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Autorizzazioni illegittime per il cantiere TAP: 19 Rinvii a Giudizio

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di NICOLA CATALANO

Rinvio a giudizio per avere eseguito lavori utili alla realizzazione, costruzione e posa in opera del terminale di ricezione del gasdotto TAP in assenza di relativi permessi in aree dichiarate zone agricole di "notevole interesse pubblico" nel territorio di Melendugno in provincia di Lecce, tutte zone sottoposte a vincoli paesaggistici e idrogeologici.

 

 

 

Martedì scorso, in seguito alle indagini condotte nei mesi scorsi dai carabinieri e coordinate dalla procura di Lecce, diciotto persone fisiche e una società, la TAP acronimo del Trans Adriatic Pipeline sono state citate in giudizio dal pubblico ministero dott.ssa Valeria Farina Valaori dinanzi al tribunale di Lecce. Secondo l’accusa le autorizzazioni ambientali, idrogeologiche, paesaggistiche ed edilizie in possesso del consorzio TAP e rilasciate con decreti ministeriali sarebbero illegittime. Il processo che inizierà l’otto maggio prossimo, vede imputati anche Michele Mario Elia, country manager della Tap Italia, i manager Gabriele Paolo Lanza, Luigi Romano, Adriano Dreussi, Piero Straccini, Luca Gentili, Alessandro Niccoli e Marco Paoluzzi l’amministratore unico della RA costruzioni srl, la società esecutrice dei lavori. Sono ben sette i capi di accusa a cui essi dovranno rispondere tra questi: inquinamento della falda acquifera, abuso edilizio e danneggiamento del patrimonio pubblico, sotto accusa anche l'espianto di svariati alberi secolari di ulivo. Secondo i magistrati la compatibilità ambientale sarebbe stata adottata "senza una seria valutazione degli effetti cumulativi esterni e interni, in violazione di ben due direttive, di una circolare e di una convenzione”.

Il TAP è un gasdotto che vorrebbe consentire l'arrivo in Puglia del gas naturale proveniente dai giacimenti del lontano Azerbaijan per farlo successivamente arrivare ai Paesi del centro nord Europa, scegliendo come approdo San Foca nei pressi di Melendugno, una delle spiagge più belle d’Italia. Questa decisone ha mobilitato casalinghe, pensionati, studenti, commercianti, artisti, tecnici e operai tutti uniti al fine di impedire la devastazione del proprio territorio, un vasto movimento No TAP che da oltre tre anni si sta giustamente opponendo all’imposizione dell’opera che peraltro non porta nessun vantaggio reale alle comunità pugliesi. Come sfondo a tutto questo quel Salento, una terra meravigliosa che al netto delle patinate pagine del National Geographic o dei riconosciuti premi vinti da qualche vinificatore ai concorsi enologici nazionali è sempre più martoriata dalle emergenze ambientali, da Burgesi luogo in cui sussiste una discarica degna della “terra dei fuochi” al litorale nei pressi di Otranto dove potrebbe addirittura approdare “Poseidon” il gasdotto gemello del TAP sino Muro Leccese un territorio in cui la popolazione è da tempo vittima di pericolose immissioni maleodoranti e inquinanti. Rimanendo garantisti nei confronti degli imputati, non possiamo non evidenziare come in questi anni le istituzioni hanno avuto rispetto all’ecologia un atteggiamento distorsivo, emblema di tutto ciò è quella primavera pugliese mai sbocciata da quel lungo inverno da cui tanti territori non sono mai usciti. Mentre da un lato la politica applaudiva al Freedom for Friday contemporaneamente in nome del progresso e dei profitti tramite una vera e propria “caccia alle streghe” riduceva al silenzio tutti coloro che mettevano in guardia l’opinione pubblica dalle conseguenze di un certo tipo di sviluppo non sostenibile.  Auspicando che al processo avvenga la costituzione di parte civile delle varie istituzioni a cominciare dalla Regione Puglia, cosa che rappresenterebbe un reale segnale di vicinanza della politica al bene comune.  Sarebbe il tempo di progettare il futuro coniugando l’ambiente con lo sviluppo, non abbiamo altra strada e il tempo per percorrerla è breve.

Fonte della foto : La Repubblica