Il SudEst

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Terremoto Ischia: fotografia dell’Italia di oggi

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di NICO CATALANO

Ad una settimana dalla pubblicazione dell’ennesima denuncia da parte di Legambiente riguardante  il degrado subito negli ultimi decenni da oltre la metà delle coste italiane, letteralmente "mangiate"  dal cemento attraverso scellerati quanto ripetuti interventi antropici legali e abusivi, è bastata una scossa di moderata intensità per risvegliare il nostro Paese tra le macerie e  riportarci all’ amara realtà di una Nazione alle prese da sempre con la continua emergenza del rischio sismico dovuto sicuramente ad un territorio, quello del bel Paese, un tempo decantato come “ la verde bellezza Italica” oggi purtroppo diventato invece sempre più simile ad una grigia “groviera”.


Infatti a quasi un anno dai tragici fatti di Amatrice, ad Ischia lunedì scorso, una scossa di terremoto caratterizzata da un’entità pari a magnitudo 4.0  con epicentro nel mare Tirreno a soli 5 chilometri di profondità, ha colpito la parte settentrionale dell’isola,  dove il territorio del comune di Casamicciola terme, è risultato il luogo maggiormente colpito.

Quanto avvenuto nell’isola Campana è purtroppo la fotografia dell’Italia di oggi, sicuramente l’unico Paese membro del G7 in cui purtroppo basta un terremoto di magnitudo 4.0  per portare lutti e distruzione, questo a causa della mancanza di prevenzione dei  rischi sismici e di dissesto idrogeologico, dell’ assenza di un serio piano antisismico e di messa in sicurezza dell'intero territorio nazionale  ma anche per un’inesistente consapevolezza del rispetto delle regole sia da parte dei cittadini così come della politica, locale e nazionale.

Un Paese che si conferma estremamente vulnerabile come un "castello costruito con le  carte"  senza  la presenza di  atti concreti da parte delle istituzioni per prevenire o contrastare questi nefasti fenomeni, un'Italia dove alle tante belle parole pronunciate  ogni qualvolta si verificano questi funesti eventi, sistematicamente non fanno seguito  le dovute azioni consequenziali.

A  tale proposito, viene da chiedersi dove sono finite le tante promesse "gratuitamente" elargite prima da Matteo Renzi  e poi da  Paolo Gentiloni  durante questi mesi in risposta  proprio a quanto accaduto la scorsa estate ad Amatrice? elenchiamole: dall'informativa alle popolazioni delle zone ritenute più sensibili agli eventi sismici, alle lezioni formative nelle scuole,  passando per l’obbligo  del fascicolo e assicurazione relativa per ogni fabbricato, sino al necessario rifinanziamento della carta geologica e  per la microzonazione sismica dei territori,  in ultimo  una seria lotta all’abusivismo edilizio tramite l'applicazione della legge, purtroppo ad un anno dal terremoto che ha colpito le regioni dell’Italia centrale, di tutto questo, niente o quasi nulla è stato fatto, invece emerge una marcata volontà da parte della politica di non contrastare questi fenomeni, lo dimostra  la legge varata a giugno scorso proprio dalla regione Campania,  la quale addirittura blocca le demolizioni di ecomostri anche nelle zone sottoposte a vincolo,  il disegno di legge Falanga, il decreto Madia e la clamorosa sfiducia del Sindaco di Licata, colpevole secondo un  trasversale “pensiero” politico di volere fare rispettare la legalità attraverso il contrasto dell'abusivismo edilizio in quel comune.

Una situazione paradossale che rende il territorio Italiano sempre più fragile, sia per le sue peculiarità geologiche ma anche soprattutto per il diffuso abusivismo presente,  una cattiva consuetudine che consiste nel costruire per poi attendere un condono che prima o poi arriverà, una Nazione dal condono facile e ripetuto, ben tre negli ultimi venti anni, per le istituzioni  una sconfitta annunciata, già perché quando viene varato un condono di conseguenza è sempre e solo lo Stato che perde.

Un "Paese degli abusi" con le nostre città, campagne e zone costiere caratterizzate  da nord a sud  dalla  presenza di decine di migliaia di edifici costruiti ignorando le norme vigenti, vere e proprie speculazioni edilizie, il più delle volte effettuate dove persino il  buon senso non lo permetterebbe,  edificando in fretta e furia, utilizzando materiali e tecniche di scarsa qualità e spesso senza prevedere alcun accorgimento antisismico.

E' giunto il momento che Governo e  Parlamento si assumano la responsabilità di decidere in merito alla questione, rovesciando finalmente quella logica perversa che subordina l'agire politico alla ricerca dello spicciolo consenso, perché la tutela del nostro prezioso patrimonio ambientale e la sicurezza delle vite umane valgono molto di più degli interessi delle lobby dei vari asfaltatori, cementificatori e petrolieri.