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Agguato di Cagnano Varano vendetta o attacco allo Stato?

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di NICO CATALANO

Quanto è avvenuto lo scorso week end a Cagnano Varano in provincia di Foggia va ben oltre la semplice vendetta premeditata nei confronti dei militi della locale stazione dei carabinieri, meritevoli di una “lezione” secondo la mente di qualche criminale, solo per avere svolto nei giorni scorsi il proprio dovere, infatti tale azione assassina sembrerebbe invece un vero e proprio segnale intimidatorio nei confronti dello Stato, un messaggio chiaro e tondo per fare sapere a tutti chi comanda in questa porzione di sud Italia .

 

 

Si chiamava Vincenzo Di Gennaro ed aveva 46 anni, originario di San Severo sempre nel Foggiano ed era maresciallo maggiore e vice comandante della stazione di Cagnano, il militare  assassinato dalla furia omicida di Giuseppe Papantuono, pluripregiudicato del luogo di 64 anni, colui che sabato mattina dopo avere attirato i militari in un tranello, tramite una falsa chiamata di pronto intervento per sedare una fantomatica rissa famigliare, ha aspettato l’arrivo di una pattuglia dell’arma e con estrema freddezza ha aperto il fuoco contro di essa con una pistola calibro 9. Un’azione prestabilita che ha portato alla morte del Di Gennaro e al ferimento del suo collega, il carabiniere Pasquale Casertano di anni 23.

Papantuono, vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, bloccato e condotto in cella subito dopo la sparatoria da altri carabinieri, prontamente accorsi sul luogo, nelle scorse settimane aveva subito due controlli: nel primo era stato trovato in possesso di alcune dosi di cocaina e successivamente, alcuni giorni dopo era stato fermato per possesso di un coltello, perquisizioni culminate in altrettante denunce nei confronti del Papantuono il quale aveva in seguito più volte minacciato gli stessi militi di ripercussioni future.

Affermazioni queste riportate tra le carte contenute nel fascicolo aperto a nome dello stesso pregiudicato, a cui vengono contestati i reati di omicidio aggravato del maresciallo Vincenzo Di Gennaro, il tentato omicidio del suo collega Pasquale Casertano e il porto abusivo di arma, in una documentazione ancora oggetto di segreto istruttorio.

Ma quello che preoccupa maggiormente, nella vicenda dell’agguato mortale alla pattuglia dei carabinieri di Cagnano Varano è «l'atteggiamento culturale di avversione verso le istituzioni, che porta a reagire a dei controlli e a sparare contro lo Stato. In questa mentalità è lampante il collegamento con la criminalità organizzata» così come ha dichiarato il Procuratore di Foggia dott. Ludovico Vaccaro.

Cagnano Varano non è un Paese qualunque, ma un luogo dove sovente qualcuno scompare per poi essere ritrovato cadavere tra le campagne, un posto dove qualche mese fa le forze dell’ordine sequestrarono marijuana proveniente dai Balcani per un valore di circa sei milioni di euro, un territorio dove lo spaccio di stupefacenti a buon mercato sembra essere un affare per tanti.

Questa porzione di Puglia, non molto lontana dai luoghi del Gargano insanguinati dalla decennale faida tra i Romito e i Libergolis famiglie rappresentanti una organizzazione criminale tra le più spietate e potenti d’Italia, in un territorio che per anni ha convissuto con la politica e l’imprenditoria locale. Dopo questo fatto di sangue ci si aspetta una azione concreta da parte dello Stato, indossare una felpa della polizia non è del tutto sufficiente.

Fonte della foto: Foggia Today