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Il mondo artistico ne L’Opera di Zola

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di MARIAPIA METALLO

“Vi racconto tutta la mia giovinezza, vi ho messo dentro tutti i miei amici, me stesso”.

 

L'Opera è sicuramente l'unico romanzo dove lo scrittore Emile Zola ha infuso più di se stesso, della propria vita, dei propri pensieri: il mondo che fa da sfondo, è quello artistico, che Zola conosceva molto bene visto la sua passione per pittori come Manet e Cézanne. Il protagonista è Claude Lantier, che di mestiere fa il pittore; egli si fa caposcuola di un gruppo di artisti, che manifesta il ripudio per l'arte classica, quella accademica, ormai decadente. Claude, suggestionato dalla propria ambizione, dal proprio genio, dalla bramosia di impadronirsi artisticamente di Parigi, dall'amore dei grandi Delacroix e Courbet e dalla devozione "maniacale" per la pittura, porta il suo quadro al "Salon", ma viene rifiutato; suscitando grande ilarità e critiche.

Nonostante ciò, Claude comincia a lavorare al suo più grande capolavoro, che non terminerà mai, a causa di quella schizofrenia che inizierà a turbarlo.

Così sopraffatto dalla miseria, dalla mente disturbata, si impicca davanti al suo capolavoro incompiuto, in cui è ritratta una maestosa Donna nuda, simbolo della follia, delle chimere della pittura. Per la figura di Claude, Zola si ispira al suo amico Paul Cézanne. C'è molto di Cèzanne in Claude Lantier; Claude (Cèzanne) era “un tipo schivo, molto timido, era un deluso cronico: quando non era soddisfatto di una lavoro riduceva la tela in pezzi, aveva con le donne un rapporto di amore-odio, non flirtava con le modelle come facevano Manet o Renoir”. Dopo la pubblicazione dell'Opera, Cèzanne si sentì offeso per questa descrizione così minuziosa, che portava alla luce tutte le sue "manie", e non rivolse più la parola all'amico Zola, rompendo definitivamente il loro legame.