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Calvino, la letteratura come mezzo di espressione insostituibile

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di MARIAPIA METALLO

La letteratura per Calvino “La mia fiducia nella letteratura consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare coi suoi mezzi specifici”.


Le specificità della letteratura, di cui Calvino parla sono quei tali modi d'esprimersi attraverso la scrittura, che riescono a dire e a trasmettere cose, che nessun altro strumento di comunicazione e ...di espressione riuscirebbe mai a dire e a trasmettere. Innanzi tutto, appare evidente che Calvino fa appello ad una nozione perenne di letteratura, che si perpetua dalle più antiche età fino ai giorni nostri, e non a caso affonda le radici in una condizione antropologica. Infatti, nel saggio sulla Leggerezza, Calvino scrive: “Credo che sia una costante antropologica questo nesso tra levitazione desiderata e privazione sofferta. E' questo dispositivo antropologico che la letteratura perpetua”. Egli vede la “letteratura come funzione esistenziale” e la “ricerca della leggerezza come reazione al peso di vivere”. Per Calvino la letteratura è degenerata, è diventata “una crosta uniforme e omogenea, di parole, di una peste del linguaggio, di un deposito di spazzatura” e questa degenerazione non è puramente interna, solo letteraria. Al contrario, è qui, su questo terreno franoso e instabile, che ricompare ancora una volta la connessione, tragica connessione, a guardar bene, tra mondo dei segni e mondo reale, ed è qui che ancora una volta la letteratura ricompare a far da ultimo argine alla dissoluzione in atto. Infatti: “Ma forse l'inconsistenza non è nelle immagini o nel linguaggio soltanto: è nel mondo. La peste colpisce anche la vita delle persone e la storia delle nazioni, rende tutte le storie informi, casuali, confuse, senza principio né fine. Il mio disagio è per la perdita di forma che constato nella vita, e a cui cerco d'opporre l'unica difesa che riesco a concepire: un'idea della letteratura”. Si potrebbe dire, in sostanza, che fare letteratura ha significato per Calvino un inesausto, e faticoso fronteggiamento del caos del mondo con gli strumenti ordinatori e riparatori fornitigli dai segni. Il disagio intimo di Calvino precipita dunque sul disagio della civiltà, che egli così acutamente percepisce, e finisce per confondersi con esso. “ Il prossimo millennio non lascia presagire nulla di buono, e quello passato emana un sentore di morte”. Fra questi due estremi la letteratura si presenta per Calvino come l'Angelo di Klee o di Benjamin, che guarda indietro, perché sa di non poter guardare avanti…..