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La tragicità nietzschiana tra il dionisiaco e l’apollineo

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di MARIA PIA METALLO

Friedrich Nietzsche ne “La nascita della tragedia”, libro dedicato ai greci, avvertiva che senza mito «ogni civiltà perde la sua sana e creativa forza di natura».

Perché «solo un orizzonte delimitato da miti può chiudere in unità tutto un movimento di civiltà». Così Ernst Junger riprendendo Nietzsche e Dostoevskij inquadra il nichilismo come un moto di «svalutazione dei valori» che si sostanzia «nello sfaldarsi di antichi ordinamenti e nella consunzione di ogni risorsa tradizionale». Ecco perché Martin Heidegger giunge a connotare il nichilismo «come il processo storico attraverso cui il soprasensibile viene meno e vede annullato il suo dominio, e di conseguenza l'ente stesso perde il suo valore e il suo senso». Se non si considera la peculiarità sfuggente del mondo antico che non è stato mai «tutto logos e razionalità» non si può comprendere la necessità di valutare personaggi come Apollonio di Tiana, figura fascinosa e ambigua ritenuta dai pagani superiore a Gesù e dai cristiani un pericoloso anticristo, diventato padre di tutte le tendenze esoteriche moderne. Celebrato da Pound nei Cantos e prima da Flaubert, considerato e ripreso da Erasmo da Rotterdam e Jean Bodin. Apollonio è per molti l'alter Christus, l'anticristo dei pagani, esponente del movimento neopitagorico, espressione della sete d'irrazionale dell'età ellenistica. I sogni per l'antichità, a partire da Omero, sono realtà oggettiva. Il mondo greco-romano, si era posto da sempre in bilico tra realtà e metafisica, Apollonio torna su questa linea ed è l'artefice di quel neomisticismo che, importato da Oriente, in epoca di crisi troverà terreno agevole. «Rinasce il pitagorismo», scrive Miska Ruggeri, «come culto e modo di vivere, basato sull'io magico separabile, sul mondo quale luogo tenebroso e sulla necessità di una catarsi, con contorno di idee derivate dalla religione astrale, da Platone, dall'occultismo di Bolo». Luciano Canfora osserva che con Caracalla si era conseguito il massimo punto di coesione politica imperiale, grazie anche all'estensione della cittadinanza a tutte le comunità dell'impero. Poi, però, con l'uccisione di Alessandro Severo e l'ascesa al trono di Massimino «ha inizio il tracollo della civilitas», l'impero perderà le sue peculiarità perché diventerà con Costantino «un autocratico impero cristiano tendenzialmente sempre più intollerante». In questa transizione di crisi, segnata dall'anarchia e dallo sgretolamento, «la figura di Apollonio di Tiana», spiega Canfora, «taumaturgo e maestro di saggezza assume un significato rilevante». Le sue idee saranno a lungo fertili influenzando il mondo bizantino e in quello arabo. La vicenda umana si snoda attraverso noti personaggi della romanità: Vespasiano, Tito, Domiziano. Centrale è la rivendicazione della libertà come stile di vita, dimensione umana autentica, elemento tipizzante della civiltà. Ezra Pound data nel dopo Apollonio l'inizio del processo di decadenza del mondo: «E contro l'usura e la degradazione dei sacramenti... Dopo Apollonio desensibilizzazione...».