Il SudEst

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ISTAT, il Paese che invecchia

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di FLAVIO DIOGRANDE

Nascite in calo e aspettativa di vita media più alta. I dati dell’ultimo annuario pubblicato dall’Istat confermano la tendenza al decremento delle nascite che negli ultimi anni ha segnato in negativo il trend demografico del nostro paese.


 

Se nel 2017 si erano registrate 458.151 nascite, nel 2018 sono stati iscritti in anagrafe solo 439.747 neonati (-4,0%) - nuovo minimo storico delle nascite dall’Unità d’Italia - ed anche l’anno appena concluso, secondo le stime diffuse dal presidente dell'Istat Gian Carlo Blangiardo, non promette inversioni di tendenza. Diminuisce anche il numero dei decessi che raggiunge le 633.133 unità, mentre «la speranza di vita media alla nascita è ripresa ad aumentare attestandosi su 80,8 anni per i maschi e 85,2 per le femmine nel 2018». Dati che, analizzati complessivamente, fotografano un Paese sempre più stanco, «tra i più vecchi al mondo».

Per quanto riguarda la situazione dei nuclei familiari in Italia, l’Istituto conferma la tendenza, in atto da decenni, di una crescente semplificazione delle famiglie nella loro dimensione e nella composizione. Aumentano infatti quelle unipersonali e parallelamente, nello stesso periodo, calano il numero delle famiglie numerose, con cinque e più componenti: «Le famiglie, 25 milioni e 700 mila, sono sempre più numerose e sempre più piccole. Il numero medio di componenti è passato da 2,7 (media 1997-1998) a 2,3 (media 2017-2018), soprattutto per l’aumento delle famiglie unipersonali che in venti anni sono cresciute di oltre 10 punti, dal 21,5% nel 1997-98 al 33,0% nel 2017-2018, ovvero un terzo del totale delle famiglie».

In calo, rispetto all’anno precedente, anche i matrimoni, con 191.287 celebrazioni, quasi 12 mila in meno in un anno. Dopo aver fatto registrare un immediato aumento, legato all’entrata in vigore del cosiddetto “divorzio breve”, diminuiscono i divorzi, attestandosi sui 91.629 eventi (7.442 in meno rispetto al 2016), mentre il numero degli aborti si conferma tra i più bassi d’Europa, con 6 casi ogni mille donne di età tra i 15 e i 49 anni.

Si aggrava il problema del sovraffollamento delle carceri, con numeri in rialzo anche nel 2018 (59.665 detenuti). La popolazione carceraria – evidenzia il rapporto - aumenta del 3,6% rispetto al 2017 e conferma il trend in continua crescita degli ultimi anni, dopo un deciso calo registrato tra il 2010 e il 2015, determinato da una politica normativa posta in atto con l’obiettivo di contrastare il suddetto problema, ampliando il ricorso alle misure alternative alla detenzione.

I dati provenienti dall’istituto di ricerca descrivono un paese sempre più multietnico, con 196 differenti cittadinanze presenti nel nostro territorio. A dispetto dell’immaginario comune e confermando la graduatoria del 2017, la comunità straniera più numerosa in Italia è quella rumena (1 milione 207 mila), seguita da quella albanese (441 mila), marocchina (423 mila), cinese (300 mila) e ucraina (239 mila). Numeri importanti, dato che queste cinque comunità, da sole, rappresentano quasi il 50% del totale degli stranieri residenti.

Alla luce di questo quadro non esaltante, preoccupa il dato relativo alla “fuga di cervelli” dall’Italia in altri Paesi europei o extraeuropei alla ricerca di migliori condizioni di vita: «Sempre più dottori di ricerca - si legge nel rapporto - decidono di lasciare il nostro Paese. Il 15,9% dei dottori del 2012 e il 18,5% dei dottori del 2014 dichiara di vivere abitualmente all’estero. Tali percentuali sono superiori di 4,3 punti a quelle rilevate nella precedente indagine».

Foto Source: Vidar Nordli-Mathisen