Il SudEst

Thursday
Sep 20th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home

Narrazioni paranoidi di un’occupazione: sul Virgilio di Roma

Email Stampa PDF

di MARCO SPAGNUOLO

Il mondo della scuola – assieme alla sua portata politica – e della cultura, in Italia, non trova riposo dal Dopoguerra. Numerose le riforme, da quelle strettamente legate alla pedagogia a quelle legate alle spese, hanno di volta in volta migliorato e distrutto il luogo dove la soggettività del “libero pensatore” viene costituita. E se ne parla sempre, rispetto a dichiarazioni istituzionali o rispetto a rivendicazioni di studenti, docenti e lavoratori della conoscenza. Tuttavia, in questi giorni se ne sta parlando in termini fortemente securitari e politici.


Un collettivo studentesco romano, assieme ad altri, ha occupato la propria scuola, il 13 ottobre, in vista di seri problemi riguardanti la situazione dell’edilizia nell’istituto – infatti, poco prima era avvenuto il crollo del tetto, per fortuna non in presenza di studenti. La scuola romana, ormai famosa per via della polemica, è il Virgilio, e in molti in questi giorni ne hanno parlato: dalla carta stampata alla tv. Si è parlato dei ragazzi e delle ragazze del collettivo studentesco del Virgilio come di “criminali”, “figli di papà” e, in alcuni casi, di “giovani annoiati” che farebbero di tutto. Un ambiente descritto in termini di “omertà” fino ad arrivare ad accusare i militanti del collettivi di costituire un’associazione a delinquere. Le accuse, infatti, di spaccio di stupefacenti durante l’occupazione sono cadute nel nulla, nel momento in cui la scuola, nella sua quasi totalità, ha sostenuto i ragazzi del collettivo, in un corteo che ha avuto come meta la redazione de Il Messaggero. Così si è passati ad accusare nuovamente il collettivo di aver creato un’atmosfera di omertà, tramite fantomatiche aggressioni e intimidazioni. E nuovamente, più forte, la scuola si è mostrata più unita di prima e ha rigettato le accuse. Da qualche giorno inoltre è trapelata la notizia di un video hard girato all’insaputa dei due ragazzi che hanno avuto un rapporto sessuale nella scuola, e che si sostiene sia stato effettuato durante l’occupazione. E quindi, si è accusato il collettivo anche di cyber-bullismo, come di aver esploso due petardi nel cortile dell’istituto: qualunque reato o infrazione sia commessa al Virgilio, è chiaro, è immediatamente ricondotto ai militanti politici del collettivo.

Ma in questi giorni, sui giornali e in tv, non si è parlato di cosa hanno fatto questi ragazzi durante l’occupazione. E soprattutto non è stato detto che è stata un’occupazione politica, volendola far passare come un festival da discoteca a base di stupefacenti organizzata dalla Roma da bere. Infatti, durante l’occupazione, i ragazzi e le ragazze del Virgilio hanno organizzato lezioni alternative su storia, sessualità e generi, oltre  che assemblee sulla precarietà e sul mondo del lavoro; assemblee con il movimento femminista di Nonunadimeno, con la piattaforma dei lavoratori romani Clash City Workers; la presentazione del libro “Tutti i banchi sono uguali” di Christian Raimo, con l’autore; dibattiti sull’informazione e la controinformazione e sull’editoria, con gli attivisti di “Scomodo”, un progetto editoriale degli studenti e delle studentesse romane. Di questo, però, Il Messaggero, come del resto Gramellini, non ne hanno parlato. Più semplice seguire le parole della preside e della Prefettura.

Non sono solo i ragazzi a difendersi, ma dalla loro parte c’è anche una professoressa, Vanda Di Pastena, che ha scritto queste parole – condivise, poi, sulla pagina Facebook del collettivo: «La scuola qui descritta non è la mia scuola, quella in cui lavoro tutti i giorni, fatta da ragazzi per bene con genitori in gamba e attenti al loro futuro.

Non è vero che ci sono molti figli di papà; tanti sono figli di badanti e di colf; la maggior parte di loro proviene dalla piccola e media borghesia, come accade nel resto delle scuole di Roma.»