamo l’Imperatore

Seguiva quella che potremmo definire Alta Borghesia, costituita da Senatori – Magistrati – Amministratori -  Uomini d’affari ( quasi  tutti esclusivamente nobili e patrizi). Si disponeva su questa posizione sociale il resto della popolazione costituita da : Plebei ricchi e Provinciali affrancati.

Subito dopo si piazzavano  Clienti  e Liberti

Ad un notevole distacco troviamo  Donne,  Bambini e Nullatenenti.

Per ultimi c’erano gli Schiavi.

Una prima fondamentale suddivisione della società romana prevedeva due strati sociali, ognuno dei quali, però, assai variegato: patrizi e plebei, a cui presto se ne aggiunse un terzo: gli  schiavi.

Patrizi

I Patrizi, discendenti dei Patres, i fondatori della città, costituivano la minoranza, ma erano il ceto dominante. Secondo Tito Livio, erano  i discendenti di quel centinaio di famiglie che Romolo aveva scelto al momento della fondazione della città e che, naturalmente, avevano messo le mani sui terreni più produttivi ed estesi del Palatino e non solo. Potere politico ed economico erano nelle loro mani. Il primo attraverso il Senato, le Magistrature, sia  civili che religiose, ed il controllo delle Leggi, che pur erano tramandate oralmente. Ricchi latifondisti, quasi tutta la ricchezza era  concentrata nelle loro mani.

I patrizi avevano diritti che erano negati agli altri ceti, prima fra tutti, il diritto alla cittadinanza romana, che permetteva l’acquisizione di altri diritti, quale, quello di essere eletti Senatori, il più ambito dei diritti civili e di questi diritti volevano essere gli unici detentori. Roma, però, non era più la stessa e neppure i suoi abitanti. Una grande massa si era riversata nell’Urbe, schiavi di guerra, ma anche gente libera venuta a cercar fortuna, contribuendo a creare nuove classi sociali: plebei,  ceto equestre, ecc…

Plebei

Costituivano la maggioranza della popolazione, ma non avevano potere alcuno. Erano i discendenti di tutte quelle popolazioni straniere, una moltitudine di gente, insediatasi nell’Urbe dopo la sua fondazione.

Una moltitudine! E proprio questo è il significato del termine plebes. Pur non avendo diritti, con il proprio lavoro, soprattutto quello di commerciante, artigiano, banchiere, ecc., alcuni di loro riuscirono a produrre una ricchezza che consentiva  una vita agiata.

Non tutti. Solo pochi, poiché la maggioranza, arrivata in città senza un mestiere, viveva alla giornata o finiva a lavorare nei campi dei ricchi latifondisti o nelle miniere; una massa di gente, che teoricamente era gente libera, ma che, in realtà,  godeva di ben pochi diritti e privilegi.  A questa categoria  appartenevano, praticamente, tutti i mestieri, non solo contadini, ma anche insegnanti,  artisti, artigiani e tutti quelli che non possedevano terre.

Era il possesso della terra a segnare le differenze di classe e di differenze di classe non s’era mai parlato prima perché prima non esisteva.

Prima, cioè, di Tarquinio Prisco, che, come dice lo storico Tito Livio, fu il primo a “brigare… per assicurarsi l’appoggio della plebe” .

Prima, quando Roma era ancora  una piccola città e gli abitanti  erano tutti “cittadini romani” e tutti con diritto di voto  perché tutti possedevano un pezzo di terra, piccolo o grande che fosse.

Prima, quando tutti erano chiamati a partecipare ai Comizi Curiati per l’elezione del Re. Senza distinzione di classe, perché le “classi” non c’erano ancora. Ma poi, era arrivata tutta quella “moltitudine”  e la situazione era cambiata.

In che modo era cambiata?

Le campagne militari e le successive conquiste avevano trasformato la piccola città in un’enorme industria bellica: falegnami, fabbri, armaioli, tessitori, ecc,… che aveva attirato tutta quella moltitudine di gente, una moltitudine, però, esclusa dai Comizi Curiati perché senza terra, né rappresentanza politica.

Tra questi, però, non tutti erano “nullatenenti” Una buona percentuale, di quella  plebe  o  moltitudine era composta di mercanti e banchieri, artigiani e industriali, che con la loro attività avevano sostenuto lo Stato e  i suoi sforzi bellici e che adesso  presentavano il conto.

Arrivarono le prime concessioni di cittadinanza romana ai “forestieri” e  arrivarono i privilegi.

I patrizi, però, osservavano con molta diffidenza  tutta questa gente, ma, ben presto, tra queste due classi,  i patrizi e i plebei, se ne inserì una terza: la borghesia, assai ricca  e desiderosa di  sperperare il fresco denaro con i patrizi, i quali, molto spesso erano squattrinati. Non fu difficile, dal momento che il lungimirante Servio Tullio aveva pensato bene di organizzare  i nuovi Comizi Centuriati dividendoli non più per classe sociale, ma per censo. Cinque classi di censo e al primo posto risultarono non  i patrizi, ma finanzieri, mercanti, industriali ecc. la cui unica aspirazione era quella di comprarsi un posto al Senato  E ci riuscirono… anche se il loro voto non era quello di un Patres, cioè un patrizio e non lo sarebbe stato mai, ma  quello di un Conscriptus, diventato un Equites, cioè un  Cavaliere.

Era nato il Ceto Equestre, ossia  la Borghesia

Il popolo, però, dopo questa “promozione” riservata ai nuovi ricchi risultò più che mai diviso in due ordini:  Patrizi e Ceto Equestre da una parte e il resto dall’altra… il resto erano sempre ed ancora Plebei: liberti, piccoli bottegai, piccoli commercianti, piccoli in ogni cosa.

Pur avendo diritto di voto, infatti, questi plebei non potevano essere eletti Magistrati e men che meno Senatori. Avevano l’obbligo di prestare servizio militare, ma non avevano diritto di partecipare alla spartizione del bottino di guerra e c’era inoltre il capestro dei debiti: in caso di insolvenza di un debito, potevano finire col diventare schiavi del creditore.

Il conflitto con la classe dominante era solamente questione di tempo e arrivò presto. Dopo varie rivolte e movimenti, però, i plebei riuscirono a migliorare la propria posizione sociale e ad  istituire leggi  in loro favore ed a tutela dei diritti acquisiti, uno dei quali fu il  Tribunato della plebe