Il SudEst

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Il rientro di Vittorio Emanuele III e la pericolosa cultura dell’oblio

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di MICHELE PETTINATO

Chissà se ci sarà mai un momento in cui la storia diventerà finalmente quella “maestra di vita” di cui parlava Cicerone.

 

 

 

E’ una domanda, questa, che sentiamo sempre più forte, soprattutto nell’attuale contesto sociale che sembra dimenticare, in maniera colpevole, gli insegnamenti del passato.

Cosa pensare allora, del rientro in Italia della salma di Vittorio Emanuele III, con volo di Stato, e della conseguente richiesta del casato di portarlo al Pantheon? Perché così tanto onore a colui che pose la firma sulle leggi razziali, sull’ascesa del fascismo e sulla rovina di una nazione che fu addirittura abbandonata alla razzia dei tedeschi? Cosa pensare poi delle dichiarazioni dei Savoia che si ostinano a difendere l’immagine di un casato ormai condannato dalla storia?

In un paese come il nostro, che dimentica subito tutto, anche a causa di una cultura che non riesce a proteggere nemmeno il ricordo di quelle conquiste raggiunte a prezzo del sangue, l’immagine stessa della salma del Re che rientra in Italia, è già essa stessa sinonimo di oblio, come un colpo di spugna che fa passare un pericoloso messaggio di impunità.

E poi, cosa dire addirittura della richiesta della famiglia Savoia di trasferire la salma del Re all’interno del Pantheon? Lui, che favorì l’ascesa di Mussolini e del fascismo. Lui, che non destituì lo stesso Mussolini quando fu assassinato Giacomo Matteotti. Lui, che pose la firma sulle leggi razziali, vergogna di un paese abbandonato a se stesso.

Proprio in questi giorni, in cui stiamo celebrando i 70 anni della Costituzione italiana, repubblicana e antifascista, questa vicenda oscura del rientro della salma del Re nel Santuario di Vicoforte, sia davvero l’occasione per l’intera classe politica e sociale di ricordare i valori di libertà su cui è rinata la nostra democrazia.

Lo faccia con più forza il Presidente della Repubblica Mattarella, lo facciano tutte le componenti politiche di un paese in cui sembra prendere forza quella cultura dell’oblio che si concretizza in quei neofascismi che vediamo proliferare nelle città. E’ un percorso, questo, che non può fare a meno della componente scolastica e della formazione ai più giovani. Le conquiste di libertà vanno sempre alimentate dal ricordo e dalla difesa dei valori che ci hanno resi liberi. E questo, va fatto tutti i giorni.