Il SudEst

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La scuola del Sud: Tempo pieno, mensa e dintorni

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di LUIGINA FAVALE

Negli anni le varie riforme scolastiche hanno portato ad enfatizzare le differenze geografiche delle offerte formative formative del nostro Paese. Il Nord e   il Sud vivono storicamente disomogeneità di strutture nei fondi, nella gestione  generale del reclutamento e della distribuzione delle risorse.


Il ministro Fedeli, per esempio, per potenziare il sistema d'istruzione dell'infanzia, ha ripartito i fondi destinati a migliorare i servizi offerti per 3 milioni di bambini distribuendo 90 euro pro-capite per i bambini dell'Emilia Romagna contro i 43 a bambino della regione Campania.

Una distribuzione disomogenea delle risorse contribuisce alla mancanza di soluzioni contro l'abbandono e la dispersione scolastica. Già il sud soffre una desertificazione di massa dovuta sia al calo demografico, sia all'aumento dell'emigrazione verso il nord, ma anche alla razionalizzazione delle classi pollaio e mancanza di spazio  geografico che ne consegue per garantire una vita scolastica serena ai piccoli studenti in particolar modo. E' noto infatti che molte province del sud abbiano scuole con poche sezione densamente popolate a dispetto di scuole del nord nelle quali le sezioni non superano le 20 unità.

Favorire e garantire una frequenza a tutti lo si fa offrendo spazi educativi e ludici soddisfacenti.

Mancano purtroppo dei diritti di base che garantiscano la risposta a problemi di sussistenza addirittura. In alcune regioni del sud la povertà minorile è in costante aumento. Un dovere della scuola sarebbe quello dunque di investire sul servizio mensa scolastica in tutti gli istituti comprensivi al fine di assicurare un pasto proteico al giorno a circa il 5 % dei bambini in età scolare che non hanno possibilità certa di consumarlo nelle proprie case. In questo caso la scuola si farebbe vettore di una funzione sociale importante  e di lotta alle suddette situazioni di indigenza.

I dati ufficiali in merito a questo servizio non sono confortanti: il 48 % degli studenti meridionali non ha accesso alla mensa scolastica.

Non offrire un servizio mensa può voler dire contribuire al permanere di quello stato di indigenza e di favorire il fenomeno della dispersione scolastica che trascina con sé la conseguenza di esposizione ai pericoli nelle aree a rischio.

L'obbligo della mensa porterebbe alla conseguente istituzione del tempo pieno e prolungato che diventerebbe un diritto di offerta formativa  e didattica largamente sperimentato al nord.

Al momento questa necessità al sud viene soddisfatta principalmente dalle scuole paritarie e private con un dispendio economico dello famiglie maggiore rispetto alle regioni del nord dove paradossalmente i fondi stanziati sono maggiori e dove la ricchezza reddituale è notevole.

Una sorta di Robin Hood al contrario: si finisce per dare dove già c'è per togliere a chi non ha di per sé.

Il mancato investimento da parte dello Stato alle regioni del sud comporta un duplice effetto negativo : quello dei docenti costretti ad emigrare garantendo un servizio che altrimenti non potrebbe sussistere, quello di un intero indotto lavorativo totalmente azzerato al sud  in ordine al lavoro , alla ripopolazione di interi quartieri ,al blocco del flusso migratorio, alla costituzione di nuove dinamiche sociali, alla nascita di servizi offerti in concomitanza con quelli specifici  tipo la promozione di cooperative specializzate nel settore della ristorazione dell'assunzione di cuochi, inservienti, assistenti, etc.

Se il problema attuale è quello della mancanza di uguali opportunità, dunque, offriamole!

Si tratta di riconoscere che c'è una necessità che va soddisfatta, significa riconoscere e ammettere che è necessario che vengano garantiti dei diritti.

Non dipende solo dalla volontà politica ma dalla presa di coscienza che esiste un diritto di educazione, di istruzione, di crescita e di sviluppo che va semplicemente garantito.