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Antica Roma, gli Imperatori adottivi: Marco Aurelio

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di MARIA PACE

Il giudizio è pressoché unanime: Marco  Aurelio è l’uomo migliore e il più nobile spirito della  Roma  Antica. Un sovrano illuminato, secondo  la storiografia tradizionale,   protagonista di quel periodo d’oro dell’impero che fu in grado di formare una classe dirigente di filosofi, umanisti, scienziati.

 


Marco Aurelio  forse,  ancor più che Traiano o Antonino, riuscì a tradurre  nella pratica  quell’ideale filosofico  di uguaglianza fra i cittadini.

Assai diverso, dunque, dalla  megalomania  di Cesare  ed egli lo dichiara  apertamente nel suo “Colloqui con  se stesso””,  quando fa  le dovute considerazioni del proprio stato di capo supremo che detiene il potere massimo  e di condottiero vittorioso che detiene i destini di popoli.

“Non cesarizzarti.” dice a se stesso.

Ma chi era Marco Aurelio, questo soldato valoroso,  ma  anche uomo dotato di un potere così enorme da turbare la mente e spingere agli eccessi,  come era accaduto ad alcuni dei suoi predecessori, che ammoniva  se stesso,  cercando la forza d’animo necessaria per un giusto e saggio comportamento?

Le notizie che lo riguardano sono piuttosto  frammentarie e qualche volta  perfino inattendibili, spesso  derivano da biografie  andate perdute. Le più attendibili sono quelle di Cassio Dione, tratte dalla sua Historia Romana.

Marco Aurelio Antonino Augusto,   conosciuto semplicemente come  Marco  Aurelio, nacque  a Roma il   26 aprile  del 121 da  una famiglia patrizia romana di origine antichissima, che vantava discendenza addirittura  da Numa Pompilio, ma residente  in una cittadina spagnola.. Già  il nonno fu Senatore  e Pretore  e così il padre,  Marco Annio Vero, che sposando Domizia Lucilla, di nobile famiglia, divenne un uomo particolarmente ricco, avendo, la moglie, ereditato una grande fortuna, tra cui una fabbrica di   mattoni, attività all’epoca  assai redditizia.

Nato come Marco Annio Catilio Severo, al momento dell’adozione da parte dell’imperatore Antonino, divenne Marco Aurelio Cesare Antonino Augusto.

Intelligente  e di ingegno vivace,  la formazione educativa e culturale  del giovane Marco fu curata dai nonni,  soprattutto quello materno poiché il padre,  Annio Vero, morì  giovane che Marco aveva solo tre anni.  Di lui Marco scriverà nelle sue Meditazioni esaltandone  le doti di “modestia e virilità”.

Marco crebbe nella casa dei genitori, sul Celio, una zona residenziale con molte domus nobiliari, dove  trascorse l’infanzia. La sua istruzione, come d’uso presso la nobiltà, fu curata in casa, appena dopo il battesimo  della toga virilis.

I suoi tutori, tutti letterati importanti, come Tuticio Proculo, Alessandro di Cotieno,  Erode Attico influirono molto sulla sua formazione; Epitteto lo introdusse  e guidò verso una visione filosofica della vita, mentre Alessandro  curò il suo stile di scrittura e Attico e Frontone, invece, la sua formazione  oratoria.

Frontone e Attico erano gli oratori più stimati dell'epoca, ricercati dall’aristocrazia romana e quella era l’epoca  di una rinascita della letteratura greca; Marco scrisse il suo “Colloqui con se stesso” proprio in lingua greca. Considerato l'ultimo grande esponente dello Stoicismo, il suo  libro è  uno dei capolavori letterari e filosofici di tutti i tempi.

Fra i due letterati i rapporti non erano buoni,  tanto da portarli  a scontrarsi in tribunale, ma, grazie a Marco, finirono  per riconciliarsi.

A dimostrazione  del suo interesse  per la Filosofia stoica,  a cui rimase fedele anche  negli anni del potere, Marco,  che aveva preso a praticare le abitudini dei filosofi, ne  adottò   anche l’abbigliamento, ossia il ruvido mantello greco.

Marco Aurelio ebbe una sola moglie;  nel 145 sposò Faustina, figlia di Antonio, allora  quattordicenne, che, per avere la dispensa per quel matrimonio, figurando, i due, essere  fratelli, fu esentata dalla potestà paterna di Antonino. Un’unione che durò quasi trent’anni e durante la quale lei gli diede ben quattordici figli; dei maschi  gli sopravvissero   solo in due: i gemelli Commodo e Fulvio  Antonino., poi anche quest’ultimo morì.

Durante la gravidanza, Faustina aveva sognato due serpenti e uno di loro era assai più battagliero dell’altro; i presagi, però,  furono  favorevoli e l’evento fu celebrato su una moneta.

Marco aveva  quaranta anni ed un carattere già  ben definito quando, nel 161, prese il potere; sentendosi prossimo alla morte, Antonino Pio aveva convocato il consiglio imperiale e passato a  lui tutti i poteri e subito dopo il Senato gli aveva concesso il titolo di Augusto e di Imperator, oltre che di  Pontefice Massimo.

Marco, però, che voleva tener fede alla volontà di Adriano di   vedere al potere  sia lui che Lucio Vero, rifiutò  la carica.

Il Senato, voleva confermare soltanto lui, ma la fermezza di Marco costrinse i Senatori ad insignire  anche Lucio, cosicché, questi divenne “Imperatore Cesare Lucio Vero”  e Marco “Imperatore Marco Aurelio Antonino Augusto”.

Era la prima volta che Roma veniva governata da due Imperatori, una novità assoluta, in cui due Princes regnavano in parità e Marco,  per rinsaldare i rapporti, promise  in sposa a Lucio, la figlia undicenne Lucilla e per celebrare l’occasione, fece distribuire  ingenti  somme ai bambini poveri,  sull’esempio di Antonino alla morte della moglie. Nella realtà, Marco ricopriva  un ruolo primario che, però, Lucio non contestò mai. Alla nomina seguì la cerimonia d’insediamento all’interno del Castra Praetoria, insieme alla promessa, da parte di Lucio, della distribuzione di un donativo in sesterzi.

Se i tempi di Antonino Pio erano stati relativamente tranquilli, quelli di Marco Aurelio furono funestati da diversi eventi catastrofici: una nuova crisi con i Parti, l’avanzata di popolazioni barbariche,  il flagello della peste  ed altre  avversità, quali ripetute inondazioni e carestie, terremoti  e incendi.

L’imperatore, però, in tutte quelle difficoltà troverà l’appoggio della famiglia, che egli  fece di tutto per tenersi vicino.

Cosi con Lucio Verro, che difese sempre dall’accusa di essere violento  e di aver condotto male la campagna contro i Parti; così con la moglie Faustina,  apertamente accusata di licenziosità ed adulterio.

Ad un tale che gli consigliava di divorziare da lei, egli rispose, con amara ironia:

“Mandando indietro la sposa, devo mandare indietro anche la dote”

E la dote era nientemeno che l’impero romano.

Così anche con il figlio Commodo, che associò al trono; un atto pose fine alle  adozioni ed agli  Imperatori Adottivi,  aprendola strada alla successione dinastica. Egli lo nominò Augusto e gli concesse la  Tribunicia Potestas e l’Imperium, nonostante le perplessità che nutriva nei suoi confronti per lo stile di vita dissoluto. Privo di ogni capacità militare, Commodo era, invece, morbosamente attirato dai giochi gladiatori a cui spesso partecipava  di persona;  di  carattere estremamente egoista  e violento, soffriva di disturbi psichici. Pure, Marco Aurelio sperava,  a torto,  che potesse cambiare.

Quello di Marco Aurelio fu un Regno di pace e clemenza, come già Nerva e Traiano. Generoso e accorto, egli si comportò mai non da monarca assoluto,  ma da servitore dello Stato, per cui, rispettò  le prerogative del Senato, valorizzò le altre categorie sociali e risollevò le condizioni  disumane degli schiavi, proibendo, tra le altre cose, quella di utilizzarli nei giochi gladiatori per i combattimenti con le belve.

D’altra parte, egli non amava i giochi gladiatori, e se talvolta vi assisteva,  era perché  non  aveva potuto farne  a meno.

Tra  le altre riforme, proibì le torture durante i processi e istituì  la non punibilità per un figlio che avesse ucciso il padre in un momento di follia,  avanzando per la prima volta  il concetto di “infermità  mentale”.

Colpì l'usura e proibì i processi pubblici prima che fossero raccolte prove.

Definito da Emilio Papiniano  «imperatore versato nella legge, molto prudente e coscienziosamente giusto.” Marco Aurelio si interessò soprattutto due categorie: i minori e gli schiavi.

Riguardo la condizione degli schiavi, l‘Imperatore mostrò grande umanità, considerandoli persone e non oggetti e stabilendo che fosse data loro la possibilità di riguadagnare la liberta. Per questo, però, ebbe contro il parere di alcune categorie le quali temevano che, basandosi, il sistema economico romano, soprattutto  sulla schiavitù, questa politica potesse avere ripercussioni  economiche.

L’Imperatore, però,  rispose riaffermando il concetto  del diritto d’asilo allo schiavo fuggiasco, in caso avesse cercato rifugio presso qualche tempio o statua dell’imperatore.

Nei confronti dei cristiani, Marco Aurelio è considerato un persecutore, nonostante il suo carattere indulgente e tollerante. Questo perché, sotto il suo regno si verificarono molti disordini  a causa di carestie, terremoti ed altro e il popolo  diede la caccia ai cristiani, ritenendoli i responsabili,  a causa del loro credo che aveva causato l’ira degli Dei.  Marco Aurelio, in realtà, più che pericolosi, li riteneva fanatici.

Marco Aurelio, imperatore filosofo della Pace!

Eppure, fu proprio sotto il suo regno che giunse la fine della Pax Romana.

La morte di Antonino aveva incoraggiato i Parti ad occupare l’Armenia e penetrare in territorio romano e la reazione di Marco fu immediata.

Egli pose a capo della spedizione il fratello Lucio perché, come suggerisce Dione Cassio:

era robusto e più giovane del fratello Marco, più adatto all'attività militare”

In realtà, Lucio non possedeva alcun talento militare e Marco gli pose al fianco Avidio Cassio, grande stratega militare.

I Parti, sconfitti, si ritirarono nei loro territori, a oriente della Mesopotamia e Marco, consapevole che l’artefice di quella vittoria era stato Cassio,  fu  a lui  che   affidò il controllo  del territorio e il difficile  compito  della  conciliazione.

L’esercito tornò a casa vittorioso, ma si portò dietro un terribile nemico: la peste, che si diffuse  per un ventennio, a partire dalla fine del 165. Non si può fare una stima delle vittime, ma dovettero essere moltissime; nove anni dopo, la malattia si ripresentò  ancora più virulenta e si  stima che i decessi totali siano stati  intorno a 5 milioni.

Alla morte di Lucio, che gli storici sostengono proprio per peste, Marco Aurelio si trovò ad affrontare da solo i barbari ribelli; piuttosto che imporre nuove tasse, egli organizzò una vendita all’asta di numerosissimi oggetti preziosi appartenenti al patrimonio imperiale.

Marco riuscì a respingere gli invasori  e con alterne vicende riuscì anche a sottometterli: la guerra poteva dirsi conclusa.

Ma ecco, Avidio  Cassio, che Marco Aurelio aveva posto al massimo comando, in  Oriente, proclamarsi Imperatore.

In  realtà,  secondo gli storici, Cassio accettò la porpora imperiale incoraggiato da Faustina, la quale  credeva che Marco, piuttosto cagionevole di salute,  stesse per morire e temeva che l'impero potesse cadere nelle mani di qualcun altro, dal momento che Commodo era ancora troppo giovane. Pare che all’inizio Marco volesse tener nascosta la notizia, ma alla fine, di fronte all’agitazione  dei soldati, tenne un vibrante discorso in cui  spiegava che voleva evitare  uno spargimento di sangue romano.

Quando, tre mesi dopo, la notizia della morte di Marco si rivelò essere falsa, il Senato proclamò Cassio nemico dello Stato e uno dei suoi stessi soldati lo uccise e la testa fu portata a Marco, ma l'imperatore si rammaricò di quel gesto ed esclamò:   “Mi è stata tolta  una occasione di clemenza.”  Così, come aveva promesso, egli risparmiò la moglie e i figli, lasciando a questi metà del patrimonio  paterno e donando alla figlia gran quantità di oro e gemme.

Marco Aurelio e la moglie Faustina sicuramente si chiarirono su questo fatto, ma poco dopo, durante un viaggio in Cappadocia, Faustina morì  e Cassio Dione riporta alcune ipotesi su quella morte:  una prima, ipotizza il suicidio, a seguito del suo accordo con Cassio, una seconda ipotesi era la gotta di cui l’Augusta soffriva da tempo e la terza,  infine, un parto.

Marco Aurelio le riservò  onori divini e il Senato le concesse  il titolo di Mater Castrorum; il villaggio dove morì  fu chiamato  Faustinopolis.

Per onorare la sua memoria, come per la moglie di Antonino, furono istituite le “Puellae Faustinianae” ,  Istituzioni che si occupavano  di fanciulle orfane e povere.  Questo, nonostante le accuse di dissolutezza nei confronti della moglie e dei continui tradimenti con marinai e gladiatori;  sempre secondo queste fonti, Commodo sarebbe nato da una relazione con un gladiatore

Di aspetto gradevole, come si può vedere dai tanti  ritratti,  egli  fu sempre un uomo cagionevole di salute, ma, da  buon  filosofo stoico, sentendo  sopraggiungere la morte,  ecco come ne  parlava:

« Uomo, sei stato cittadino in questa grande città: che ti importa se per cinque anni o per cento? Quel che è secondo le leggi ha per ognuno pari valore. Che c'è di grave allora se dalla città ti espelle non un tiranno o un giudice ingiusto, ma la natura che ti ci aveva introdotto? “

Qualche giorno dopo si aggravò ed allora chiamò al capezzale  il figlio  Commodo  e gli  raccomandò di portare a buon fine la guerra in corso.  Il giorno successivo chiamo  gli amici e raccomandò  loro di non piangere la sua morte, ma piuttosto quelle  numerose che la peste stava falciando. Nel settimo giorno si aggravò ultimamente ed ammise brevemente solo il figlio alla sua presenza, ma quasi subito lo mandò via, per non contagiarlo. Quella notte stessa morì.

Cassio Dione, però, lanciò questa accusa:

La morte avvenne non a causa della malattia per cui stava ancora soffrendo, ma a causa dei medici che, come ho chiaramente sentito, volevano favorire l'ascesa di Commodo"