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Simón Bolívar e Manuela Sáenz: analisi di un’ appassionata relazione epistolare

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di MADDALENA CELANO

Il 16 giugno 1822, Manuela incontrò il Generale Libertador Simón Bolívar, quando quest’ultimo fece un ingresso trionfale a Quito, preceduto dal suo esercito.

 

Quando Bolívar arrivò a Plaza Mayor, Manuela lancia una corona di rami di alloro sulla sua testa. Simón alza lo sguardo e incontra gli occhi scintillanti della quiteña con il suo meraviglioso sorriso. Quel momento fu l'inizio della grande passione. Manuela era diventò improvvisamente una necessità vitale per il Libertador. Nell’ottobre 1823, nonostante le obiezioni del generale Lara, Manuela fu ufficialmente incorporata nel personale di Bolívar su suggerimento del colonnello O'Leary, che sentiva un profondo affetto per lei. Manuela divenne custode e archivista dei documenti personali di Bolívar. Quando il Libertador si diresse in Perù, Manuela l’incontrò e la sua figura sarà presente in tutto quel complesso processo politico e militare, sia a Lima che a Trujillo. Lo scambio epistolare prova la fluidità della relazione dei due amanti. Più tardi s’incontrano nuovamente a Bogotá, e affrontano entrambi gli intrighi e le trame dei tradimenti contro il Libertador, fino a quando un famoso episodio di cospirazione si verificò. Il 25 settembre del 1828 tentarono di assassinare  Simón, ma l’attentato fallì grazie all'aiuto di Manuela. La dichiarazione d’indipendenza del Venezuela, l'opposizione alla Nuova Granada e la malattia causarono la dimissione di Bolívar dalla Presidenza della Gran Colombia nel 1830. Il 17 dicembre dello stesso anno Bolívar morì di tubercolosi. Dopo la sua morte, Manuela, a Bogotá tentò il suicidio facendosi mordere una spalla da un serpente velenoso, ma non riuscì giacché un gruppo di contadini la notarono e la salvarono. Negli anni successivi Manuela sopravvisse dedicandosi alla vendita del tabacco, traducendo e scrivendo lettere, facendo ricami o dolci su ordinazione. Nel 1856, vittima di difterite, morì. Il suo corpo fu gettato in una fossa comune. Anche se molti libri sono stati scritti sul lavoro e sulla figura di Simón Bolívar, pochi sono quelli che trattano il suo tempestoso amore con colei che è stata chiamata Libertadora del Libertador: Manuela Sáenz. Un numero variabile di lettere e documenti attesta ciò che è stato un rapporto intenso e impetuoso. L'epistolario tra Simón e Manuela oltre a essere traboccante e ardente di passione è schietto e persino tenero. Bolívar, lottando per la liberazione dei popoli del Sud America, fu nutrito dall'amore incondizionato che Manuelita Sáenz gli ha offerto. Anche se la storia ufficiale mostra Bolívar attraverso una prosa elegante e formale, le parole che lui e Manuela si scambiano negli anni rivelano invece una prosa  più informale e emotiva. Qui Bolívar si mostra come uomo inondato di forti sentimenti e non si ferma quando esprime le sue emozioni appassionatamente. Da parte sua Manuela, l’“amable loca” non si lascia  indietro: mostra una scrittura potente dove non ci sono sentimenti ineffabili. Le lettere rivelano le battaglie che combattono, battaglie contaminate anche dalla distanza. Ci sono rimproveri e disaccordi per timore di un amore non corrisposto, Bolívar persino pretende che Manuela indossi solo un velo blu trasparente nell'intimità:

Quartiere Generale di Pasto, 30 gennaio del 1823.

Mia adorata Manuelita:

Ho ricevuto la tua apprezzabile missiva che delizia l'anima mia e che, al tempo stesso, mi ha fatto saltare fuori dal letto; al contrario sarei stato vittima dell'ansia da essa in me provocata. Manuela bella, Manuela mia, oggi stesso lascio tutto e parto, per quella scintilla che trascende l'universo, vado a trovare la più dolce e tenera tra le donne che colma le mie passioni con  il desiderio infinito di goderti qui e ora, non importa quale sia la distanza. Che impressione ti fa? É vero che anch’io sono pazzo di te? Tu mi nomini e sono tuo all’istante. Sappi, amica mia, che in questo momento canto la tua musica, vocalizzando il motivo che tu ascolti. Penso ai tuoi occhi, ai tuoi capelli, all’aroma del tuo corpo e alla levigatezza della tua eterea figura e già sono in viaggio, così come Marco Antonio si diresse verso Cleopatra. Vedo la tua eterea figura davanti ai miei occhi, e sento un mormorio che desidera sfuggire dalla tua bocca, disperatamente, per venirmi incontro. Aspettami, fallo abbigliata con quel velo blu e trasparente, cosi come la ninfa che affascinò l’argonauta.

Tuo Bolívar[1]

È un dialogo brutale avvolto di grazia, ad esempio in una lettera del 16 aprile 1826, Bolívar notifica a Manuela che si prepara con esercizi non solo per continuare la sua lotta emancipatrice  ma anche per il suo prossimo incontro con lei:

La Magdalena, 16 aprile 1826

Adorata Manuelita:

Oggi comincio un regime disciplinare che mi sarà molto utile nell'adempimento delle mie successive azioni. Dormirò poche ore, renderò culto alla temperanza e alla castità, virtù meritevoli del rispetto dell'uomo.

I miei esercizi incominceranno spuntando l'alba e la mia consacrazione sarà la corrispondenza, nella quale tu non sarai esclusa con il pretesto della mia condizione. No! Al contrario, la tua immagine assorbe i miei pensieri nella calda bellezza dei tuoi ricordi che mi fanno soffrire tanto. Vitale è che non mi dimentichi di te, perché custodisco mille sforzi per ottenere tale disciplina nel tentativo di trovarmi più attivo per quando tu ed io staremo insieme.

Sempre tuo,

Simón Bolívar[2]

Non si tratta di raffigurare una forma di sensazionalismo storico, ma è il tentativo di rivelare l'argomento della storia dalla sua condizione più umana e nei suoi risvolti più reconditi e profondi. La storia d'amore tra Simón Bolívar e Manuela Sáenz è la storia di mille battaglie, per l'indipendenza, la libertà, la giustizia e l'uguaglianza, è una storia che trascende la profondità dei nostri cuori, che influenza tuttora il popolo latino americano e lo chiama alla riflessione, lo chiama a far parte di questa storia. L'invito è di rivivere la guerra d'indipendenza, le vicende di due persone che si amarono tra loro nella clandestinità, delle possibili cospirazioni, tradimenti, gloria e amore che sempre conquistano, anche dopo la vita, anche dopo la morte. La corrispondenza tra questi due personaggi si basa su brevi lettere, scritte con la lingua tipica del tempo e con uno sfondo pieno di passione. Anche se non riportano sempre una linea temporale definita, mostrano gli alti e bassi del loro rapporto. Le intestazioni sono solitamente formali, con espressioni come "mio signore" o "mio caro Simón".  Manuela Sáenz rivela con esaltazione l'amore che sente per Simón Bolívar, caratterizzato da uno stile romantico. In queste corrispondenze appaiono le opinioni di Manuela Sáenz sulle campagne militari e sulle guerre. Descrive concretamente gli eventi che si svolgono intorno a lei e mostra le sua conoscenze legate alla politica. Inoltre, le corrispondenze indicano i sentimenti patriottici di questa donna, e la difesa del movimento indipendentista. Tuttavia, è il tema dell’amore è quello più presente in queste lettere, palesando spesso la passione che Manuela Sáenz ha sentito per il suo amante, cosa che porta a pensare che questa donna non si sarebbe mai innamorata di un uomo senza grandi obiettivi e ambizioni. Lasciando da parte la politica, l'argomento che circonda ciascuna lettera è affettuoso e amorevole. Le prime quattro lettere evidenziano è che è una donna che conosce le sue libertà e ha una mentalità che non accetta l'ipocrisia[3].  Nelle lettere successive, Manuela Sáenz accetta il rifiuto del suo più vicino circolo sociale e tutte le convenzioni del tempo. Giustifica le sue azioni sostenendo che sono la conseguenza del matrimonio concordato e forzato che ha subito. La sua ribellione - e quella di tanti altri giovani del suo tempo, durante il XIX secolo – si basò sulla ricerca di un legame affettivo raggiunto per puro affetto. Il modo in cui i sentimenti sono sviluppati da Simón Bolívar segue  lo schema del movimento " Sturm und Drang" (tempesta e impulso / movimento letterario sviluppato in Germania nella seconda metà del secolo XVIII). Manuela Sáenz esprime liberamente il piacere sessuale che condivide. Lei manifesta in ogni modo il desiderio fisico e la gelosia che sente per la distanza che li separa.  Manuela Sáenz è esaltata come donna, ridefinita grazie alla profondità dell'incontro d'amore e all'estasi sessuale. È necessario rilevare l'importanza dell'ultima lettera, che determina l'esito. Senza una data documentata, scritta dopo la morte di Simón Bolívar, Manuela Sáenz esprime la nullità delle lotte mondane, la presenza fissa della nostalgia, quanto sono effimeri i ricordi, che la vita senza significato può finire se la persona desiderata scompare:

Lettera di amore postuma di Manuela a Bolívar a Paita

Simón,

Mio amore: mio Simón triste e amareggiato. I miei giorni si vedono anche circondati per una scontrosa solitudine, piena della bella nostalgia del vostro nome.

Guardo anche e ritocco il colore dei ritratti che sono attestazione di un momento  apparentemente fugace. Le ore passano impavide davanti all'inquietudine assente dei vostri occhi che non stanno oramai con me; ma che in qualche modo mi seguono aperti, scrutando la mia figura. Conosco il vento, conosco le strade per arrivare dal mio Simón; ma io so che così così non posso rispondere a questo interrogativo di tristezza che mette in luce il vostro volto, e la vostra voce che non è oramai mia, già non mi dice niente.

Manuela[4]

La passione civico-militare di Manuela

È anche importante rilevare l'attività militante di Manuela a favore della causa libertaria delle città “grancolombiane” che non comincia con il rapporto con il Libertador, poiché quando si recò in Perù, dove andò a vivere con il suo marito inglese, James Thorne, aveva già ottenuto una posizione rilevante nella storia dell'indipendenza peruviana svolgendo molteplici mansioni a favore della rivoluzione, aiutando la rivoluzionaria e patriota Rosita Campuzano e altri indipendentisti che si riunivano a quel tempo a Lima, per svolgere un lavoro di spionaggio o di propaganda per l’indipendenza. [5]

L'11 gennaio del 1822, una volta liberato il Perù, il generale José de San Martín, con il consiglio del suo ministro Don Bernardo Monteagudo, emise il Decreto Supremo che creò l'Ordine del Sole del Perù, un ordine onorifico, con cui premiò e valorizzò (anche) le donne che avevano contribuito alla causa dell’indipendenza. Tra le donne che ebbero accesso al titolo onorifico di Caballeresas del Sol troveremo la marchesa  di Torre Tagle, Casa Boza, Castellón e Casa Muñoz, così come Rosita Campuzano, e, naturalmente,  Manuela Sáenz  Aizpuru. In qualche modo, Manuelita fu influenzata molto dalle donne che l'hanno preceduta nel pensiero libertario, diffuso presso l'Audiencia di Quito, dove si svolsero le prime sanguinose e memorabili battaglie Indipendentiste (1809-1810) cui parteciparono diverse donne, donne tuttora molto note alla storiografia nazionale ecuadoriana come Manuela Espejo (sorella del patriota Eugenio Espejo), Manuela Cañizares (nella cui casa i si riunivano i cospiratori), Josefa Tinajero, Mariana Matheu de Ascásubi (la scrittrice ecuadoriana più importante del tempo), María Ontaneda e Larrayn, Antonia Salinas, Josefa Frost, Rosa Zárate (eroina e martire), Maria de la Vega, Rosa Montufar e molte altre che saranno ignorate per il loro ingiusto anonimato. Manuela ha già nel suo cuore una profonda spaccatura, da un lato suo padre, un recalcitrante reazionario, e d'altra parte sua madre, difensora dell’indipendentismo. Il 14 novembre del 1816, Manuela viaggiò per Panama con il padre Don Simón Sáenz de Vergara, e lì incontrò il mercante James de Thorne e Wardlor, che sarebbe stato suo marito e cui alcuni biografi hanno dato il titolo di medico. Domenica 27 luglio 1817, Manuela e James hanno contratto il matrimonio nella chiesa di San Sebastián a Lima, Manuela aveva solo 22 anni.

Nel 1821 Manuela invia degli avvocati a Quito per riscattare l’eredità della madre e del nonno materno, ormai defunti; nel 1822, viaggia con le sue due schiave (che poi farà liberare) Jonathas e Nathan, a cui dimostrerà un immenso affetto. Con il suo arrivo a Quito, si stabilisce a casa del suo fratellastro Juan Antonio Sáenz de Campo e incontra l'altro fratellastro José María, che il generale José de San Martin aveva decorato con la Cruz de los Libertadores, il 25 agosto1821. Manuela incontra gli ufficiali dell'esercito liberatore di Quito, compreso il generale Antonio Jose de Sucre, con cui instaura una bella e forte amicizia che durerà fino alla fine dei suoi giorni. Ha anche incontrato il colonnello José María Córdoba con il quale però non ha avuto un buon rapporto. In seguito partecipa attivamente alle battaglie indipendentiste donando muli e denari per i rifornimenti militari. Durante la battaglia di Pichincha del 24 maggio 1822, in cui suo fratello José María combatte sotto gli ordini del generale Sucre, Manuela offrirà supporto materiale (in denaro) e logistico. Più tardi Manuela conoscerà Simón Bolívar, il Libertador, il 16 giugno 1822. Bolívar aveva 39 anni e Manuelita 27.  Nel momento in cui s’incontrano, s’innamorano all’istante, ballano tutta la notte, come se nessun altro esistesse, e inizia una relazione tra loro, che sarà molto criticata a causa dello stato civile di Manuela. Manuela sfidò la doppia morale coloniale e sarà coerente con quell'amore fino alla sua morte. Il suo rapporto d'amore con Bolívar è pieno di difficoltà e di assenze. Lei supporta le attività militari del Libertador, non a caso sarà nominata colonnella degli Ussari. Nel 1824 Manuela insiste con Bolívar per essere ammessa come combattente nella battaglia di Junin, e lui, che aveva sempre resistito, accettò[6].

Il passaggio della corrispondenza è così chiaro che ci inibisce altri commenti:

Huaràs, Quartier Generale, 9 giugno 1824

Manuelita, mia diletta:

Tu mi parli dell’orgoglio che senti per la tua partecipazione a questa campagna militare. Bene, amica mia: Vi chiedo di accettare le mie congratulazioni e allo stesso tempo i miei ordini! Volete provare le disgrazie di questa lotta? Andiamo! La sofferenza, le angustie, l'impotenza numerica e la mancanza di vettovagliamenti fanno dell'uomo più coraggioso un fantoccio di guerra. Un successo che incoraggia è rappresentato dall’incontrarsi da qualsiasi parte con una colonna di Goti ritardatari e togliergli i fucili. Tu desideri provare ciò! Bisogna essere disposti al maltempo, a strade tortuose marciando a cavallo senza tregua; la tua raffinatezza mi dice che meriti un alloggio decente e in battaglia non ve ne sono. Io non dissuado la tua decisione e la tua audacia, ma nelle marce non si può tornare indietro. Per ora ho solo un’idea che etichetterai come scabrosa: far passare l'esercito per la via di Huaras, Olleros, Chovein e Aguamina a sud di Huascaran. Pensi che io sia pazzo? Questi luoghi nevosi servono a temperare l'umore dei patrioti che gonfiano le nostre fila. Scommetto che non parteciperai? Ci aspetta una pianura che la Provvidenza ci dispone per il trionfo. Junin!  Che ne pensi?

All’amante idolatrata. Bolívar

Huamachuco 16 giugno 1824

a V. E. el Libertador Simón Bolívar

Mio caro Simón,

Mio diletto, le condizioni avverse che si presentano nel cammino della campagna militare che pensate di realizzare non intimidiscono la mia condizione di donna. Al contrario, io la sfido. Cosa pensate di me! Mi avete sempre detto che ho più audacia dei vostri ufficiali. No? Di cuore vi dico, non avrete compagna più fedele di me e le mie labbra non emetteranno alcun reclamo che farà rimpiangere la decisione di accettarmi. Mi porterete con voi? Beh, io verrò. Questa decisione non è avventata, ma viene dal coraggio e dall’amore per l'indipendenza (non sentitevi geloso).

Per sempre vostra

Manuela

Junin, Quartier Generale, 6 agosto 1824.

Alla signora tenente degli Ussari da parte di S. E. il Libertador e Presidente della Colombia[7]

Signora Manuela Sáenz.

Mia cara Manuela

In considerazione della risoluzione del Consiglio dei Generali di Divisione, e dopo aver ottenuto il loro consenso e presa nota della vostra  ambizione personale a partecipare alla selezione; visto il vostro coraggio e il vostro valore, la vostra  grande umanità nell’aiutare a  pianificare, dalla vostra colonna, le azioni che culminarono nel glorioso successo di questa giornata memorabile, mi affretto, essendo le ore 16.00, a concedervi il grado di Capitano degli Ussari,[8] affidandovi le attività economiche e strategiche del vostro reggimento, essendo voi la massima autorità in quanto sarà necessario prestare attenzione agli ospedali, considerando che questo è l’ultimo grado di contatto tra i miei ufficiali e le vostre truppe.

Compio così con la giustizia di offrirvi il riconoscimento della vostra gloria, congratulandomi di avervi accanto come il mio più amato ufficiale dell'esercito colombiano.

Il vostro affezionatissimo, S.E. Libertador Bolívar

Andahuaylas, Quartier Generale

26 settembre 1824

(Confidenziale)

Manuela Mia,

Per il 3 del prossimo mese, il desiderio è che ti senta con "Héctor", al fine di coordinare ciò che più ci preoccupa. Il Colonello Salguero porta i dispacci sulla strategia, affinché Héctor veda l’opportunità di agire a Huamanga di fronte al Condorcunga. Il motivo è che tutti i battaglioni sappiano che il Libertador e Presidente sarà lì, con loro, nella sua tenda di campagna, benché, "ammalato". Il Generale Solom verrà con la mia mula bruna affinché si creda che sia io.

Tu sarai molto utile al fianco di Héctor, ma è una raccomandazione per te, e un ordine del tuo Generale in Capo, che tu resti passiva dinanzi all'incontro col nemico. La tua missione sarà di "servirmi", entrando e uscendo dalla tenda dello Stato Maggiore, portando brocche d’acqua per "rinfrescarmi", e così a ogni uscita farai arrivare un mio ordine (i dispacci che sto inviandoti) a ogni Generale. Non disattendere le mie accortezze e la mia preoccupazione per la tua incolumità. Ti voglio viva! Se muori io muoio!

Tuo

Bolívar

Chalhuancada, Quartier Generale, 4 ottobre 1824

Alla signora Capitana degli Ussari della Guardia

Manuela  Sáenz

(Personale)

Carissima Manuelita

Ti chiedo con l’esortazione dei miei pensieri che combattono con l'ardore del mio cuore, di restare lì. Lo faccio non per separarmi da te, perché sei l'essere che più desidero e perché penso sempre a te. La tua presenza servirà affinché t’incarichi di farmi arrivare relazioni corredate di ogni particolare, che nessuno dei miei Generali mi farebbe sapere, più per le loro preoccupazioni personali che per intrighi o dissapori. Tenendomi informato di tutto quello che accade lì, posso osservare i due fronti, certo che tu riuscirai nella missione che ti sto affidando in quella sede.

Tuo di Cuore

Bolívar

Quartiere Generale di Huancayo, 24 ottobre 1824

Mia adorata Manuelita

Mia bella e buona Manuela, oggi ho ricevuto la Legge del Congresso della Colombia, del 28 di Luglio, che mi spoglia di tutte le Facoltà Straordinarie delle quali mi trovavo investito dal governo; trasferendole tutte, senza eccezione, a Santander.

Il mio cuore vede con tristezza l'orribile futuro di una Patria che soccombe davanti alla meschinità degli interessi personali e dei partiti.

Tutti nondimeno hanno una scusa. Invece tu ti conservi sempre fedele a me. Tuttavia, per l'amore che mi manifesti, non fare nulla che ci condanni entrambi. Fai finta che siano solo voci dei miei detrattori, conserva la compostezza che è  d’obbligo in queste situazioni, mentre io ricorro al mio intuito al fine di organizzare la mia dispensa da queste responsabilità a Sucre.

Tuo Bolívar

Chancayo, 9 novembre 1824

Mia adorata Manuelita

Sono molto grato per la tua opportuna corrispondenza che m’informa degli odi di questa gente perniciosa, in maggioranza contadini, che senza altro motivo che quello della loro insubordinazione, istigano le truppe, così come per le informazioni sulla condotta dei Generali Uno e Heres.

Sucre già ha ricevuto ordini pertinenti ed è in marcia; tu abbi pazienza e resta nell'attesa del mio ritorno, che sarà molto presto, poiché desidero le tue gentili carezze e contemplarti con la mia passione che è pazza di te. Il tuo unico uomo,

Bolívar

Quartiere Generale di Huancavelica, 20 dicembre 1824

Signora Manuela  Sáenz.

Apprezzata Manuelita:

Ricevendo la lettera del 10, il messaggio di Sucre, non mi resta altro da fare che sorprendermi della tua audacia perché il mio ordine di conservarti al margine di qualunque incontro pericoloso col nemico, non fu rispettato;  inoltre la tua sorda condotta, lusinga e nobilita la gloria dell’ Esercito Colombiano, per il bene della Patria che “come esempio superbo di bellezza, si impone maestosa sulle Ande”. La mia strategia mi diede la proverbiale ragione che tu saresti stata utile lì[9]; mentre io raccolgo orgogliosamente per il mio cuore, lo stendardo del tuo eroismo, per nominarti come mi si chiede: Colonnella dell’Esercito Colombiano.

Tuo

Bolívar

Lima 14 aprile del 1825

V. E. Generale Simón Bolívar

Mio Signore:

So che è partita con voi anche la mia unica speranza di felicità. Perché, allora, vi ho permesso di scivolare dalle mie braccia come acqua che svanisce tra le dita? Nel mio pensiero sono più che convinta che voi siate l’amante ideale, e il vostro ricordo mi tormenta per tutto il tempo.

Scopro che soddisfacendo i miei capricci s’inondano i miei sensi, ma non riesco a saziarmi in quanto è di voi che necessito; non c'è niente che si possa comparare con l'impeto del mio amore. Comprare profumi, vestiti costosi, gioielli, non lusinga la mia vanità. Tanto solo le vostre parole riescono a farlo. Se voi scriveste con caratteri minuti delle lunghe lettere, io sarei più che felice.

I miei lavori non finiscono mai, perché ne comincio uno e non finisco che ho già cominciato un altro. Confesso che sono come sfiancata e non riesco a fare niente. Ditemi cosa devo fare, perché non ne indovino una, e tutto per la vostra mancanza qui.

Se mi dite di venire, verrò volando fino alla fine del mondo, così fossi in capo al mondo!

La vostra povera e disperata amica,

Manuela [10]

Le difficili condizioni del viaggio non permisero a Manuela di raggiungere in tempo il campo di battaglia, ma tre giorni dopo, fu assorbita nell’esercito per curare feriti e seppellire morti dopo la battaglia di Junin.  Viceversa, partecipò attivamente alla battaglia di Ayacucho, al punto che, il generale Sucre inviò una lettera al Libertador in cui descrive il coraggio di Manuela Sáenz  e chiede che Manuela venga promossa al grado di colonnella. Simón Bolívar decide di concedere la promozione militare a Manuela ma questa decisione causa dei problemi con il vicepresidente della Colombia, Francisco de Paula Santander, che protestò indignatamente ed esortò Bolívar a degradare Manuela Sáenz, giacché considerò indegno concedere dei riconoscimenti militari a una donna. Bolívar rifiuta la richiesta di Santander, rispondendo che un esercito è fatto di eroi (in questo caso eroine) e questi sono simbolo di lotta e del valore.[11]

quiteña con il suo meraviglioso sorriso. Quel momento fu l'inizio della grande passione. Manuela era diventò improvvisamente una necessità vitale per il Libertador. Nell’ ottobre 1823, nonostante le obiezioni del generale Lara, Manuela fu ufficialmente incorporata nel personale di Bolívar su suggerimento del colonnello O'Leary, che sentiva un profondo affetto per lei. Manuela divenne custode e archivista dei documenti personali di Bolívar. Quando il Libertador si diresse in Perù, Manuela l’incontrò e la sua figura sarà presente in tutto quel complesso processo politico e militare, sia a Lima che a Trujillo. Lo scambio epistolare prova la fluidità della relazione dei due amanti. Più tardi s’incontrano nuovamente a Bogotá, e affrontano entrambi gli intrighi e le trame dei tradimenti contro il Libertador, fino a quando un famoso episodio di cospirazione si verificò. Il 25 settembre del 1828 tentarono di assassinare a Simón, ma l’attentato fallì grazie all'aiuto di Manuela. La dichiarazione d’indipendenza del Venezuela, l'opposizione alla Nuova Granada e la malattia causarono la dimissione di Bolívar dalla Presidenza della Gran Colombia nel 1830. Il 17 dicembre dello stesso anno Bolívar morì di tubercolosi. Dopo la sua morte, Manuela, a Bogotá tentò il suicidio facendosi mordere una spalla da un serpente velenoso, ma non riuscì giacché un gruppo di contadini la notarono e la salvarono. Negli anni successivi Manuela sopravvisse dedicandosi alla vendita del tabacco, traducendo e scrivendo lettere, facendo ricami o dolci su ordinazione. Nel 1856, vittima di difterite, morì. Il suo corpo fu gettato in una fossa comune. Anche se molti libri sono stati scritti sul lavoro e sulla figura di Simón Bolívar, pochi sono quelli che trattano il suo tempestoso amore con colei che è stata chiamata Libertadora del Libertador: Manuela Sáenz. Un numero variabile di lettere e documenti attesta ciò che è stato un rapporto intenso e impetuoso. L'epistolario tra Simón e Manuela oltre a essere traboccante e ardente di passione è schietto e persino tenero. Bolívar, lottando per la liberazione dei popoli del Sud America, fu nutrito dall'amore incondizionato che Manuelita Sáenz gli ha offerto. Anche se la storia ufficiale mostra Bolívar attraverso una prosa elegante e formale, le parole che lui e Manuela si scambiano negli anni rivelano invece una prosa  più informale e emotiva. Qui Bolívar si mostra come uomo inondato di forti sentimenti e non si ferma quando esprime le sue emozioni appassionatamente. Da parte sua Manuela, l’“amable loca” non si lascia  indietro: mostrare una scrittura potente dove non ci sono sentimenti ineffabili. Le lettere rivelano le battaglie che combattono, battaglie contaminate anche dalla distanza. Ci sono rimproveri e disaccordi per timore di un amore non corrisposto, Bolívar persino pretende che Manuela indossi solo un velo blu trasparente nell'intimità:

Quartiere Generale di Pasto, 30 gennaio del 1823.

Mia adorata Manuelita:

Ho ricevuto la tua apprezzabile missiva che delizia l'anima mia e che, al tempo stesso, mi ha fatto saltare fuori dal letto; al contrario sarei stato vittima dell'ansia da essa in me provocata. Manuela bella, Manuela mia, oggi stesso lascio tutto e parto, per quella scintilla che trascende l'universo, vado a trovare la più dolce e tenera tra le donne che colma le mie passioni con  il desiderio infinito di goderti qui e ora, non importa quale sia la distanza. Che impressione ti fa? É vero che anch’io sono pazzo di te? Tu mi nomini e sono tuo all’istante. Sappi, amica mia, che in questo momento canto la tua musica, vocalizzando il motivo che tu ascolti. Penso ai tuoi occhi, ai tuoi capelli, all’aroma del tuo corpo e alla levigatezza della tua eterea figura e già sono in viaggio, così come Marco Antonio si diresse verso Cleopatra. Vedo la tua eterea figura davanti ai miei occhi, e sento un mormorio che desidera sfuggire dalla tua bocca, disperatamente, per venirmi incontro. Aspettami, fallo abbigliata con quel velo blu e trasparente, cosi come la ninfa che affascinò l’argonauta.

Tuo Bolívar[12]

È un dialogo brutale avvolto in grazia, ad esempio in una lettera del 16 aprile 1826, Bolívar notifica a Manuela che si prepara con esercizi non solo per continuare la sua lotta emancipatrice  ma anche per il suo prossimo incontro con lei:

La Magdalena, 16 aprile 1826

Adorata Manuelita:

Oggi comincio un regime disciplinare che mi sarà molto utile nell'adempimento delle mie successive azioni. Dormirò poche ore, renderò culto alla temperanza e alla castità, virtù meritevoli del rispetto dell'uomo.

I miei esercizi incominceranno spuntando l'alba e la mia consacrazione sarà la corrispondenza, nella quale tu non sarai esclusa con il pretesto della mia condizione. No! Al contrario, la tua immagine assorbe i miei pensieri nella calda bellezza dei tuoi ricordi che mi fanno soffrire tanto. Vitale è che non mi dimentichi di te, perché custodisco mille sforzi per ottenere tale disciplina nel tentativo di trovarmi più attivo per quando tu ed io staremo insieme.

Sempre tuo,

Simón Bolívar[13]

Non si tratta di raffigurare una forma di sensazionalismo storico, ma è il tentativo di rivelare l'argomento della storia dalla sua condizione più umana e nei suoi risvolti più reconditi e profondi. La storia d'amore tra Simón Bolívar e Manuela Sáenz è la storia di mille battaglie, per l'indipendenza, la libertà, la giustizia e l'uguaglianza, è una storia che trascende la profondità dei nostri cuori, che influenza tuttora il popolo latino americano e lo chiama alla riflessione, lo chiama a far parte di questa storia. L'invito è di rivivere la guerra d'indipendenza, le vicende di due persone che si amarono tra loro nella clandestinità, delle possibili cospirazioni, tradimenti, gloria e amore che sempre conquistano, anche dopo la vita, anche dopo la morte. La corrispondenza tra questi due personaggi si basa su brevi lettere, scritte con la lingua tipica del tempo e con uno sfondo pieno di passione. Anche se non riportano sempre una linea temporale definita, mostrano gli alti e bassi del loro rapporto. Le intestazioni sono solitamente formali, con espressioni come "mio signore" o "mio caro Simón".  Manuela Sáenz rivela con esaltazione l'amore che sente per Simón Bolívar, caratterizzato da uno stile romantico. In queste corrispondenze appaiono le opinioni di Manuela Sáenz sulle campagne militari e sulle guerre. Descrive concretamente gli eventi che si svolgono intorno a lei e mostra le sua conoscenze legate alla politica. Inoltre, le corrispondenze indicano i sentimenti patriottici di questa donna, e la difesa del movimento indipendentista. Tuttavia, è il tema dell’amore è quello più presente in queste lettere, palesando spesso la passione che Manuela Sáenz ha sentito per il suo amante, cosa che porta a pensare che questa donna non si sarebbe mai innamorata di un uomo senza grandi obiettivi e ambizioni. Lasciando da parte la politica, l'argomento che circonda ciascuna lettera è affettuoso e amorevole. Le prime quattro lettere evidenziano è che è una donna che conosce le sue libertà e ha una mentalità che non accetta l'ipocrisia[14].  Nelle lettere successive, Manuela Sáenz accetta il rifiuto del suo più vicino circolo sociale e tutte le convenzioni del tempo. Giustifica le sue azioni sostenendo che sono la conseguenza del matrimonio concordato e forzato che ha subito. La sua ribellione - e quella di tanti altri giovani del suo tempo, durante il XIX secolo – si basò sulla ricerca di un legame affettivo raggiunto per puro affetto. Il modo in cui i sentimenti sono sviluppati da Simón Bolívar segue  lo schema del movimento " Sturm und Drang" (tempesta e impulso / movimento letterario sviluppato in Germania nella seconda metà del secolo XVIII). Manuela Sáenz esprime liberamente il piacere sessuale che condivide. Lei manifesta in ogni modo il desiderio fisico e la gelosia che sente per la distanza che li separa.  Manuela Sáenz è esaltata come donna, ridefinita grazie alla profondità dell'incontro d'amore e all'estasi sessuale. È necessario rilevare l'importanza dell'ultima lettera, che determina l'esito. Senza una data documentata, scritta dopo la morte di Simón Bolívar, Manuela Sáenz esprime la nullità delle lotte mondane, la presenza fissa della nostalgia, quanto sono effimeri i ricordi, che la vita senza significato può finire se la persona desiderata scompare:

Lettera di amore postuma di Manuela a Bolívar a Paita

Simón,

Mio amore: mio Simón triste e amareggiato. I miei giorni si vedono anche circondati per una scontrosa solitudine, piena della bella nostalgia del vostro nome.

Guardo anche e ritocco il colore dei ritratti che sono attestazione di un momento  apparentemente fugace. Le ore passano impavide davanti all'inquietudine assente dei vostri occhi che non stanno oramai con me; ma che in qualche modo mi seguono aperti, scrutando la mia figura. Conosco il vento, conosco le strade per arrivare dal mio Simón; ma io so che così così non posso rispondere a questo interrogativo di tristezza che mette in luce il vostro volto, e la vostra voce che non è oramai mia, già non mi dice niente.

Manuela[15]

6.1 La passione civico-militare di Manuela

È anche importante rilevare l'attività militante di Manuela a favore della causa libertaria delle città “grancolombiane” che non comincia con il rapporto con il Libertador, poiché quando si recò in Perù, dove andò a vivere con il suo marito inglese, James Thorne, aveva già ottenuto una posizione rilevante nella storia dell'indipendenza peruviana svolgendo molteplici mansioni a favore della rivoluzione, aiutando la rivoluzionaria e patriota Rosita Campuzano e altri indipendentisti che si riunivano a quel tempo a Lima, per svolgere un lavoro di spionaggio o di propaganda per l’indipendenza. [16]

L'11 gennaio del 1822, una volta liberato il Perù, il generale José de San Martín, con il consiglio del suo ministro Don Bernardo Monteagudo, emise il Decreto Supremo che creò l'Ordine del Sole del Perù, un ordine onorifico, con cui premiò e valorizzò (anche) le donne che avevano contribuito alla causa dell’indipendenza. Tra le donne che ebbero accesso al titolo onorifico di Caballeresas del Sol troveremo la marchesa  di Torre Tagle, Casa Boza, Castellón e Casa Muñoz, così come Rosita Campuzano, e, naturalmente,  Manuela Sáenz  Aizpuru. In qualche modo, Manuelita fu influenzata molto dalle donne che l'hanno preceduta nel pensiero libertario, diffuso presso l'Audiencia di Quito, dove si svolsero le prime sanguinose e memorabili battaglie Indipendentiste (1809-1810) cui parteciparono diverse donne, donne tuttora molto note alla storiografia nazionale ecuadoriana come Manuela Espejo (sorella del patriota Eugenio Espejo), Manuela Cañizares (nella cui casa i si riunivano i cospiratori), Josefa Tinajero, Mariana Matheu de Ascásubi (la scrittrice ecuadoriana più importante del tempo), María Ontaneda e Larrayn, Antonia Salinas, Josefa Frost, Rosa Zárate (eroina e martire), Maria de la Vega, Rosa Montufar e molte altre che saranno ignorate per il loro ingiusto anonimato. Manuela ha già nel suo cuore una profonda spaccatura, da un lato suo padre, un recalcitrante reazionario, e d'altra parte sua madre, difensora dell’indipendentismo. Il 14 novembre del 1816, Manuela viaggiò per Panama con il padre Don Simón Sáenz de Vergara, e lì incontrò il mercante James de Thorne e Wardlor, che sarebbe stato suo marito e cui alcuni biografi hanno dato il titolo di medico. Domenica 27 luglio 1817, Manuela e James hanno contratto il matrimonio nella chiesa di San Sebastián a Lima, Manuela aveva solo 22 anni.

Nel 1821 Manuela invia degli avvocati a Quito per riscattare l’eredità della madre e del nonno materno, ormai defunti; nel 1822, viaggia con le sue due schiave (che poi farà liberare) Jonathas e Nathan, a cui dimostrerà un immenso affetto. Con il suo arrivo a Quito, si stabilisce a casa del suo fratellastro Juan Antonio Sáenz de Campo e incontra l'altro fratellastro José María, che il generale José de San Martin aveva decorato con la Cruz de los Libertadores, il 25 agosto1821. Manuela incontra gli ufficiali dell'esercito liberatore di Quito, compreso il generale Antonio Jose de Sucre, con cui instaura una bella e forte amicizia che durerà fino alla fine dei suoi giorni. Ha anche incontrato il colonnello José María Córdoba con il quale però non ha avuto un buon rapporto. In seguito partecipa attivamente alle battaglie indipendentiste donando muli e denari per i rifornimenti militari. Durante la battaglia di Pichincha del 24 maggio 1822, in cui suo fratello José María combatte sotto gli ordini del generale Sucre, Manuela offrirà supporto materiale (in denaro) e logistico. Più tardi Manuela conoscerà Simón Bolívar, il Libertador, il 16 giugno 1822. Bolívar aveva 39 anni e Manuelita 27.  Nel momento in cui s’incontrano, s’innamorano all’istante, ballano tutta la notte, come se nessun altro esistesse, e inizia una relazione tra loro, che sarà molto criticata a causa dello stato civile di Manuela. Manuela sfidò la doppia morale coloniale e sarà coerente con quell'amore fino alla sua morte. Il suo rapporto d'amore con Bolívar è pieno di difficoltà e di assenze. Lei supporta le attività militari del Libertador, non a caso sarà nominata colonnella degli Ussari. Nel 1824 Manuela insiste con Bolívar per essere ammessa come combattente nella battaglia di Junin, e lui, che aveva sempre resistito, accettò[17].

Il passaggio della corrispondenza è così chiaro che ci inibisce altri commenti:

Huaràs, Quartier Generale, 9 giugno 1824

Manuelita, mia diletta:

Tu mi parli dell’orgoglio che senti per la tua partecipazione a questa campagna militare. Bene, amica mia: Vi chiedo di accettare le mie congratulazioni e allo stesso tempo i miei ordini! Volete provare le disgrazie di questa lotta? Andiamo! La sofferenza, le angustie, l'impotenza numerica e la mancanza di vettovagliamenti fanno dell'uomo più coraggioso un fantoccio di guerra. Un successo che incoraggia è rappresentato dall’incontrarsi da qualsiasi parte con una colonna di Goti ritardatari e togliergli i fucili. Tu desideri provare ciò! Bisogna essere disposti al maltempo, a strade tortuose marciando a cavallo senza tregua; la tua raffinatezza mi dice che meriti un alloggio decente e in battaglia non ve ne sono. Io non dissuado la tua decisione e la tua audacia, ma nelle marce non si può tornare indietro. Per ora ho solo un’idea che etichetterai come scabrosa: far passare l'esercito per la via di Huaras, Olleros, Chovein e Aguamina a sud di Huascaran. Pensi che io sia pazzo? Questi luoghi nevosi servono a temperare l'umore dei patrioti che gonfiano le nostre fila. Scommetto che non parteciperai? Ci aspetta una pianura che la Provvidenza ci dispone per il trionfo. Junin!  Che ne pensi?

All’amante idolatrata. Bolívar

Huamachuco 16 giugno 1824

a V. E. el Libertador Simón Bolívar

Mio caro Simón,

Mio diletto, le condizioni avverse che si presentano nel cammino della campagna militare che pensate di realizzare non intimidiscono la mia condizione di donna. Al contrario, io la sfido. Cosa pensate di me! Mi avete sempre detto che ho più audacia dei vostri ufficiali. No? Di cuore vi dico, non avrete compagna più fedele di me e le mie labbra non emetteranno alcun reclamo che farà rimpiangere la decisione di accettarmi. Mi porterete con voi? Beh, io verrò. Questa decisione non è avventata, ma viene dal coraggio e dall’amore per l'indipendenza (non sentitevi geloso).

Per sempre vostra

Manuela

Junin, Quartier Generale, 6 agosto 1824.

Alla signora tenente degli Ussari da parte di S. E. il Libertador e Presidente della Colombia[18]

Signora Manuela Sáenz.

Mia cara Manuela

In considerazione della risoluzione del Consiglio dei Generali di Divisione, e dopo aver ottenuto il loro consenso e presa nota della vostra  ambizione personale a partecipare alla selezione; visto il vostro coraggio e il vostro valore, la vostra  grande umanità nell’aiutare a  pianificare, dalla vostra colonna, le azioni che culminarono nel glorioso successo di questa giornata memorabile, mi affretto, essendo le ore 16.00, a concedervi il grado di Capitano degli Ussari,[19] affidandovi le attività economiche e strategiche del vostro reggimento, essendo voi la massima autorità in quanto sarà necessario prestare attenzione agli ospedali, considerando che questo è l’ultimo grado di contatto tra i miei ufficiali e le vostre truppe.

Compio così con la giustizia di offrirvi il riconoscimento della vostra gloria, congratulandomi di avervi accanto come il mio più amato ufficiale dell'esercito colombiano.

Il vostro affezionatissimo, S.E. Libertador Bolívar

Andahuaylas, Quartier Generale

26 settembre 1824

(Confidenziale)

Manuela Mia,

Per il 3 del prossimo mese, il desiderio è che ti senta con "Héctor", al fine di coordinare ciò che più ci preoccupa. Il Colonello Salguero porta i dispacci sulla strategia, affinché Héctor veda l’opportunità di agire a Huamanga di fronte al Condorcunga. Il motivo è che tutti i battaglioni sappiano che il Libertador e Presidente sarà lì, con loro, nella sua tenda di campagna, benché, "ammalato". Il Generale Solom verrà con la mia mula bruna affinché si creda che sia io.

Tu sarai molto utile al fianco di Héctor, ma è una raccomandazione per te, e un ordine del tuo Generale in Capo, che tu resti passiva dinanzi all'incontro col nemico. La tua missione sarà di "servirmi", entrando e uscendo dalla tenda dello Stato Maggiore, portando brocche d’acqua per "rinfrescarmi", e così a ogni uscita farai arrivare un mio ordine (i dispacci che sto inviandoti) a ogni Generale. Non disattendere le mie accortezze e la mia preoccupazione per la tua incolumità. Ti voglio viva! Se muori io muoio!

Tuo

Bolívar

Chalhuancada, Quartier Generale, 4 ottobre 1824

Alla signora Capitana degli Ussari della Guardia

Manuela  Sáenz

(Personale)

Carissima Manuelita

Ti chiedo con l’esortazione dei miei pensieri che combattono con l'ardore del mio cuore, di restare lì. Lo faccio non per separarmi da te, perché sei l'essere che più desidero e perché penso sempre a te. La tua presenza servirà affinché t’incarichi di farmi arrivare relazioni corredate di ogni particolare, che nessuno dei miei Generali mi farebbe sapere, più per le loro preoccupazioni personali che per intrighi o dissapori. Tenendomi informato di tutto quello che accade lì, posso osservare i due fronti, certo che tu riuscirai nella missione che ti sto affidando in quella sede.

Tuo di Cuore

Bolívar

Quartiere Generale di Huancayo, 24 ottobre 1824

Mia adorata Manuelita

Mia bella e buona Manuela, oggi ho ricevuto la Legge del Congresso della Colombia, del 28 di Luglio, che mi spoglia di tutte le Facoltà Straordinarie delle quali mi trovavo investito dal governo; trasferendole tutte, senza eccezione, a Santander.

Il mio cuore vede con tristezza l'orribile futuro di una Patria che soccombe davanti alla meschinità degli interessi personali e dei partiti.

Tutti nondimeno hanno una scusa. Invece tu ti conservi sempre fedele a me. Tuttavia, per l'amore che mi manifesti, non fare nulla che ci condanni entrambi. Fai finta che siano solo voci dei miei detrattori, conserva la compostezza che è  d’obbligo in queste situazioni, mentre io ricorro al mio intuito al fine di organizzare la mia dispensa da queste responsabilità a Sucre.

Tuo Bolívar

Chancayo, 9 novembre 1824

Mia adorata Manuelita

Sono molto grato per la tua opportuna corrispondenza che m’informa degli odi di questa gente perniciosa, in maggioranza contadini, che senza altro motivo che quello della loro insubordinazione, istigano le truppe, così come per le informazioni sulla condotta dei Generali Uno e Heres.

Sucre già ha ricevuto ordini pertinenti ed è in marcia; tu abbi pazienza e resta nell'attesa del mio ritorno, che sarà molto presto, poiché desidero le tue gentili carezze e contemplarti con la mia passione che è pazza di te. Il tuo unico uomo,

Bolívar

Quartiere Generale di Huancavelica, 20 dicembre 1824

Signora Manuela  Sáenz.

Apprezzata Manuelita:

Ricevendo la lettera del 10, il messaggio di Sucre, non mi resta altro da fare che sorprendermi della tua audacia perché il mio ordine di conservarti al margine di qualunque incontro pericoloso col nemico, non fu rispettato;  inoltre la tua sorda condotta, lusinga e nobilita la gloria dell’ Esercito Colombiano, per il bene della Patria che “come esempio superbo di bellezza, si impone maestosa sulle Ande”. La mia strategia mi diede la proverbiale ragione che tu saresti stata utile lì[20]; mentre io raccolgo orgogliosamente per il mio cuore, lo stendardo del tuo eroismo, per nominarti come mi si chiede: Colonnella dell’Esercito Colombiano.

Tuo

Bolívar

Lima 14 aprile del 1825

V. E. Generale Simón Bolívar

Mio Signore:

So che è partita con voi anche la mia unica speranza di felicità. Perché, allora, vi ho permesso di scivolare dalle mie braccia come acqua che svanisce tra le dita? Nel mio pensiero sono più che convinta che voi siate l’amante ideale, e il vostro ricordo mi tormenta per tutto il tempo.

Scopro che soddisfacendo i miei capricci s’inondano i miei sensi, ma non riesco a saziarmi in quanto è di voi che necessito; non c'è niente che si possa comparare con l'impeto del mio amore. Comprare profumi, vestiti costosi, gioielli, non lusinga la mia vanità. Tanto solo le vostre parole riescono a farlo. Se voi scriveste con caratteri minuti delle lunghe lettere, io sarei più che felice.

I miei lavori non finiscono mai, perché ne comincio uno e non finisco che ho già cominciato un altro. Confesso che sono come sfiancata e non riesco a fare niente. Ditemi cosa devo fare, perché non ne indovino una, e tutto per la vostra mancanza qui.

Se mi dite di venire, verrò volando fino alla fine del mondo, così fossi in capo al mondo!

La vostra povera e disperata amica,

Manuela [21]

Le difficili condizioni del viaggio non permisero a Manuela di raggiungere in tempo il campo di battaglia, ma tre giorni dopo, fu assorbita nell’esercito per curare feriti e seppellire morti dopo la battaglia di Junin.  Viceversa, partecipò attivamente alla battaglia di Ayacucho, al punto che, il generale Sucre inviò una lettera al Libertador in cui descrive il coraggio di Manuela Sáenz  e chiede che Manuela venga promossa al grado di colonnella. Simón Bolívar decide di concedere la promozione militare a Manuela ma questa decisione causa dei problemi con il vicepresidente della Colombia, Francisco de Paula Santander, che protestò indignatamente ed esortò Bolívar a degradare Manuela Sáenz, giacché considerò indegno concedere dei riconoscimenti militari a una donna. Bolívar rifiuta la richiesta di Santander, rispondendo che un esercito è fatto di eroi (in questo caso eroine) e questi sono simbolo di lotta e del valore.[22]



[1] M. Espinosa Apollo (a cura di), Simón Bolívar y Manuela Sáenz, correspondencia intima, Centro de Estudios Felipe Guamàn Poma, Trama Ediciones, Quito, 2006, p.30, (la traduzione è mia).

[2] Ivi, p.81 (la traduzione è mia).

[3] Ivi, pp.26-28.

[4] Ivi, p.130, (la traduzione è mia).

[5] R. M. Grillo, Manuela Sáenz Before And After Bolívar, Università degli Studi di Salerno, Cultura Latinoamericana, Volume 21, numero 1, Salerno, 2015,  pp. 69- 80, su internet: http://www.culturalatinoamericanaplaneta.it/es/component/attachments/download/110, consultato il 10/10/2017.

[6] R. M. Grillo, Manuela Sáenz Before And After Bolívar, Università degli Studi di Salerno, Cultura Latinoamericana, Volume 21, numero 1, Salerno, 2015,  pp. 66- 78, su internet: http://www.culturalatinoamericanaplaneta.it/es/component/attachments/download/110, consultato il 10/10/2017.

[7] Questa è una comunicazione ufficiale che Bolívar invia a Manuela, come Generale in capo dell’ Esercito, premiando la valida partecipazione di Manuela alla battaglia di Junín.

[8] Ussari è il nome di uno dei battaglioni dell’ esercito colombiano che si crea durante la battaglia di Boyaca e che inciderà molto nella liberazione di Nueva Granada. Il nome deriva dalla loro cavalleria leggera e dalla divisa molto simile a quella degli omologhi soldati polacco-ungheresi dell’esercito del Regno di Polonia, del 16° secolo.

[9] Bolívar si riferisce alla battaglia di Ayacucho alla quale partecipa Manuela. Infatti, il Generale Sucre, inviò a Bolívar, il 10 dicembre, una missiva in cui chiede di concedere a Manuela il grado di Colonnella degli Ussari, per essersi particolarmente distinta in battaglia.

[10] M. Espinosa Apollo (a cura di), Simón Bolívar y Manuela Sáenz, correspondencia intima, Centro de Estudios Felipe Guamàn Poma, Trama Ediciones, Quito, 2006, pp. 44-52, (la traduzione è mia).

[11] R. M. Grillo, Manuela Sáenz Before And After Bolívar, Università degli Studi di Salerno, Cultura Latinoamericana, Volume 21, numero 1, Salerno, 2015,  pp. 69- 80, su internet: http://www.culturalatinoamericanaplaneta.it/es/component/attachments/download/110, consultato il 10/10/2017.

[12] M. Espinosa Apollo (a cura di), Simón Bolívar y Manuela Sáenz, correspondencia intima, Centro de Estudios Felipe Guamàn Poma, Trama Ediciones, Quito, 2006, p.30, (la traduzione è mia).

[13] Ivi, p.81 (la traduzione è mia).

[14] Ivi, pp.26-28.

[15] Ivi, p.130, (la traduzione è mia).

[16] R. M. Grillo, Manuela Sáenz Before And After Bolívar, Università degli Studi di Salerno, Cultura Latinoamericana, Volume 21, numero 1, Salerno, 2015,  pp. 69- 80, su internet: http://www.culturalatinoamericanaplaneta.it/es/component/attachments/download/110, consultato il 10/10/2017.

[17] R. M. Grillo, Manuela Sáenz Before And After Bolívar, Università degli Studi di Salerno, Cultura Latinoamericana, Volume 21, numero 1, Salerno, 2015,  pp. 66- 78, su internet: http://www.culturalatinoamericanaplaneta.it/es/component/attachments/download/110, consultato il 10/10/2017.

[18] Questa è una comunicazione ufficiale che Bolívar invia a Manuela, come Generale in capo dell’ Esercito, premiando la valida partecipazione di Manuela alla battaglia di Junín.

[19] Ussari è il nome di uno dei battaglioni dell’ esercito colombiano che si crea durante la battaglia di Boyaca e che inciderà molto nella liberazione di Nueva Granada. Il nome deriva dalla loro cavalleria leggera e dalla divisa molto simile a quella degli omologhi soldati polacco-ungheresi dell’esercito del Regno di Polonia, del 16° secolo.

[20] Bolívar si riferisce alla battaglia di Ayacucho alla quale partecipa Manuela. Infatti, il Generale Sucre, inviò a Bolívar, il 10 dicembre, una missiva in cui chiede di concedere a Manuela il grado di Colonnella degli Ussari, per essersi particolarmente distinta in battaglia.

[21] M. Espinosa Apollo (a cura di), Simón Bolívar y Manuela Sáenz, correspondencia intima, Centro de Estudios Felipe Guamàn Poma, Trama Ediciones, Quito, 2006, pp. 44-52, (la traduzione è mia).

[22] R. M. Grillo, Manuela Sáenz Before And After Bolívar, Università degli Studi di Salerno, Cultura Latinoamericana, Volume 21, numero 1, Salerno, 2015,  pp. 69- 80, su internet: http://www.culturalatinoamericanaplaneta.it/es/component/attachments/download/110, consultato il 10/10/2017.