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“La coscienza di Zeno”, storia di un personaggio “involontariamente” di successo

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di MARIA PIA METALLO

 

“La coscienza di Zeno” è, a differenza degli altri due romanzi di Svevo, la storia di un personaggio “involontariamente” di successo.

 


Zeno è un uomo ammalato, intossicato dal fumo, debole e suggestionabile. Decide di sottoporsi a una cura psicoanalitica e, per consiglio del medico, scrive un diario, raccontando la sua vita. Nelle pagine della Coscienza scorrono le immagini del passato: da quando, ancora giovane e già intossicato dal fumo, faceva inutili propositi di smettere di... fumare, a quando accetta di sposare la donna che gli altri hanno deciso per lui che dovesse essere sua moglie.

Ma tutte le sue vicende hanno stranamente un esito sempre positivo, e le decisioni, che lui non sa prendere e che altri prendono al suo posto, tornano sempre a suo vantaggio. Ma il romanzo si interrompe bruscamente quando Zeno si rende conto di essere comunque “ammalato” e che tutti gli uomini sono ammalati come lui. La malattia è tutta interiore e consiste negli egoismi, nelle passività, nelle debolezze. Zeno si accorge che le radici della sua malattia affondano nella società contemporanea, nell’umanità che attraverso i secoli è diventata “più furba e più debole”, che si è allontanata dalla natura, che ha costruito “ordigni” capaci di distruggerla, che “è inquinata dalle radici”.
Il romanzo si conclude con una visione apocalittica che, alla vigilia della Seconda guerra mondiale, è apparsa come una profezia catastrofica: quando “un uomo un po’ più ammalato degli altri [...] si arrampicherà al centro della terra” armato di uno di quegli ordigni mortali che gli uomini costruiscono per distruggersi “ci sarà un’esplosione enorme, che nessuno udrà, e la terra ritornata alla forma di nebuloso errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie”. Sembrava la profezia della bomba atomica, ed era invece soltanto la coscienza della crisi.