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CLAP a Torino: intervista a Trobia delle CLAP romane

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di MARCO SPAGNUOLO

Nel percorso contro il G7 di Torino, attiviste e attivisti, studenti e precari, hanno deciso anche di costruire le CLAP nel capoluogo torinese. Un’esperienza che è nata da due assemblee, nella giornata di ieri, ospitate dalla Cavallerizza Irreale: “come mobilitarsi nella gig economy?” e “come funzionano le camere del lavoro autonomo e precario?” sono stati i temi.


Nel comunicato, pubblicato nel corso di questa settimana, hanno scritto: «Siamo giovani e meno giovani che fanno dei «lavoretti» a 3 euro l’ora per pagarsi un affitto o aiutare a casa. Il nostro contratto di lavoro scade tra qualche settimana o tra qualche mese, e non sappiamo cosa succederà dopo; alcuni di noi il contratto proprio non ce l’hanno e lavorano in nero». Poi una breve presentazione: «Vogliamo costruire in Cavallerizza nelle Camere del Lavoro Autonomo e Precario, uno spazio fisico in cui ritrovarci, raccontarci ciò che succede nel nostro lavoro, farci forza reciprocamente per non accettare lo sfruttamento, in cui auto-organizzare sportelli di assistenza legale, consulenza fiscale, competenze sui contratti e sulle pensioni, per aiutare noi stessi e chi è nelle nostre condizioni». E infine hanno sottolineato che «La CLAP di Torino vuol essere uno spazio di auto-organizzazione e ricomposizione di lavoratori e lavoratrici, che sostiene e amplifica le azioni e le mobilitazioni dentro e fuori il luogo di lavoro (presidi, picchetti e scioperi) e ambisce alla loro connessione in lotte comuni, senza alcuna distinzione».

Ma cosa sono le CLAP? Come funzionano? Quali sono state le esperienze e le difficoltà degli ultimi anni? Per rispondere a queste domande, abbiamo intervistato Tiziano Trobia, attivista delle CLAP romane.

Trobia ha subito segnalato la ricomposizione, in un quadro di socialità e partecipazione nei processi, delle tre funzioni sindacali classiche: servizio, mutualismo, organizzazione. «Il riconoscimento di figure precarizzate e marginalizzate non deve arrestarsi davanti alle difficili modalità di sindacalizzazione», per cui le CLAP di Roma hanno da subito fornito «strumenti utili a questo fine, come l’assistenza legale, totalmente gratuita» per «salvaguardare» i soggetti in lotta. Ma i soli servizi non bastano, e risponde alla domanda di «quale organizzazione dare a questi lavoratori?»: tenere insieme un «sindacalismo sociale, con strumenti classici» con pratiche e analisi proprie di movimenti sociali. In questo modo, gli strumenti sindacali sono utili ad una «alfabetizzazione» dei lavoratori, in senso politico e organizzativo.

Centrale, poi, la pratica della coalizione – e il ricordo va alla «coalizione sociale» del 2014 – e i legami sempre più stringenti tra la figura dello studente e quello del lavoratore precario/autonomo. «Coinvolgere, oggi, gli studenti in alternanza scuola-lavoro alle lotte dei precari è sempre più necessario» poiché «con la scusa della formazione si sta deliberando il fatto che studenti e giovani lavorino per ricompense minime» «abbassando ulteriormente il livello dei salari». È infatti importante far comprendere che «non c’è nulla di formativo in stage in cui fai le fotocopie», soprattutto se si pensa ai luoghi accademici pieni di lavoro gratuito, tra dottorandi e ricercatori.

Un nuovo modo di fare sindacalismo, dunque. Come tenere insieme le figure dei lavoratori autonomi, migranti, della sanità e del terzo settore? «Ci siamo trovati spesso di fronte a situazioni in cui, come le vertenze del terzo settore, è impossibile non intrecciare le lotte», ma spesso ci sono anche situazioni di alto ricatto, come quelle dei lavoratori della sanità o dell’accoglienza.

La nascita delle CLAP a Torino (sono presenti oltre a Roma, anche a Padova e Napoli) suscita la prospettiva di un soggetto che si muove sul piano nazionale. Su questo, Trobia afferma la centralità «dell’autonomia metropolitana», cercando però di «fare battaglie comuni su terreni comuni con proposte comuni».