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Jan 17th
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Natale in casa Cupiello

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di MARIO GIANFRATE

Quando si parla di Eduardo, è naturale associare la sua figura a quella di Luca Cupiello, il protagonista di una delle commedie più straordinarie e conosciute – in verità sono tutte straordinarie e conosciute, ma questa ha in sè un qualcosa di magico  –  del grande autore napoletano, e che dà il titolo alla stessa: Natale in casa Cupiello.


E’ inconcepibile la rappresentazione di questa commedia senza la presenza di Eduardo; per quanto bravi possano essere altri attori, Natale in casa Cupiello non è tale senza Eduardo; perché Natale in casa Cupiello è Eduardo.

La vicenda rappresenta uno squarcio di vita partenopea: alla vigilia di Natale, Luca Cupiello, guardiano di una tipografia di cui si onora di essere “uomo di fiducia”, si appresta ad allestire il presepe, cosa che, con il candore di un fanciullo, realizza puntualmente ogni anno malgrado i rimproveri della moglie Concetta che considera addirittura questa mania del consorte un “castigo di Dio” e la indifferenza del figlio Tommasino, Nennillo, fannullone e indolente perdigiorno.

Mentre i tre sono intenti ad affrontare la giornata, irrompe in casa Ninuccia, primogenita della coppia, molto agitata per l’ennesima lite avuta con suo marito, Nicolino, imprenditore e commerciante di bottoni, e sempre più decisa ad abbandonare il marito per fuggire con un giovane che ama da tempo, Vittorio.  La presenza per una circostanza fortuita dell’amante della donna, in casa di Luca originerà la tragedia: Nicolino, infatti, sorprende la moglie in atteggiamento affettuoso con Vittorio e lo sfida. Il brusco ritorno alla realtà è un colpo troppo forte per Luca che cade vittima di un collasso. Ultima magra ma per lui importante consolazione prima di spirare, è che alla sua domanda: “Te piace o’ presebbio?”, il figliolo Nennillo, che in fondo vuol bene al padre e che per la prima volta ha piena consapevolezza del dramma che sovrasta la sua famiglia, dopo che gli ha sempre negato la soddisfazione di una risposta affermativa per puro dispetto, risponde, questa volta, di sì, che gli piace, rendendo felice, per quanto possa esserlo un uomo che muore, il genitore.

Il personaggio a cui Eduardo dà vita in questa commedia, Luca Cupiello, ricorda lo Charlot di Charlie Chaplin: entrambi condividono la stessa rassegnazione di fronte all’egoismo e all’ipocrisia degli uomini e al destino che ha riservato loro una grama esistenza; ma che, malgrado tutto, con animo traboccante di ingenuità continuano a sperare che il mondo possa ancora essere reso migliore e più umano.

A riprova che il linguaggio eduardiano è un linguaggio universale come d’altronde la stessa lingua partenopea che Eduardo è riuscito a elevare dal dialetto a lingua attribuendole piena dignità di una vera e propria lingua nazionale.