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11-1-2020, Caso Mollicone: parola alla difesa

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di PIERDOMENICO CORTE RUGGIERO

Il processo bis per l'omicidio di Serena Mollicone, non è ancora iniziato.

 

Quello mediatico, invece, dura da quasi 19 anni. Sabato scorso 11 gennaio, si è tenuta l'ennesima “udienza”. Questa volta a parlare è la difesa della famiglia Mottola. Anzi a parlare sono proprio Franco e Marco Mottola. La conferenza stampa, dai toni di una vera udienza, può essere divisa in due parti. Le dichiarazioni di Franco e Marco Mottola all'inizio, successivamente i consulenti hanno illustrato dati scientifici a sostegno, che dimostrerebbero l'innocenza dei loro assistiti. Partiamo proprio dai consulenti. Il Prof Lavorino criminologo, il Dott. Delli Compagni psicologo e il Dott. Della Valle medico legale, coordinati dall'avvocato Germani. Sicuramente interessanti le considerazioni del medico legale, che ripropone punti già affrontati e non risolti nel processo a Carmine Belli. L'assenza di sangue sui vestiti di Serena, l'orario della morte, l'oggetto o la superficie che ha provocato la frattura. E' oggettivo che ad oggi non è stata stabilita l'ora della morte, è oggettivo che non esiste una spiegazione scientifica della mancanza di sangue sui vestiti, è oggettivo che non è stato provato se Serena è stata colpita al capo con oggetto contundente o sbattuta contro una superficie. E' oggettivo perché deve essere un giudice a stabilirlo. Apprezzabile il tatto e l'umiltà dello psicologo Delli Compagni nel parlare dell'autopsia psicologica a cui verrà sottoposto Santino Tuzi. Umiltà e rispetto che tutti sperano saranno la guida dell'atteggiamento verso Serena Mollicone e Santino Tuzi.  Le analisi psicologiche devono sempre tener presente, come tutte le consulenze, il vincolo imposto dal 220 del Codice di Procedura Penale. Inoltre Santino Tuzi non è mai stato indagato ed essendo deceduto, ha le particolari tutele previste dal Codice di Procedura Penale. La conferenza stampa, ha visto anche momenti di grande tensione, di cui daremo conto dopo. Adesso è giusto dare spazio alle dichiarazioni di Franco e Marco Mottola. Dichiarazioni molte brevi Affermano la loro innocenza, la loro totale estraneità, la loro fiducia nella giustizia. Hanno poi deciso di non rispondere alle domande dei giornalisti. Scelta contestata da diversi giornalisti e da una larga fetta della pubblica opinione. In realtà è una scelta legittima. Ciascuno sceglie come difendersi. Bisogna, però, considerare che l'uomo della strada si affida ad una semplice considerazione, “se non rispondi hai qualcosa da nascondere”. Sappiamo che non è sempre vero, ma il signor e la signora Rossi, non sono giuristi. Passiamo ai momenti di tensione, se non di vero e proprio scontro. In particolare tra il Prof. Lavorino e  le giornaliste della trasmissione le Iene e della trasmissione Chi l'ha visto? Considerato che sono state annunciate querele, lasciamo al giudice le valutazioni. In questa sede è interessante, invece, fare due considerazioni. Partendo dal ruolo del giornalismo investigativo. Il giornalista investigativo deve appunto investigare, andando oltre le varie versioni, cercando riscontri. Il cronista invece può limitarsi a riportare le varie versioni. Ovvio anche che un giornalista abbia delle convinzioni personali sul caso di cronaca che tratta e ha il diritto di esternarle, specificando che sono sue opinioni. Dialogare con la stampa, invece di ricorrere alla querela, è sempre la via migliore, come ha ricordato diverse volte Giulio Andreotti. Con la stampa bisogna essere capaci di non rispondere dando l'impressione di rispondere, usare la colta ironia invece della querela, come appunto era solito fare Giulio Andreotti. Ultima considerazione sul peso mediatico che viene dato alle consulenze della Procura e alle consulenze della difesa. Effettivamente le consulenze delle Procure hanno un peso mediatico maggiore, il signor e la signora Rossi vedono le Procure come i buoni. Considerato, però, che i processi si fanno in tribunale, vale l'orientamento della Cassazione. Una singola consulenza non condanna e non assolve, la Corte territoriale deve valutare tutti gli elementi con logica e diritto. Invece noi ora davanti alla morte di Serena Mollicone, di Santino Tuzi, davanti alla gravi condizioni di salute di Guglielmo, possiamo avere solo due parole d'ordine. Rispetto e onestà intellettuale.

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