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Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti uccisi sulla sedia elettrica sulla base di accuse inconsistenti

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di MARIELLA CATALDO

Penitenziario di Charlestown (USA), 23 agosto 1927


Gli Usa, a fine ‘800 inizi ‘900 hanno un impetuoso sviluppo economico grazie al possesso di materie prime, al progresso tecnologico, allo sviluppo dei trasporti ferroviari e fluviali, ad un mercato interno e d’esportazione, ad una manodopera abbondante fatta in prevalenza da immigrati. Lo stato protegge l’economia con tariffe doganali protettive, con sovvenzioni e commesse.

Tutto questo sviluppo economico non si svolge in regime di libera concorrenza, ma di trust, grandi concentrazioni industriali e finanziarie, capaci di controllare costi di produzione e prezzi. Nascono la United Steel Corporation di A. Carnegie (ferro e acciaio), la Standard Oil Company (con Rokfeller che controlla la raffinazione degli oli minerali). La International Harvester Company del gruppo Mc Cormick ha il monopolio quasi totale della produzione degli attrezzi agricoli. Il magnate Morgan detiene un vero e proprio trust del denaro riunendo le numerose banche.

I lavoratori sono sotto il tallone di ferro di un capitalismo monopolistico e l’immigrazione è un freno per le loro rivendicazioni. Tra il 1870 e il 1910, più di 20 milioni di operai polacchi, ungheresi, italiani irlandesi, vomitati dalle navi che varcavano gli oceani, sono costretti ad accettare qualsiasi salario pur di lavorare. Organizzati nei Cavalieri del lavoro, nella American Federation of Labor (AFL), nella Industrial Workers of the World (IWW) scioperano rivendicando il diritto di associazione e di sciopero, per la riduzione della giornata lavorativa, l’aumento dei salari, l’abolizione del lavoro infantile, per una maggiore sicurezza sul lavoro e la riduzione del flusso di immigrati. Il loro limite è però il carattere strettamente corporativo delle rivendicazioni.

L’opinione pubblica è allarmata per il crescente dominio dei monopoli. Il presidente democratico Wilson (1913-1921) riduce i dazi protettivi, mette sotto controllo pubblico le banche e istituisce una imposta progressiva e vara una legge antitrust (Clayton Antitrust Act).

Gli Usa, ormai consapevoli della propria potenza economica e militare teorizzano il “ panamericanismo” (l’America agli americani) con la dottrina Monroe e poi col corollario Roosvelt rivendicando il diritto di espandersi sull’intero continente americano fino a controllare le isole del Pacifico (Samoa e Hawai). Il panamericanismo era stato inaugurato dalla guerra ispano americana (1898) con cui gli americani sostituiscono gli spagnoli sull’isola di Cuba istaurando un regime fantoccio asservito agli interessi degli USA, che si arrogano il diritto di interferire non solo nella politica estera, ma anche interna di Cuba con l’emendamento alla costituzione (emendamento Platt). Cuba, Filippine, Portorico sono, insieme a Samoa e Hawaii, le perle che l’imperialismo Usa sta infilando ad una ad una grazie alla “diplomazia del dollaro” con cui corrompe la borghesia compradora locale, che asserve gli interessi del proprio paese a quelli statunitensi. Gli USA teorizzano e praticano la politica della “porta aperta” in estremo Oriente (Cina) e America latina. A Panama istaurano un regime fantoccio da cui ottengono la concessione per il taglio del canale di Panama; in Messico reprimono la rivoluzione di Pancho Villa.

Dopo la prima guerra mondiale, il democratico Wilson pensa di far assumere agli Usa un ruolo di egemonia internazionale e di assicurare uno sviluppo equilibrato e ordinato al sistema capitalistico, ma la sua sconfitta alle elezioni del 1920 ad opera del repubblicano Harding, e poi di Coolidge e ancora di Hoover porterà gli Usa alla crisi del 1929. L’inversione di tendenza repubblicana rispetto alla politica democratica fu evidente soprattutto in politica estera, caratterizzata da un forte isolazionismo. Gli Usa si rifiutano di partecipare ai lavori della Società delle Nazioni, non ratificano i trattati di pace di Parigi, negoziando trattati bilaterali con Germania, Austria, Ungheria e negando il riconoscimento diplomatico all’Unione Sovietica (lo farà solo nel 1933 sotto la presidenza Roosevelt).

Questo quadro isolazionistico è il brodo d coltura dei provvedimenti antiimmigrati. Mentre i democratici (Wilson) avevano introdotto un criterio di tassazione progressiva dei redditi e alleggerito il protezionismo doganale, i repubblicani operano un’inversione di tendenza riducendo il reddito globale e accrescendo il reddito dai dazi doganali.

Gli anni in questione (1920-29) (“anni ruggenti” definiti dal grande scrittore americano J. Scott Fitzgerald in Tenera è la notte) sono caratterizzati da protezionismo doganale, diminuzione della tassazione per i capitalisti, indebolimento del movimento sindacale e da un benessere generalizzato. Tutto ciò produce un clima di euforia e di ottimismo per un’espansione incontrollata del capitalismo e dei suoi spiriti animali.

Tra il 1922 e il 1929 c’è un aumento della produzione e del reddito nazionale del 50% anche grazie alla catena di montaggio dell’ingegner Taylor applicata alla fabbrica automobilistica Ford. Da questo benessere, che premia le aristocrazie operaie, sono però esclusi immigrati, i lavoratori meno qualificati, i neri.

Le rapide trasformazioni dell’America moderna ed emancipata non devono far però dimenticare l’esistenza di un’altra America tradizionalista, dal fondo puritano, che sentiva questa evoluzione come una minaccia alle basi della nazione. Queste fobie e lati oscuri si concretizzarono nella “paura dei rossi” (Red Scare) che attraversò il paese nel 1917-20 e venne generata dall’allarme per la rivoluzione bolscevica. Una vera caccia alle streghe colpì come una mannaia radicali e dissenzienti, circa 9.000 persone furono arrestate e tenute in carcere senza processo e i comunisti costretti alla clandestinità dal 1920 al 1923.

Questo clima avvelenato generò il caso Sacco e Vanzetti che, per le reazioni emotive suscitate nell’opinione pubblica americana e mondiale, può essere paragonato all’affare Dreyfus.

Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, due anarchici italiani arrestati nel 1920 sotto l’imputazione di omicidio, furono giustiziati nel 1927 dopo un processo, distorto dall’intolleranza e dal pregiudizio, che non aveva raggiunto le prove della loro colpevolezza.

Come coda al Red Scare ormai tramontato, abbiamo le restrizioni all’immigrazione, la ripresa dell’azione razzista del Ku Klux Klan ed una forte ripresa del gangsterismo a causa del proibizionismo che generò banditi della portata di Al Capone.