La lettura di Camus, specchio del suo pensiero

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di MARIAPIA METALLO

Albert Camus scriveva sui suoi Taccuini: “Chiedo una cosa sola, ed è una richiesta umile, benché io sappia che è esorbitante: esser letto con attenzione”.

 

 


La lettura di Camus, quella dei saggi in particolare, non è una lettura scorrevole. Non perché siano argomenti di difficile comprensione ma solo perché costringe a riflettere, a fermarsi, a rileggere. La lettura di Camus è lo specchio di ciò che era il suo pensiero: qualcosa di denso e filosofico. A parte i romanzi Camus è riconosciuto anche come filosofo, seppure non sistematico, per due saggi, Il mito di Sisifo e L’uomo in rivolta. Il primo, secondo André Comte-Sponville, è paragonabile, se non superiore, alla “Critica della ragione pura” di Emmanuel Kant. Indipendentemente da questi giudizi soggettivi di difficile se non incomprensibile validità, Il mito di Sisifo è sicuramente un saggio filosofico atipico, con uno stile molto denso, a tratti aforistico e pieno di rimandi o citazioni. L’incipit è stilisticamente fulminante: il solo vero problema filosofico è il suicidio, cioè . E’ un gioco mortale, avverte, perché ; un gioco che . Tra negare un senso alla vita e dichiarare che non valga la pena di vivere tuttavia non c’è una vera e propria alternativa. Capita spesso infatti che chi si suicida abbia una opinione sicura sul senso della vita. In questo divorzio tra l’uomo e la vita c’è ciò che Camus chiama il senso dell’assurdo, . Il suicidio è un’ammissione: . Se la vita non è un passaggio verso altro, non è un mezzo per raggiungere uno scopo, allora non può che essere ancora più densa e piena. un atteggiamento che lo pone tra gli esistenzialisti atei, in una posizione molto vicina a quella di Jean-Paul Sartre. Con Aristotele, Montaigne e Spinoza, Camus conclude che l’esistenza in fondo è degna di essere vissuta. Del resto, del mito di Sisifo – costretto a trasportare un macigno per poi vederlo rotolare giù e riprenderlo nuovamente e infinitamente – a Camus interessa la ridiscesa “verso il tormento”: “se questo mito è tragico è perché il suo eroe è cosciente”. Nel suo cammino – che è il cammino di tutti gli uomini – vi è un destino personale, fatto di dolore ma anche di gioia perché . Il concetto del Sisifo felice conclusivo del saggio è emblematico e sarà poi sviluppato sia nel romanzo La peste sia nel L’uomo in rivolta. La solidarietà e la collaborazione tra gli uomini – come quella che elargirà Bernard Rieux, medico della città di Orano, infestata dalla peste – è la rivolta che dà essenza all’uomo.