Il SudEst

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I diritti di un maestro

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di LUIGINA FAVALE

La storia della scuola è fatta di  privilegi, di doveri, di grandi passioni, di coinvolgimenti, di discriminazioni, di ambizione , di giovinezza in progresso, di diritti negati, violati, reclamati.


La discussione sui diplomati magistrale ha aperto un nuovo scenario sul fronte dei diritti.
Diplomati che reclamano un diritto all'insegnamento che è stato negato dal meccanismo dei concorsi e dalle tortuose vie per raggiungere il ruolo attraverso graduatorie ad esaurimento, che pare lascino spazio più all'esaurimento degli aspiranti che non alla graduatoria stessa, vincitori di concorso che rinnegano il diritto dei primi e rivendicano il proprio , altri che hanno speso soldi per i corsi abilitanti e non accettano le scelte giuridiche che permettono salti di qualità di "semplici diplomati" in gae .
Battaglie che generano guerre e che in tutto questo non sentono il rumore di un pugno che arriva in faccia ad una docente da un suo alunno a seguito di un rimprovero, che non accolgono i malumori di migliaia di insegnanti che vengono declassati, maltrattati dalle poltrone della politica fino alle vie di campagna dei contadini. Chiunque sembra essere in possesso di virtù tali da poter esprimere pareri, giudizi e sentenze sui maestri.

Ma finché questa categoria che fatica a sentirsi tale perché divisa all'interno del.suo grembo da fasce, graduatorie e titoli, non capirà ad autodifendersi e a ritornare a credere che ciò che sta svolgendo è un lavoro allora mai nulla cambierà.

Fare il maestro significa dare delle direttive e lasciare ai ragazzi la possibilità di scelta sulle strade da seguire ; fare il maestro vuol dire non insegnare ma far uscire il meglio che si ha dentro per comprendere ciò che ancora non si sa . Questa non è una missione. Per quella servono preti e suore . Il docente, il maestro, l'insegnante è un lavoro. Come ogni lavoro ha dei doveri da assolvere ma anche dei diritti che vanno rispettati. Il diritto di essere un lavoratore fugge dal sentirsi a casa nel posto di lavoro, confondere luoghi e spazi , attività e mansioni con i luoghi della propria vita induce nel rischio che i non addetti ai lavori possano a loro volta entrare nelle nostre vite con una confidenza che va oltre il rapporto lavoratore ed utenza. Noi siamo lavoratori quando ne avremo preso coscienza veramente fermeremo l'armistizio e metteremo fine a queste guerre intestine e il rispetto dall'esterno verrà da sé.