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Beniamino di Tutela, un viaggiatore moderno

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di MARIAPIA METALLO

Beniamino di Tudela, un viaggiatore moderno, che vedeva in una cultura, in una lingua, in una religione diversa motivo di confronto e di arricchimento, non di scontro e intolleranza. Un esempio, oggi più che mai, da tener presente…


Dalla Spagna ci giunge la memoria di uno dei più grandi viaggiatori terrestri dell’Europa del Medioevo. Accanto a colleghi più famosi (pensiamo Marco Polo, che visse un secolo dopo), è doveroso menzionare lo spagnolo Beniamino di Tudela, autore del libro “I viaggi di Beniamino”. Da Tudela a Saragozza, l’itinerario proseguì negli anni successivi non solo attraverso la Spagna, ma toccando anche la Francia meridionale, l’intera Penisola italiana da Genova fino a Otranto, sbarcando poi in Grecia e proseguendo in Turchia (allora parti dell’Impero bizantino), in Libano e Palestina, in Persia, poi in Egitto e nord Africa, facendo poi ritorno in Spagna. Una peregrinazione durata ben otto anni, che abbracciò praticamente tutta l’Europa meridionale e il Medio Oriente, di cui ha lasciato interessanti descrizioni all’interno della sua testimonianza scritta. Ciò che spinse Beniamino a intraprendere un itinerario così lungo, rischioso ma affascinante fu senza dubbio una profonda sete di conoscenza, il desiderio di giungere a contatto con culture differenti, visitare luoghi diversi. Ma si è portati a credere che ad animare lo spirito di Beniamino siano state anche motivazioni pratiche: per esempio, l’esigenza di coltivare ed espandere i suoi commerci, oppure quella di fornire una “guida turistica”; a tal proposito, infatti, Beniamino non manca di descrivere, per ogni città visitata, palazzi, monumenti, climi e paesaggi. La ricchezza descrittiva di natura geografico-antropologica e l’attendibilità dei suoi resoconti hanno fatto la fortuna dell’opera di Beniamino: il fatto di essere stato testimone diretto, di aver visto coi propri occhi, di aver udito con le proprie orecchie realtà così eterogenee spingendosi da un capo all’altro del mondo fino ad allora conosciuto contribuisce a farne un personaggio cosmopolita del XII sec., tra una lingua e l’altra (era ampiamente poliglotta), tra deserti e montagne, tra mari e fiumi, tra vassalli ed emiri, sinagoghe, cattedrali e moschee. Si calcola avesse visitato più di 300 centri urbani, e tra questi le città più importanti del tempo: Barcellona, Marsiglia, Genova, Roma, Napoli, Salonicco, Costantinopoli, Gerusalemme, Damasco, Baghdad, Il Cairo, Alessandria d’Egitto. Di Roma, in particolare, si sofferma anche a descrivere, con una certa precisione, le vestigia dell’antico Impero che all’epoca nonostante le devastazioni subite e l’inesistente coscienza archeologica potevano ammirarsi, segni di un glorioso passato. Un resoconto, il suo, che rappresentò un best seller della letteratura di viaggio: basti pensare dall’ebraico, in cui venne redatto, fu tradotto in latino e poi, con la nascita degli Stati moderni, anche nelle principali altre lingue europee, ed ebbe particolare diffusione, non a caso, nel XVI sec, in concomitanza con l’espandersi degli itinerari commerciali e in generale delle esplorazioni nel mondo.