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Antica Roma - Le Magistrature

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di MARIA PACE

Quante volte ci siamo chiesti quale fosse il segreto del successo di Roma, tale da assegnarle il ruolo di  Caput mundi, ossia  Capitale del Mondo?… Del mondo allora conosciuto, dove si rispettarono le sue leggi e si contarono gli anni ab urbe condita, cioè “dalla fondazione della città”.  La risposta, forse, possiamo trovarla nella disciplina e nel controllo esercitato dalle istituzioni.


Ciò che, ad esempio, faceva la forza dell’esercito romano non era tanto l’organico, cioè, la struttura secondo la quale veniva organizzato l’esercito,  ma era la disciplina, ossia,  l’austera educazione,  dal carattere di obbedienza assoluta.

E la disciplina era davvero molto, molto dura.

Il giovane romano a sedici anni era chiamato alla leva militare obbligatoria e ci restava per dieci anni, dopo di che, poteva continuare a restare nell’esercito oppure intraprendere la carriera politica, che era sottoposta ad ogni sorta di controlli.

Il potere era suddiviso fra diverse sfere di competenze, preposte ai compiti più disparati, ma si trattava  sempre di cariche  temporanee ed elettive e mai di  professione, come avverrà invece  in epoca imperiale.

Le magistrature, ossia, le cariche pubbliche, a carattere elettivo e di durata limitata nel tempo, andarono definendosi soprattutto nel periodo repubblicano,  permettendo ai rampolli di famiglie  patrizie e senatoriali, di accedere al mondo politico.

La successione delle cariche pubbliche o magistratus, ( termine che  indicava tanto il Magistrato quanto la Magistratura) costituiva il cursus honorum.

Molte le restrizioni per accedere alla Magistratura Potevano diventare Magistrati solo i cittadini di sesso maschile, gli uomini liberi e con cittadinanza romana; erano esclusi, quindi, i liberti, ossia gli schiavi affrancati e gli stranieri residenti a Roma…

Le candidature venivano esaminate da Magistrati con imperium, (autorità superiori con massimo potere), nei  Comizi Centuriati, in Campo Marzio. Non era la loro unica mansione, naturalmente, a questi Magistrati  spettava anche  il compito di eleggere gli altri Magistrati, di approvare i progetti  Leggi,  di giudicare in  particolari processi, ecc…

Il primo gradino del cursus era quello della Questura. I  Quaestores erano Magistrati con competenze soprattutto di natura  finanziaria. La carica durava un anno, nel corso del quale amministravano  il tesoro  dello Stato, l’aerarium e il tesoro militare, spolia bellica. ecc… Inizialmente erano in due: quaestores aerarii, cui si aggiunsero due quaestores militares ed in seguito ancora due quaestores classici, addetti alla flotta; alla base c’erano venti uomini, una sorta di assistenti di Magistrati, divisi in quattro Collegi, il più antico dei quali era quello dei Tresviri capitales, incaricato di occuparsi della Giustizia, comprese indagini in casi delittuosi.

Il proseguimento della carriera era condizionato dalla benevolenza del giudizio espresso sul lavoro svolto: se soddisfacente, il giovane poteva candidarsi per un avanzamento di  carriera, in caso contrario veniva bocciato e non poteva candidarsi per almeno dieci anni

Magistrati di ordine minore erano i  Tribuni plebis, Tribuni della plebe, istituiti nel 494 a.C. a seguito della secessione della plebe,  con funzione di garanti e difensori dei loro diritti  e  con  la facoltà di porre il veto a quegli atti presentati da Magistrati,  che potevano risultare sfavorevoli alla plebe.

L’avanzamento di grado  poteva contemplava la nomina ad Edile, sempre per un anno e con il compito di sovrintendere ai beni culturali della città ed a tutti gli edifici pubblici e di interesse pubblico. All’origine erano due, gli aediles plebis ed erano strettamente legati ai Tribuni della plebe. A questi Magistrati minori  era affidata  anche la cura delle strade e  degli acquedotti,  l’approvvigionamento della città e perfino l’allestimento dei  giochi pubblici.  Anche questi furono raddoppiati, nel 367 a.C. affiancati da due  aediles curules, di provenienza patrizia.

Il gradino successivo,   era quello della Pretura, carica  altissima della  Magistratura maggiore, che si otteneva sempre attraverso lo stesso procedimento e che durava , anche questa, un anno e poteva essere civile e militare. Se militare,  significava che le persone elette erano stati generali e capi dell’esercito e che in tempi di guerra, sarebbero tornati ad essere generali agli ordini del capo supremo che era il Console.

Il Consolato, dunque,  era il culmine della carriera in Magistratura.  Il potere dei Consoli,  ossia i Capi del Potere esecutivo, poteva apparire  quasi illimitato  e senza controllo ed era questa la ragione per cui  i Consoli furono sempre due,  affinché ognuno dei due  controllasse l’operato dell’altro. In realtà, a frenare tale potere teoricamente illimitato c’erano le Magistrature minori, ma, soprattutto, c’era la Provocatio ad populum, un  Istituto di Diritto Pubblico, introdotto  nel 509 a,C.  che permetteva all’imputato di appellarsi al popolo riunito in Comizio.

All’inizio, a questa carica potevano accedere solo i patrizi, ma in seguito fu concesso l’accesso  anche ai plebei: uno dei due doveva essere plebeo.

Nacque così  la figura dell’ homo novus , così chiamato perché per primo, nella sua famiglia, giungeva ad una carica della Magistratura senza  appartenere già alla nobilitas.

In realtà,  costoro non erano proprio ben visti dai patrizi  ed  erano gli stessi plebei a preferire qualcuno  con una buona preparazione culturale e  con capacità di risolvere problemi che diventavano sempre più complessi. Molti,però, furono gli homines novi a lasciare la loro impronta: Mario, Catone il Censore, ecc…

Suggestiva era la cerimonia di elezione a Console. Il giorno del voto dell’Assemblea  Centuriata, l’istituto preposto,  il Magistrato in carica, dopo aver osservato le stelle ed aver avuto “pronostici” si presentava in assemblea.  Qui, i candidati, avvolti in bianche toghe prive di ornamenti, a dimostrazione di austerità e principio morale, aspettavano il verdetto; di tanto in tanto  sollevavano i lembi della toga per mostrare le ferite riportate in guerra e sollecitare qualche  preferenza.

La carica di Console durava  un anno, aveva decorso dalle Idi di marzo, il giorno 15 del mese in corso, fino al giorno 14 dello stesso mese   dell’anno seguente, quando  terminato il mandato,  era accolto nel Senato.

In tempo di pace, competenza  principale dei Consoli era quella di convocare il Senato, assumerne la presidenza e raccogliere le decisioni dell’assemblea che sarebbero poi  state eseguite, emanando leggi per applicarle.   Giuridicamente,  sia penalmente che civilmente, le prese di posizioni  dei Consoli erano sempre  decisionali. Di competenza dei Consoli  era la liberazione solenne di schiavi come anche  la repressione nei loro confronti, il controllo su donne e stranieri, ecc; avevano finanche la facoltà, in materia finanziaria, di  imporre nuove tasse e nuovi  tributi, ecc…

In tempo di guerra, con  la qualifica di generali, si ponevano al comando dell’esercito, che dividevano in parti uguali; se moriva uno, l’altro assumeva tutti i poteri.

Le competenze dei Consoli  erano le più ricercate, ma anche le più difficili da mettere in atto,  poiché richiedevano doti di prudenza, esperienza, discrezione  sia nell’interagire con il Senato che con le Assemblee Popolari, per garantire l’equilibrio dello Stato. Equilibrio che si realizzava solo attraverso il controllo.

Controllo reciproco, in verità.

Le Assemblee erano tre: i Comizi Curiati, i Comizi Centuriati e i Comizi Tributi.

I Comizi Curiati, i più antichi, risalenti ai tempi di Romolo,  erano composti solo da patrizi ; con il tempo contò sempre di meno, fino a cedere quasi tutti i poteri all’Assemblea Centuriata.

I Comizi Centuriati, invece, erano costituiti praticamente, dal popolo in armi e cioè, da tutti i cittadini che facevano parte dell’esercito romano, (stranieri, schiavi e nullatenenti esclusi).

Conservatori quelli dell’Assemblea Curiata e progressisti quelli della Centuriata,  era destino che finissero per a combattersi tra loro, lasciando fuori dei giochi e spesso anche dei diritti, il resto della popolazione, ossia, i plebei, i quali,  finirono per riunirsi per conto proprio e discutere nei Concili della plebe, istituto da cui ebbero sviluppo  i  Comizi tributi, l’istituzione attraverso la quale la plebe combatté lunghe battaglie per la conquista di una giustizia sociale, allorché le fu consentito di eleggersi i propri magistrati e cioè i Tribuni della plebe

La  Lex Villia annalis, del 180 a.C., fissava  l’età minima per accedere ad ognuna delle cariche: 37 anni per la Questura  e un lasso di due anni tra una carica e l’altra; infine, con la Lex Cornelia de magistratibus, Silla alzò l’età minima  a 30 anni per la Questura,40 per la Pretura e 43 per il Consolato.

Una istituzione particolare fu la Censura. La carica di Censores, durava diciotto mesi e si poteva ricoprire ogni cinque anni, condizionata dalla misura del censo dei cittadini. Era proprio questo l’ufficio del Censore: accertarsi del patrimonio del cittadino per poter imporre  le tasse da pagare e appurare se in grado di entrare a far parte dell’esercito, essendo necessario possedere un censo

Oltre a questa, il Censore aveva altre delicate mansioni da svolgere e cioè, indagare sul comportamento privato e pubblico di  qualunque cittadino  volesse candidarsi  a qualche carica pubblica. Compreso il Senato.  Più volte, infatti, spettò ai Censores decidere chi lasciare o chi allontanare dal collegio senatoriale, oltre, naturalmente,  lo stesso Senato.

Una Magistratura eccezionale era invece la Dittatura, della durata di sei mesi.

Il Dictator era un magistrato straordinario nominato dal Senato su richiesta dei Consoli in momenti di particolare gravità o pericolo per lo Stato.

Titolare di  Imperium, ossia, il potere assoluto di governo, sia militare che civile, il Dittatore non poteva essere rieletto, però godeva, oltre che di potere assoluto, anche di particolari privilegi, come il diritto ad essere scortato da 24 littori con  fasci e scure.