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Venosa, la patria di Orazio

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di MARIA PACE

Al viaggiatore che volesse percorrere il ridente scenario del Vulture, in Lucania, consigliamo una tappa a Venosa, cittadina carica di storia e patria di uno dei massimi poeti dell'antichità: Orazio Flacco.


Da Piazza Umberto entriamo nel castello fatto erigere nel 1470 dalla famiglia dei Del Balzo a difesa della cittadina, contesa per la sua felice posizione. La sua linea, scopriamo, di armoniosa semplicità, rende ampiamente il grado di perfezione ed estetitca, raggiuto dalla architettura lucana di difesa e fortificazione.

Poderoso, si estende su una superficie quadrata delimitata da quattro torri cilindriche (sulla torre ovest ci sono gli stemmi dei Del Balzo) collegate tra loro da un perimetro di mura. All'interno di queste c'è un edificio minore che si regge su robusti pilastri in pietra, di forma ottagonale.

All'origine la costruzione aveva, come già si è detto, carattere puramente difensivo, ma in seguito subì radicali modifiche ed adattamenti. Curato con dovizia di particolari, e nella parte architettonica e in quella dell'arredamento, da rocca fortificata divenne, sotto la famiglia dei Gesualdo prima, poi dei Ludovico e infine dei Caracciolo, palazzo residenziale.

Stupiamo nello scoprire l'accostamento di stili distanti tra loro tre o anche quattro secoli e il risultato che è di perfetta armonia, tanto più che le caratteristiche strutturali proprie di un fortilizio, non sono mai state occultate o camuffate.

Il castello, però non è il solo esempio di costruzione fortificata posta a difesa di una città contesa da diverse potenti dinastie quali gli Angioini,  gli Aragonesi,... Così incontriamo molte altre piccole costruzioni o i loro ruderi, che furono edificate a difesa alla cittadina soprattutto verso il 1100, dopo la morte del Duca Guglielmo e durante il sanguinoso periodo di lotte anti normanne al fianco di alcune città della Puglia.

Di quel periodo si ricorda l'assedio da parte di Ruggero II, la sua capitolazione e distruzione, ma ricordiamo anche la sua caparbia rinascita, propria delle genti orgogliose e fiere della Lucania, e la successiva, immediata fortificazione.

Alla metà dell'XI secolo risale anche la costruzione dell'abbazia della Trinità, mirabile esempio dell'architettura paleo-cristiana, ampliata in periodo normanno. Venosa, infatti, a quell'epoca era sotto il governo normanno di Dragone d'Altavilla. Ingrandita dai monaci benedettini, per secoli l'abbazia della Trinità ha accolto le spoglie mortali di molti principi normanni di Puglia (tra cui Roberto il Guiscardo, la moglie Aberarda).

Lo splendido edificio si compone di più corpi: una basilica a tre navate, l'abside a pianta semicircolare alle spalle dell'altar maggiore e infine una seconda chiesa rimasta incompiuta, subito dietro l'abside, costruita con materiale di provenienza dell'anfiteatro romano... a cui si attingeva con grande disinvoltura, come era accaduto alle piramidi egizie.

Anche in questo complesso architettonico il viaggiatore noterà rifacimenti e rimaneggiamenti, ma con sommo rincrescimento, poiché, al contrario del castello, qui gli interventi sono stati scriteriati e stranianti. Le stupende navate, ad esempio, sono state trasformate in cappelle, per fortuna conservandone la primitiva ossatura.

Al viaggiatore, però, faremo osservare che anche rimaneggiare, sia pur non sempre con criterio, vuol dire essere nella storia e lo inviteremo a proseguire nel suo itinerario per permettergli nuovi incontri stimolanti.