Il SudEst

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Rifare la scuola!

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di VALERIA BRUCCOLA

Appunti per il prossimo Governo....


Sembrava la settimana decisiva, quella appena trascorsa, per la costituzione di un nuovo Governo, frutto di un negoziato serrato e su basi politiche sempre diverse, dal 4 marzo ad oggi. Una legge inadatta, al limite dalla costituzionalità, o forse nemmeno, che ha determinato uno scenario frammentato e scarsamente rappresentativo del Paese, specie se si pensa al forte astensionismo che ormai caratterizza le tornate elettorali da molti anni. In questi giorni, si sta conducendo un trattativa sul programma di governo tra i due partiti che innegabilmente rappresentano la fetta più grande dell'elettorato. I due leader rassicurano che al centro del confronto necessario per raggiungere questo anelato accordo di governo, ci sono i temi più urgenti che attanagliano il Paese. L'elenco è stato ripetuto più volte, davanti a telecamere e giornalisti di tutto il mondo, che seguono notte e giorno le vicende convulse da un lato, stagnanti dall'altro, ma mai, dico mai, è stato fatto un solo cenno al mondo della scuola, sebbene sia uno dei pilastri costituzionali su cui poggia l'assetto democratico della nostra Repubblica. Tuttavia, sul “contratto di governo” che è stato redatto in questi giorni tra le due forze politiche individuate per risolvere la crisi, sembra compaia una pagina dedicata alla scuola, con pochi punti che richiamano, per contrasto, la Buona scuola renziana, presa di mira anche in campagna elettorale.

Così, dalle prime indiscrezioni, sappiamo che l'eventuale nuovo Governo, vorrà intervenire sostanzialmente sulla componente docente della scuola: sul reclutamento, per contrastare il precariato e sulla formazione, per renderla più efficace. Si  dovrebbe puntare ad eliminare la “chiamata diretta” e a introdurre nuovi strumenti per stabilire una sorta di territorialità professionale, questione molto cara alla Lega. Per gli studenti, invece, la ricaduta degli interventi riguarderanno principalmente l'Alternanza scuola lavoro, con significative revisioni.

Troppo generico, questo intento programmatico potrebbe sembrare di buon senso ma dal momento che la scuola italiana,  è al centro di una crisi profonda, questi pochi punti appaiono decisamente insufficienti. Il sistema scolastico italiano, infatti, è attraversato da oltre dieci anni di tagli e riforme che hanno determinato una consistente perdita di risorse. Il ruolo della scuola, e persino autorevolezza, è stato stravolto, perché viene trattata come “servizio”, più che come istituzione, e su di essa vengono applicate logiche aziendalistiche e quantificanti che, oltre ad essere ormai desuete anche in ambito produttivo, ne hanno snaturato la  funzione, le finalità e la percezione da parte della società.

A partire dalla formazione e dal numero di alunni delle classi, a finire con il reclutamento docenti, tutto è basato sui numeri, quasi mai definiti mettendo al centro veramente ciò che a livello mediatico viene quotidianamente millantato, la qualità.

Classi con numeri abnormi di alunni, reclutamento insufficiente rispetto al reale fabbisogno: questa è la realtà, caratterizzata da classi pollaio e precariato strutturale, in un quadro in cui i numeri sono continuamente gonfiati, sgonfiati o mistificati ad arte per dimostrare che tutto funziona, ma solo sulla carta.

I passati governi, senza eccezione, hanno agito sulla scuola mettendola al centro di riforme che, se da un lato non sembra abbiano agito sulla percezione di cambiamento da parte di alunni e genitori, hanno generato profonde trasformazioni nell'organizzazione e nell'assetto, accompagnate da un clima pesante, una conflittualità serpeggiante e mal celata nel corpo docente, il cui riconoscimento di professionalità è legato a parametri arbitrari e contingenti, che escludono il precariato e che legano avanzamenti di carriera e riconoscimenti economici a fattori discrezionali.

Esiste poi, un divario inaccettabile nell'offerta del tempo scuola tra nord e sud, dove il tempo pieno è in termini percentuali un fattore marginale, limitando in maniera diffusa la scelta delle famiglie e favorendo l'incremento delle scuole paritarie, ove il tempo pieno costituisce per le famiglie un'esigenza di allineamento della vita lavorativa dei genitori con il tempo scolastico figli.

Insufficienti, poi, sono stati i fondi destinati alla riqualificazione degli edifici e degli ambienti scolastici e l'operazione “scuole belle” pubblicizzata dal Governo Renzi, non ha impedito crolli o carenze, dietro la vernice patinata di una spesa, spacciata come ingente, per dotare le scuole dell'era digitale di strumenti tecnologici e informatici d'avanguardia, funzionali alla scuola millantata, anni luce distante dalla scuola reale, tutt'altro che efficiente e bella.

Non ultimo, poi, è il problema dell'incremento dei fenomeni di bullismo, orizzontale e verticale, e di violenza che da mesi si registra contro gli insegnanti, entrambi frutto di quella perdita di status sociale che la politica e i media hanno contribuito a consolidare in anni ed anni di discredito e vessazioni subite dalla scuola e dai docenti in particolare.

L'elenco delle necessità della scuola italiana è troppo lungo per trovare spazio in un articolo di giornale ma non in un programma di Governo ma speriamo anche che mettendosi al lavoro i punti attualmente evidenziati siano solo per l'avvio di importanti interventi sul sistema. Auspichiamo anche che qualsiasi nuovo Governo abbia un atteggiamento di ascolto autentico, non formale e finto come quello dei due passati Governi che non hanno saputo o voluto interpretare le numerose sollecitazioni provenienti dal mondo scolastico in forma democratica e compatta. La scuola ha riposto nel cambiamento politico molte aspettative che, speriamo, non siano ancora una volta deluse.