Editoria, scrittura, poesia al tempo di Internet

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Redazionale

Intervista all’autrice e performer Dale Zaccaria

 

 

 

 

Dale Zaccaria è un’ autrice, scrittrice e performer, da più di vent’anni lavora in maniera sperimentale e performativa con la poesia e la commistione di questa con altri arti. Ha ricevuto critiche positive rispetto alla sua opera poetica dal critico Giorgio Barberi Squarotti, ha lavorato a un progetto con la visione di Franca Rame dal titolo Franca Rame Project. Attualmente sta portando avanti diversi lavori letterari e progetti artistici e sta continuando la sua ricerca letteraria confrontandosi con generi diversi dalla poesia. Ha portato lavori anche all’estero esibendosi a Bruxelles in Belgio e a Madrid in Spagna.

Qual è secondo lei lo stato attuale dell’editoria?

Sinceramente credo che i buoni editori si contano sulle punta delle dita, penso a Guanda, Adelphi e Garzanti. Poi tra i grandi, tra le major, la scelta è di tipo economico e commerciale e sul fatto che l’autore sia un personaggio pubblico o televisivo, poi poco importante il suo valore letterario.  Spesso poi si tende anche a cambiare, modificare, l’opera originale, questo lo so per certo, da persone che hanno pubblicato con Einaudi o Mondadori, i loro testi sono stati modificati.

E la piccola e media editoria?

Molti tra questi piccoli e medi editori stanno chiudendo. Mi è capitato di contattare un editore che ha pubblicato una poetessa Mapuche, del popolo indigeno Mapuche, che non esiste più. Il rischio è che chiudendo gli editori neanche le opere poi sono più disponibili. E’ come se uno non avesse mai pubblicato. Questo sta avvenendo perché  molta della piccola e media editoria è a pagamento, ovvero l’autore si trova in una sorta di obbligo e deve acquistare le copie decise dall’editore. Questa modalità ovviamente non è più accettata da tanti autori, soprattutto in tempi di crisi, e il self-publisching ha sostituto largamente le esigenze di tanti scrittori o aspiranti scrittori.

Lei ha deciso di pubblicare in self, auto-producendosi, consiglia questa formula?

Ovviamente si. Assolutamente. Se bisogna pagare un editore allora meglio auto-prodursi, pubblicare in self. Il self è eticamente più onesto rispetto all’editoria a pagamento.  Diciamo che non bleffa. Ti dice: “ io ti do gli strumenti, per pubblicarti , non verifico se la tua opera è valida oppure no, ti metto a disposizione tutto quello di cui hai bisogno affinché il tuo scritto prenda vita e sia messo in commercio”. C’è molta più onestà  e trasparenza. Perché l’editore a pagamento bleffa in realtà. Neanche lui fa selezione di autori e di scritti, ma fa passare, al contrario, il fatto che sia un editore dedito alla ricerca di testi e di autori, è tutto un bluff, per illudere, giocando sulle aspirazioni e i sogni di chi scrive, e alla fine è una tipografia che chiede semplicemente soldi, con obblighi.

Cosa pensa dell’attuale poesia?

Non vedo veri poeti in vita. Se non i classici e quelli “morti”. Parlo per l’Italia. Con però delle piccole eccezioni.  In verità ho potuto constatare in prima persona come Alda Merini avesse molta ragione su questi mondi e ambienti. E’ gente facinorosa, moralmente indigente, da cui lei si è sempre tenuta lontana. Avendoli conosciuti, confermo le parole di Alda, e mi tengo lontana anch’io da tutto questo mondo. Non è lì che si trova la vera poesia.

Internet, il web aiuta secondo lei?

Sicuramente internet offre l’opportunità di arrivare a molte persone in ogni parte del mondo, di entrare in contatto con gente lontana, cosa impensabile prima, è uno strumento utile da un lato, ma pericoloso, insidioso dall’altro. Perché sul web non ci sono regole, è molto facile agire a danno degli altri, è un terreno fertile per compiere prepotenze ed illegalità. Anche l’opera di un autore può essere manipolabile. Penso al fatto, ad esempio, che in rete ci sono scritti attribuiti a Pasolini, ma che non sono suoi, questo credo accade anche con altri grandi autori, come piccoli autori. Personalmente anche a me hanno fatto passare testi non miei a mio nome o diffuso mie poesie non firmate, essendo un posto incontrollato questi sono i rischi e i pericoli.

Però sono nate delle regole per tutelare il diritto d’autore online…

Si una legge del 2014 in accordo con l’AGCOM.  Poco conosciuta, ma esiste. E’ comunque uno strumento di difesa del proprio lavoro. E si può chiedere al Garante della Comunicazione di intervenire.

Lei come si è tutelata su internet?

Io mi sono associata alla Siae , poi ho fatto pubblicamente presente che la mia opera è stata diffusa anche senza il mio consenso, ma non posso controllare tutto sul web, è impossibile, in passato ho fatto rimuovere la mia poesia dove ho potuto, ma non si può fare ovunque, anche perché è un dispendio di energie. Certo se dovessero accadere dei fatti non piacevoli di diffusione della mia arte in posti virtuali non graditi, c’è la legge citata sopra, con cui intervenire.

Della cultura in Italia cosa pensa?

Per me l’Italia è un paese finito. Senza futuro. Un paese vecchio, non innovativo, che poggia le sue fondamenta sulla mancanza di etica e di valori. Dove non c’è merito, il talento e l’ingegno non vengono sostenuti, al contrario sono un pericolo, perché vanno a intaccare lo stato di mediocrità, compromessi, raccomandazioni su cui questo Paese ha instaurato meccanismi clientelari, mafiosi, e di casta. Un paese in queste condizioni prima o poi crollerà su stesso. Sono convinta che ci sarà un implosione. Questo vale per la cultura, ma per ogni ambito della società italiana.

Quindi bisogna andare via, all’estero, come fanno molti?

Assolutamente si. La storiella che sento spesso raccontare: “ ma se andiamo via tutti chi resta” viene raccontata da chi non ha particolare esigenza di lasciare questo paese, da chi non soffre realmente lo stato delle cose che viviamo. Io dico e consiglio di andare via il prima possibile. Perché l’Italia non è un paese serio. Io sono stata già più volte all’estero per brevi e medi periodi, anche la mia intenzione è di stabilirmi in un'altra nazione nei prossimi anni. Ripeto non c’è futuro né prospettive qui.  E la cosa più triste che nulla mai cambierà. Come diceva Pier Paolo Pasolini: “ questo è un paese gattopardesco dove tutto cambia per restare com’è”.

Lei ritiene che il futuro della scrittura sia legato sempre di più al web?

Credo che non si possa scindere comunque dalla rete. Ritengo che il self sia anche il futuro dell’editoria. E non è un caso che grossi editori come Mondadori e Feltrinelli abbiano creato piattaforme di self. Questo mi conferma il sentore che ho, che l’auto-produzione sarà la formula più usata. Le librerie fisiche tengono ancora, ma è pur vero che molte hanno anche chiuso. Il giornalismo oramai è passato dal quotidiano cartaceo al quotidiano online o a siti d’informazione. La carta e il libro nella realtà resistono ancora, ma in circoli sempre più esigui. Penso che internet abbia rivoluzionato radicalmente molte cose, a partire dalle nostre relazioni umane, il processo in atto è irreversibile, sugli sviluppi non ci sono ancora certezze o dati di fatto assoluti.  Anche la scrittura così è cambiata:  siamo passati dal calamaio a Gutenberg, così oggi passiamo dal vecchio editore a cui mandare il manoscritto via posta al self, e dalla scrittura su foglio a quella su computer. E’ lo sviluppo dell’umanità, dove andrà, quali scenari e risultati, credo sia tutto ancora da capire.