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Arte e cronaca nera : l'omicidio di Maria Boccuzzi e la canzone di Marinella di De André

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di PIERDOMENICO CORTE

L'omicidio di Maria Boccuzzi e la canzone di Marinella di  De André

 

Appare difficile immaginare un possibile connubio tra arte e cronaca nera. Visto che suscitano in noi opposti sentimenti. Bellezza, serenità e armonia l'arte; angoscia e paura la cronaca nera. Eppure, spesso, l'arte prende spunto da fatti di cronaca. Per esempio le canzoni, che sono una forma d'arte. Come le canzoni di Fabrizio De André. Il cantautore ligure, nelle sue canzoni, ha trattato molte delle problematiche della società contemporanea. Il pacifismo (La guerra di Piero), i movimenti di protesta ( La canzone del maggio ) , la religione ( Il testamento di Tito ) , il rapporto tra Stato e organizzazioni malavitose ( Don Raffaè ) , l'ipocrita morale sessuale ( Bocca di rosa ), l'omicidio di Pasolini ( Una storia sbagliata ). L'opera di De André può essere definita anche indagine sociologica. Nelle sue canzoni ha sempre privilegiato gli emarginati, i diversi. De André ha percorso le strette e buie vie di periferia, è entrato nelle stanze fatiscenti, per raccontare le storie degli ultimi. Tutte uguali e tutte diversamente dolorose. Senza retorica, con estremo realismo. Uno dei temi trattati spesso da De André è la prostituzione. La prostituta diventa simbolo dell'emarginato, dello sconfitto. Vittima di un destino spesso ostile, vittima di violenze, vittima del giudizio ipocrita di coloro che di giorno la chiamano “puttana “e di notte la chiamano “amore “. De André ci ricorda che la prostituta è una donna, con dei sogni che coltiva nonostante tutto. Ci ricorda che anche nel più assoluto degrado, nascono fiori bellissimi. Spesso gli amori “venduti “da una prostituta sono più veri di quelli consumati nella case “ perbene “. Tutti ricordiamo la canzone Bocca di rosa. Anche un'altra canzone di De André è legata al tema della prostituzione. La canzone di Marinella. Ispirata ad un fatto di cronaca nera del 1953. Il 28 gennaio 1953, tra Rho e Milano, viene trovato il cadavere di Maria Boccuzzi. Più precisamente viene trovato nel fiume Olona, lungo il tratto di Via Renato Serra. Si scopre che Maria Boccuzzi è una prostituta, o meglio, come si diceva allora, una mondana. Maria era più semplicemente una donna sfortunata. Nata nel 1920 in Calabria, agli inizi degli anni 30 si trasferisce, con la famiglia a Milano. Inizia a lavorare giovanissima. Poi si innamora di un ragazzo e fugge con lui. L'amore dura poco, Maria si ritrova sola e senza soldi. Decide di fare la ballerina di varietà, sperando di trovare sorte migliore. Invece trova l'uomo sbagliato e finisce a fare la prostituta, a suon di botte e umiliazioni. “ Esercita “ a Torino, Firenze e poi a Milano. Maria è stanca di questa vita. Ha messo da parte quasi un milione di lire. Soldi depositati in un libretto di risparmio, che nasconde gelosamente nella stanza della pensione in Corso Buenos Aires 47 a Milano, dove vive. Maria stipula anche una assicurazione sulla vita di 300000 lire. Appena avrà soldi a sufficienza cambierà vita. Invece la sua vita finisce nel fiume Olona. Uccisa con 6 colpi di pistola. Probabilmente viene gettata ancora viva in acqua. L'assassino porta via i gioielli della vittima. Maria indossa un guanto, l'altro viene ritrovato vicino l'argine del canale. L'assassino strappa dal cappotto della vittima la targhetta con il nome della sartoria e porta via i suoi documenti. Indizio che l'assassino temeva si potesse risalire a lui, perché forse era stato visto spesso con la vittima. Si sbagliava. L'assassino di Maria Boccuzzi non è stato trovato. Una vicenda come tante, destinata ad essere sepolta nella fossa comune dell'indifferenza. Invece Fabrizio De André ha reso la storia di Maria, una storia simbolo. Non ricordiamo le tante Maria Boccuzzi come prostitute uccise, ricordiamole con le stupende parole di De André “Questa è la tua canzone Marinella, che sei volata in cielo su una stella e come le più belle cose vivesti solo un giorno, come le rose “.