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Seviziato in casa: orrore a Manduria

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di NICO CATALANO

Si chiamava Antonio Stano, 66 anni, una pensione di invalidità e un’esistenza onesta, dignitosa, da invisibile così come tanti, che hanno la “sfortuna” di essere diversi, non omologati in una società in cui ormai l’apparire è più importante dell’essere. Antonio viveva a Manduria, in provincia di Taranto, da tempo subiva pianificate violenze perpetuate in sistematiche incursioni nel suo domicilio, l’abitazione in via San Gregorio Magno, in cui l'uomo era stato trovato in condizioni disperate, con diverse ecchimosi sul corpo, malnutrito e in forte stato di shock  confusionale, la mattina del 6 aprile scorso, durante un intervento delle forze dell’ordine, sollecitate da una chiamata dei vicini, giorno in cui la stessa vittima aveva rifiutato il ricovero, ospedalizzazione avvenuta il giorno seguente presso il nosocomio della stessa cittadina, dove il 23 aprile scorso, dopo essere stato sottoposto a diversi interventi chirurgici, è deceduto a causa di un'emorragia gastrica.


All’alba di mercoledì scorso, gli agenti della polizia di Stato, hanno eseguito l’arresto di otto persone, tra i quali sei minorenni, mentre altri sei minori restano invece, indagati in stato di libertà. I ragazzi, tutti di Manduria, appartenenti alla cosiddetta Comitiva degli Orfanelli” dal nome dell'oratorio frequentato dai giovani sottoposti a fermo, un gruppo di 12 minorenni, tra i 16 e 17 anni, e due maggiorenni di 19 e 22 anni, tutti accusati dei reati di tortura, danneggiamento, violazione di domicilio e sequestro di persona aggravato. Sarà invece l'autopsia a chiarire se la morte della vittima, sia stata provocata dalle conseguenze delle botte ricevute dai ragazzi o imputabile ad altro, pertanto i provvedimenti cautelari, in attesa del pronunciamento dei medici legali, non riguardano l’ipotesi di omicidio preterintenzionale, reato che era stato inizialmente ipotizzato all'atto di apertura del fascicolo a carico dei ragazzi. Le ordinanze di fermo sono state firmate al termine delle indagini svolte dalla squadra mobile di Taranto, un’azione investigativa coordinata dal procuratore dott. Carlo Maria Capristo e dal Magistrato della procura dei minori dott.ssa Pina Montanaro.

Secondo la stessa procura, il termine baby gang è improprio per questo gruppo di adolescenti che ha messo in atto azioni da microcriminali, una serie di violenze impressionanti, infatti l’attività degli inquirenti ha dimostrato come gli stessi fermati, da tempo si erano accaniti contro il pensionato che soffriva di un disagio psichico ed era incapace di difendersi e di reagire, pertanto il branco aveva riconosciuto in quell'uomo una persona indifesa, lontana da un gruppo sociale che avrebbe potuto fare rete con lui, quindi aveva messo in atto un vile comportamento delinquenziale. Inoltre gli stessi “carnefici” filmavano e condividevano in rete le incursioni nell'abitazione di Antonio Stano, le ripetute sevizie e violenze con calci, pugni e bastoni di plastica, erano costantemente riprese dagli stessi tramite telefoni cellulari e divulgati nelle chat di Whatsapp, filmati che facevano il giro del paese in cui i balordi si vantavano sia delle violenze così come dei furti di pochi euro sottratti al povero Stano, scene davvero raccapriccianti in cui i giovani, ridendo insultavano e riempivano di botte l’anziano, una escalation di crimini che secondo l’accusa della procura ha portato alla morte della vittima, infatti proprio l'esame dei video, trovati nei telefonini sequestrati agli stessi ragazzi, ha permesso agli investigatori di identificare gli stessi come gli autori materiali dei reati.

Sui social la vile banda formata da adolescenti, da sempre considerati "bravi ragazzi", che frequentano ancora la scuola e vivono in contesti familiari definiti "normali" condivideva quelle che per loro erano solo “bravate”. Filmati virali che non li ponevano in condizione di riconoscere la gravità di quanto stessero facendo, anzi per paradosso servivano a rinforzare l'appagante sensazione di prevaricazione e di impunità, un clima surreale favorito dal silenzio e dall’omertà di quella parte di comunità che sapeva e ha taciuto, un’indifferenza che ha impedito a questi giovani di ritrovare il senso della realtà.  In questi giorni si stanno spendendo tante, sicuramente troppe parole, soprattutto sui social e nei salotti televisivi, ovunque si leggono e ascoltano discorsi da parte di molta gente, anche da parte di chi forse ha contribuito a questa fragilità diffusa, tipica di quest’epoca, Antonio era fragile, ma fragile è la comunità di Manduria, peraltro città civile, terra di antichi splendori e fasti Messapici, residenza di una grande donna come Elisa Springer e luogo che ha dato i natali ad un editore come Piero Lacaita, degno figlio di quel Salento solidale, colto e accogliente. Perché fragile è l’intera nostra società, privata di ogni vincolo solidale e di ogni forma di ascolto e condivisione sociale, tutti valori sacrificati sull’altare del profitto, del guadagno, dell’estetica futile, fragili sono le famiglie che non hanno educato, i vicini che hanno voltato le spalle, i servizi sociali che non hanno monitorato, le istituzioni che non hanno coordinato, in questi casi servirebbe tanto silenzio per riflettere, guardare in faccia la realtà, quale mondo stiamo lasciando alle future generazioni e per porre rimedio prima che sia troppo tardi.

Fonte della Foto: La Repubblica 30-04-2019