Cara maestra, i versi indimenticabili di Luigi Tenco

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di MARIAPIA METALLO

Cara maestra (Luigi Tenco)


Cara maestra, un giorno m’insegnavi
che a questo mondo noi, noi siamo tutti uguali;
ma quando entrava in classe il Direttore
tu ci facevi alzare tutti in piedi,
e quando entrava in classe il bidello
ci permettevi di restar seduti…
Mio buon curato, dicevi che la chiesa
è la casa dei poveri, della povera gente;
però hai rivestito la tua chiesa
di tende d’oro e marmi colorati;
come può adesso un povero che entra
sentirsi come fosse a casa sua?…
Egregio sindaco, m’hanno detto che un giorno
tu gridavi alla gente: Vincere o morire!
Ora vorrei sapere come mai
vinto non hai eppure non sei morto,
e al posto tuo è morta tanta gente
che non voleva né vincere né morire…


A causa di questa canzone Tenco viene allontanato dalle trasmissioni RAI per due anni. Nel biglietto trovato accanto al suo cadavere si resta colpiti dalle parole che ha lasciato: « Io ho voluto bene al pubblico italiano e gli ho dedicato inutilmente cinque anni della mia vita. Faccio questo non perché sono stanco della vita (tutt’altro) ma come atto di protesta contro un pubblico che manda Io tu e le rose in finale e ad una commissione che seleziona La rivoluzione. Spero che serva a chiarire le idee a qualcuno. Ciao. Luigi. » Un suicidio insolito. Il suo sottolineare di non essere stanco della vita, accompagnato da una parentesi volta a rafforzare il pensiero appena espresso, sembra voglia evidenziare quanto avesse investito, di certo non in termini di fama, in quelle che non si possono considerare canzoni, ma vere e proprie poesie in cui si coglie la prepotente necessità di penetrare il cuore della gente che lo aveva ascoltato e continua a farlo ancora oggi. Secondo l’artista «la musica popolare resta pur sempre il mezzo più valido per esprimere reazioni e sentimenti in modo schietto, sincero e immediato». La sua giovane età probabilmente non gli aveva ancora permesso di capire come va il mondo e che, più spesso di quanto si possa immaginare, qualsiasi innovazione non viene mai subito compresa dal pubblico. In modo particolare in un festival seguito da una massa di persone che cercano la distrazione e la spensieratezza. Forse, come accade per quasi tutti coloro che decidono di suicidarsi, non è la fine della vita a cui aspirano, ma semplicemente la cessazione di un forte dolore che sembra soffocare il loro essere.

Probabilmente non desiderava veramente morire quel ragazzo che compose versi indimenticabili.