Dal realismo magico di Viceconti alla mitologia di Gide: letture a confronto

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di MADDALENA CELANO

Gli studenti di Palestrina incontrano l’autore N. Viceconti all’ iniziativa culturale “Libriamoci”

Quest’anno anche Nicola Viceconti, il “narratore italiano dall’anima argentina”[1], ha preso parte all’edizione di “Libriamoci”, l’iniziativa culturale dedicata alla lettura, promossa dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali in collaborazione con la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero degli Affari Esteri. Il progetto, giunto ormai alla sua quarta edizione, ha previsto intere mattinate dedicate alla lettura di libri, in diverse scuole italiane. Oltre alla diffusione dell’interesse e della passione per la lettura, l’obiettivo dell’iniziativa è stato quello di sensibilizzare gli studenti all’insostituibile valore culturale e formativo dei libri.

Il reading letterario con gli allievi del Liceo Classico “Eliano Luzzatti” di Palestrina (RM), si è svolto sabato 28 ottobre, attraverso le letture di un racconto di Gide e alcuni passi della narrativa di Viceconti. L’iniziativa è stata possibile grazie alla collaborazione del corpo docente del citato Liceo, alla partecipazione della casa CSA Editrice, all’adesione al progetto della dott.ssa Diana Raiano - Direttore del Museo Nazionale di Archeologia dove si è svolto l’incontro - e alla collaborazione dell’interprete-traduttrice Patrizia Gradito.

L’intervento di quest’ultima rispetto alla lettura del testo “Prometeo mal incatenato” (Gide, 1889) è stato orientato a un particolare approfondimento sul mito del titano, una figura mitologica che, nel corso della storia della letteratura, assurge a simbolo di confronto con l’autorità, di sfida al potere (hybris); si profila come archetipo del bisogno di conoscenza (curiositas) e di potere del sapere, in quanto baluardo della verità in contrapposizione alla mistificazione, alla manipolazione e ai fanatismi ideologici.

Si tratta di temi quanto mai attuali - ha spiegato la dottoressa Gradito - stringenti e sfidanti che emergono anche nella letteratura contemporanea. A questo proposito, riscontriamo alcuni interessanti punti di contatto tra la lettura appena completata e la produzione letteraria di Nicola Viceconti”.

Come già emerso in precedenti articoli dedicati alla narrativa di Viceconti, il tema dell’identità, primo fra tutti, costituisce il leitmotiv della sua produzione letteraria, concetto declinato sia sul piano storico-politico, con particolare riferimento alle adozioni coatte dei figli dei desaparecidos (cfr. “Due volte Ombra”), che psicologico, riferito alla doppia identità dei criminali nazisti latitanti in Argentina (cfr. “Emèt – Il dovere della verità”). Rispetto alla caratterizzazione psicologica dei personaggi, Patrizia Gradito ha sottolineato, altresì, l’importanza del dualismo tra i) anima, coscienza, vero sé, vero io e ii) personalità, maschera, il falso sé, il falso-io, immagine di sé, costruiti secondo i dettami della società e dell’ideologia. Sul concetto dell’identità affrontato nei romanzi di Viceconti, definiti appunto “novelas por la identidad”, poggia la denuncia sul piano dei diritti civili, nonché l’esigenza di nutrire la memoria per onorare la verità dei fatti storico-sociali investigati.

Infatti, nel romanzo, “Nora Lopez - detenuta N84”, che illustra la folle ferocia dell’aderenza all’ideologia della dittatura militare attraverso la voce narrante del carnefice, il lettore vive l’impossibilità di assolvere i responsabili di questa storia drammatica che è fondamentale conoscere e non dimenticare. Il focus è sugli anni bui dell’ultima dittatura argentina, ricostruita dai ricordi e dal racconto di chi si è schierato con orgoglio dalla parte del “tiranno” (cfr. Prometeo) e sulla tragedia dei desaparecidos (scomparsi), le migliaia di giovani scomparsi in Argentina, tra il 1976 e il 1983, torturati in centri segreti di detenzione e assassinati. Il contesto storico è quello che investe il Paese sudamericano nel periodo dal 1976 e il 1993, durante la dittatura civico-militare messa in atto dalla Junta militar, capitanata dal Generale Jorge Rafael Videla. Si è trattato di un brutale programma repressivo, avviato con lo scopo di eliminare qualunque forma di protesta e di dissidenza negli ambienti culturale, politico, sociale, sindacale e universitario. Condotta in segreto, al di fuori di ogni controllo legale, fu perpetrata una massiccia violazione dei diritti umani e civili nei confronti della popolazione, con l'utilizzo di metodi quali la privazione della libertà senza procedimenti giudiziari, la detenzione in luoghi segreti (Centri clandestini di detenzione), la tortura, gli omicidi e le sparizioni. Si calcolano 30.000 Desaparecidos, persone di ogni età e estrazione sociale, fatti scomparire in mare da aerei nelle operazioni tristemente note come “i voli della morte”, dopo essere stati torturati.

Un altro tema ravvisato nell’analisi del mito prometeico ha riguardato il tema dei conflitti tra etica e morale, tra legge interiore e legge costituita, tra principi di coscienza e principi ideologici. Anche nei testi di Viceconti - sempre secondo Patrizia Gradito -  emerge la dicotomia tra il conformismo, l’aderenza ideologica, l’asservimento supino all’autorità, l’annichilimento della persona (per es. l’atteggiamento omertoso nell’espressione: por algo serà) e la ribellione titanica contro il potere dispotico. Un riferimento puntuale è riscontrabile in “Due Volte ombra”, attraverso l’esempio dell’instancabile lotta delle Abuelas de Plaza de Mayo; in “Nora Lopez – Detenuta N84” con l’indignazione popolare degli H.I.J.O.S (pratica dell’Escrache); la banalità del male in “Emèt - Il dovere della verità”.

L’interprete Gradito sottolinea come nei romanzi di Viceconti la quidditas è rappresentata dalla verità in quanto “dovere ineludibile per cui combattere strenuamente fino al disvelamento totale”. L’intento pedagogico di tali romanzi si riassume nel tentativo di riparare alla tentazione di scivolare nell’indifferenza, di scadere in una inettitudine morale e far sì che si conoscano le atrocità commesse, al fin di difendere i valori della libertà e della giustizia sociale.

In “Emèt – il dovere della Verità”, ad esempio, l’autore ci conferma quanto l'arte della narrazione, possa rappresentare il veicolo più efficace per educare e fissare le lezioni della storia, altrimenti relegate all’oblio, travolte dalla caducità del tempo. Il lettore si ritrova nell’Argentina del secondo dopoguerra, quando l'America Latina si prestava a essere rifugio per i criminali di guerra nazisti fuggiti dall’Europa per ricostruirsi una vita sotto mentite spoglie. I fatti storici sulle connivenze, su chi ha aiutato impunemente gli ex SS a integrarsi, incontrastati, nella società argentina, emergono in un primo momento sullo sfondo per poi affiorare in primo piano nel racconto. Il contesto storico è, dunque, parte integrante dei fatti narrati e invita il lettore ad attente riflessioni.

Infine, per concludere la comparazione tra le letture svolte, mentre in Gide, attraverso la conversazione e il confronto dialogico tra i tre personaggi si compie l’accettazione del sacrificio (inteso dalla stessa etimologia come sacrum facere, ossia offrire sostegno all’evoluzione del sé accettando il dolore), in “Magia” (racconto breve contenuto nella raccolta “Cartoni… animati e altri racconti” - CSA Editrice), si approda ad una ermeneutica del sé nell’incontro tra Clara, la protagonista e il tango, quale trasformazione attiva del soggetto e delle sue modalità d'esistenza. In entrambi i testi predomina un’atmosfera onirica e surreale, con i seguenti elementi affini: a) nella dimensione spazio-temporale: la relatività temporale (in Gide, Parigi, un ristorante in cui l’attenzione è sulla conversazione; qui Buenos Aires, una milonga; il tempo è sospeso spaziando tra presente e passato l’ordine degli avvenimenti cronologici e quelli della storia s’intrecciano in modo coerente e armonioso), b) per l’espediente che irrompe nell’esistenza del personaggio e ne determina la trasformazione (in Gide l’azione del “Miglionario”; qui l’invito al tango della signora abbigliata in arancio, il tango in quanto espressione dell’identità culturale argentina).

Rispetto ai romanzi di Viceconti, a conclusione della giornata di lettura, l’interprete suggerisce altre interessanti connessioni riscontrabili nella letteratura europea: “Il Suddito” di H. Mann, “L’uomo senza qualità” di R. Musil, come anche in Brecht, Boll, Durenmatt, Dostoevskij, Hegel, Kant, Pirandello, Levi ecc.



[1] Così come definito in un articolo pubblicato alcuni anni fa sulla testata Articolo 21 (https://www.articolo21.org/2014/04/emet-il-dovere-della-verita-di-nicola-viceconti/)