Il SudEst

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F.I.CO., studenti e città di Bologna

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di MARCO SPAGNUOLO

In questi giorni, nelle newsletter e nei gruppi di docenti italiani sta girando una lettera di CampiAperti

 

(associazione per la sovranità alimentare, molto vicina e sensibile ai temi della biodiversità e dell’agricoltura biologica locale), nella quale si invitano gli insegnanti a non organizzare visite guidate presso F.I.CO. (Fabbrica Italiana Contadina), a Bologna.

Le motivazioni son presto dette: “per noi non è buona agricoltura spruzzare Clorpirifos sulle mele come fa Melinda in Val di Non, così come non è buona agricoltura alimentare gli animali con mangimi OGM come fanno Grana Padano e Amadori oppure fare i dolci con uova da galline allevate in batteria come fa Balocco”. Quindi, una critica a quella che vuole essere pubblicizzata come vetrina della “buona agricoltura” e che come la “Buona scuola” si rivela solo una vetrina, un collegamento mediatico cioè tra il consumatore e l’impresa che vuole vendere un dato prodotto. Inoltre, nella lettera si insiste che non vi è alcun fondo di possibile esito formativo da una visita guidata a F.I.CO., poiché questa non è neanche una fabbrica: “se il vostro intento di insegnanti invece è quello di far conoscere agli studenti la realtà dei processi produttivi industriali allora questo non potrà essere trovato dentro Fico, perché a Fico ci sono solo rappresentazioni di laboratori artigianali, cosi come ci sono solo rappresentazioni di campi coltivati”.

Ma questo non è il primo caso di protesta e boicottaggio verso la nuova fiera agroalimentare, seppur sia stata inaugurata meno di un mese fa. Infatti, proprio il giorno dell’inaugurazione, il 15 novembre scorso il Collettivo Autonomo Studentesco bolognese ha protestato insieme ai SI-Cobas per i reiterati episodi di sfruttamento (sia per i lavoratori che per gli studenti in stage), per le condizioni di lavoro e dei luoghi di lavoro. Tutto questo perché, se era solo il giorno di inaugurazione? Il motivo è presto detto: tutto ciò che studenti e lavoratori, quel giorno, andavano a contestare si è verificato e si verifica negli stabilimenti di Eataly, di proprietà di Farinetti, proprio come le principali quote di F.I.CO.

A tali contestazioni vanno aggiunti anche due punti di non minore importanza rilevati dal portale InfoAut: la questione ambientale e la questione abitativa. Infatti,  “la retorica green di FICO cozza con il fatto che a poche centinaia di metri sorga un inceneritore, attivo dal 1973”. Sul versante della questione abitativa, invece, le istituzioni hanno festeggiato impugnando probabili entrate di 10 milioni di turisti in più all’anno, fenomeno al quale se si risponde impreparati può risultare un autogol per la città:  “i prezzi degli immobili vanno alle stelle all'interno del centro, dove non si affitta più a studenti e lavoratori se non iper-referenziati e dove sale esponenzialmente la presenza di bed and breakfast. Airbnb, portale leader nel settore dell'intermediazione immobiliare, ha ospitato il 29% di affitti in più di case in centro..in un anno”.