Il SudEst

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Feb 29th
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Sulla tomba di Coppi, in un giorno d’estate

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di MARIO  GIANFRATE

In un giorno di una torrida estate, sulla tomba di Fausto Coppi. Giorno rigurgitante silenzio. Tutto sembra immobile, taciturno inerte. E il sole acceca avvolgendo in fiamme di fuoco il paesaggio inanimato. Un paesaggio surreale di colori esagerati che sgomenta.


Scorrono negli occhi le immagini del film della mia fanciullezza, impresse su una pellicola in bianco e nero, consunta dall’usura del tempo.

Risuona nelle orecchie la voce concitata di Mario Ferretti che apre la radiocronaca della tappa odierna del Giro d’Italia: Al comando della corsa un uomo solo, la sua maglia è bianco-celeste, il suo nome è Fausto Coppi.

Affiora la ridda di ragazzini in calzoncini corti dalle tasche quasi sempre bucate, contendersi la tappa spingendo il tappo a corona con all’interno la figurina del ciclista del cuore – inutile dirlo, quasi sempre Coppi – lungo il percorso disegnato con il gesso sulla strada polverosa e incandescente dalla calura di luglio.

Morde il ricordo di lacrime calde scese sulle gote arrosate, quel 2 gennaio del ‘60 quando “la morte assurda” ha strappato alla vita il “Campionissimo”, come un esile stelo di paglia impotente ai capricci del vento, portandolo nella valle del nulla. Lacrime che inumidiscono gli occhi, oggi come fosse ieri.