Il SudEst

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Scuola, Plenaria: Destini in attesa

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di LUIGINA FAVALE

Il 15 novembre si è riunita l'adunanza plenaria per sentire le discussioni dei vari avvocati di sindacati e associazioni scuola in merito ai ricorsi per i diplomati magistrale ante 2001/2002.

 

 


Il diploma magistrale, già riconosciuto come titolo abilitante nel periodo mussoliniano stranamente è diventato un semplice diploma al quale deve seguire la formazione universitaria per poi poter accedere all'insegnamento. I posti pubblici in Italia come nel resto d'Europa sono assegnati in base al superamento di un concorso, ma quando si crea un precedente una folla immensa di persone si sente poi nel giusto diritto di cavalcarne l'onda.

Così è stato per oltre 10mila diplomati magistrali che a seguito del riconoscimento di titolo abilitante nel 2012 di poche decine di maestre, hanno pensato di poter avanzare un ricorso al fine di essere riconosciuti come aventi diritto alla stipula di contratti a tempo  indeterminato pur non avendo frequentato corsi speciali o senza aver vinto concorsi validi per l'insegnamento.

Questo ha creato uno scenario di divisioni e di battaglie non solo legali tra i docenti delle diverse fasce di insegnamento. Chi nel 1999 ha superato il concorso magistrale ha acquisito l'abilitazione all'insegnamento. Chi ha superato il concorso 2012 e 2016 per la scuola, non ha acquisito l'abilitazione ma ha avuto una cattedra (almeno lì dove i posti messi a bando non sono misteriosamente spariti) . Chi ha superato la SSIS o il TFA ha acquisito una abilitazione. Tutti questi docenti hanno investito tempo, studio e denaro pur di formarsi ed essere dei buoni insegnanti o almeno per essere ben formati sulla materia, consapevoli che la teoria e lo studio comunque sono coadiuvanti dell'esperienza che si fa sul campo. Infatti il lavoro a scuola è frutto il più delle volte del rapporto giornaliero con la scuola e con i ragazzi.

Chi in questi anni ha prestato comunque il proprio servizio come precario nella scuola ma non ha, per svariate ragioni, conseguito i titoli abilitanti ha partecipato a questi ricorsi pur di entrare nelle famose GAE, le graduatorie ad esaurimento, chiuse proprio da quando i corsi e i concorsi abilitanti hanno cessato di esistere. Al momento oltre 10mila persone sono riuscite ad entrare in queste graduatorie in seguito al ricorso, con la riserva. Riserva che potrebbe sciogliersi positivamente o meno a seguito della decisione della plenaria.

Il Consiglio di Stato deve legiferare e comunicare la propria decisione. L'attesa si fa lunga tenendo conto che dal 2014 che sono in atto questi ricorsi e che questo ha creato fortissimi dissapori. Il contenzioso nasce infatti lì dove, persone che dopo la maturità magistrale si sono occupate di tutt'altro nella vita ma che all'improvviso si sentono investite della vocazione all'insegnamento chiedono l'inserimento in gae perché " è un diritto".

Vero, se il consiglio si pronuncerà a favore, ma lasciatemi anche dire che i diritti reali o acquisiti che siano, devono corrispondere però ad un cammino e ad un bagaglio personale, culturale e di umiltà capace di far  ammettere che nella lista dei diritti c'è chi sta un posto più avanti.

A tal proposito l'onorevole D'Onghia si è espressa affermando che lì dove la sentenza sarà a favore dell'apertura delle graduatorie, bisognerà fare un distinguo e capire e valutare un diritto di precedenza oltre che di semplice possesso di titolo. Chi ha superato un concorso, chi ha anni di formazione, chi ha molti anni di servizio merita anche di avere riconosciuto un diritto di precedenza su chi entra nella scuola solo col mezzo del ricorso dopo una vita spesa in altro.

E la sottoscritta, vincitrice di due concorsi scuola, non può che convenire con questa affermazione.

Molti destini sono appesi a questa decisione e molti contratti già stipulati rischiano di essere rescissi se il parere del Consiglio di Stato fosse negativo, con la conseguenza del caos totale in ogni scuola dello stivale.

Il peso del destino di molti docenti  e delle attese lunghissime si fa sentire tutto sulla magistratura quindi, in un Paese in cui la politica teme o è incapace di trovare soluzioni.

Comunque andrà sarà  quest'ultima in un futuro quanto mai prossimo a dover prendere delle decisioni definitive e ad impegnarsi a trovare le soluzioni più idonee a garantire il lavoro agli insegnati, il benessere agli studenti e soprattutto una sopravvivenza dignitosa alla scuola italiana , istituzione che per anni è stata il fiore all'occhiello di questo Paese.

E la sottoscritta in particolare si augura che le soluzioni, il governo voglia discuterle seriamente invitando le parti interessate al tavolo tecnico, poiché solo chi la scuola la vive e la ama ogni giorno può capirla veramente.