Il SudEst

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Gli studenti che occupano, preoccupano...

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di VALERIA BRUCCOLA

Sono settimane, ormai, che lo storico Liceo classico di Roma, il Virgilio, è al centro di articoli, commenti e indagini, a causa di un'occupazione studentesca caratterizzata da episodi poco edificanti da accertare. Il famoso liceo, che ha sede in un edificio degli anni '30, costruito inglobando strutture preesistenti rinascimentali, è stato occupato dagli studenti nel mese di ottobre dopo il crollo di un soffitto. Questo evento assai grave, che nelle intenzioni degli studenti doveva essere al centro di un dibattito politico sui temi della sicurezza e dell'edilizia scolastica, è poi passato in secondo piano, offuscato da ciò che sarebbe accaduto nel liceo nei giorni dell'occupazione. E' la stessa Dirigente scolastica ad aver denunciato pubblicamente i propri alunni, nelle interviste rilasciate a varie testate giornalistiche, ma anche alle forze dell'ordine, intervenute a valutare lo stato dell'edificio dopo l'occupazione  e a rilevare tracce di eventuali reati commessi durante l'occupazione stessa.

 


Secondo quanto si è appreso, la polizia ha costatato numerosi danni alle strutture, al sistema antincendio, all'allarme, alle porte, al bagno dei disabili ma anche ai banchi, alle sedie, ad alcune aule, specie quelle usate come dormitorio. Sono state anche violate la presidenza e la vicepresidenza e danneggiata l'antica porta di accesso all'aula magna. A completare il quadro, le tracce di uso di alcol e droga, i danni causati dall'esplosione di bombe carta nell'edificio e, sembra, anche la produzione di un video con scene di rapporti sessuali tra studenti.

Nell'immediato, visto lo stato in cui era ridotta la scuola, dopo lo sgombero degli ultimi occupanti, sono state decise misure disciplinari, come l'annullamento dei viaggi di istruzione per i ragazzi coinvolti ma, se si accerteranno le responsabilità dei danni, potrebbero esserci altre conseguenze, essendo stata disposta anche la chiusura della scuola per il ripristino dei locali, con conseguente danno per tutti gli oltre mille studenti che frequentano questo liceo.

Questi accennati sono i “fatti” ma non sono che una parte dei risvolti di questa vicenda. A sentire la Dirigente, infatti, ciò che desta molta preoccupazione sono da un lato l'atteggiamento dei genitori che minimizzano la portata dell'accaduto, la loro insofferenza al clamore mediatico “immotivato”, dall'altro il clima che si avverte distintamente dentro la scuola stessa, dove, a detta sempre della dirigente, uno sparuto gruppo della “Roma bene” spadroneggia nella scuola e ha un atteggiamento intimidatorio nei confronti dei compagni. A nulla servono note disciplinari o i voti di condotta, provvedimenti contrastati dai genitori che ottengono, anche con i ricorsi, la loro cancellazione.

Le parole della Dirigente sembrano raccontare una scuola impotente ma ciò che preoccupa non è ciò che appare ma ciò che emerge, a suo dire, è il retroscena costituito da famiglie che, invece di rafforzare l'autorevolezza dell'istituzione che hanno scelto per l'educazione, la formazione e la crescita culturale dei loro figli, ne minano costantemente l'operato, anche quando semplicemente minimizzano sulle “bravate” dei loro pargoli.

Non è mancata la reazione di docenti, alunni e genitori, che si sono compattati per contrastare l'immagine che loro e la loro scuola hanno avuto in seguito alle interviste rilasciate dalla Dirigente, negando soprattutto l'esistenza di dinamiche mafiose all'interno della scuola, sia tra studenti che da parte delle famiglie nei confronti della scuola stessa. Compatti nel voler difendere il buon nome dell'istituzione, i tre segmenti che compongono la realtà scolastica si sono ribellati alle affermazioni che hanno, a loro dire, ingigantito le vicende, fino a dichiarare pura invenzione il filmino hard divenuto virale sui social.

Qualsiasi sia la verità, emerge un quadro altamente conflittuale, derivante, a mio avviso, da un inquietante aspetto, latente ma lampante agli occhi dei docenti che da anni denunciano la deriva aziendalistica impropria che la politica ha impresso sulla scuola. Ciò ha determinato l'accentuarsi di fattori quali la competitività, l'arroganza, la scarsa disponibilità a riconoscere l'autorevolezza della scuola, l'autorità dei docenti, i ruoli, ecc., sia da parte della società che delle istituzioni stesse. La scuola, minata nelle sue fondamenta democratiche e costituzionali, ha cambiato il suo volto e, in un contesto snaturato nella sua valenza, il disconoscimento del valore istituzionale ha contribuito a determinarla come un luogo dove può succedere di tutto. Anche la percezione delle scuole come “luoghi protetti” si è sgretolata, con il crollo di muri e soffitti degli edifici scolastici ma anche con il mancato riconoscimento da parte della politica e delle amministrazioni prima, delle famiglie e di certa stampa poi, della figura del docente come una guida autorevole e colta. Sono anni che la scuola e chi la conduce subisce attacchi mediatici e che è oggetto delle critiche più spietate, sebbene caricata socialmente di aspettative e compiti. Non può stupire, quindi, che abbiano trovato molto spazio nelle cronache le dichiarazioni della Dirigente del Virgilio, rispetto quelle delle altre componenti della scuola, visto che andavano nella direzione del senso comune che ormai, da anni, addita la scuola come un settore in crisi.

Tuttavia, non ha nemmeno senso sorprendersi se fatti come quelli descritti siano capitati in uno dei “migliori” licei romani, né che tutto sia stato accompagnato da un atteggiamento delle famiglie vicino alla complicità. Un problema nelle scuola c'è, quello di aver perso l'identità! Ritornando sui fatti incresciosi, infine, sicuramente a nulla serviranno sanzioni o punizioni, soprattutto se si pensa che, contemporaneamente, il voto di condotta sarà abolito per decreto e che questo, inevitabilmente, depotenzierà la scuola nell'unico strumento deterrente finora rimasto.

A preoccupare non sono gli episodi in sé, quindi, ma lo scenario generale, complesso e complicato.