Il SudEst

Tuesday
Jan 16th
Dimensione carattere
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size
Home

Legalità contro umanità

Email Stampa PDF

di LAVINIA ORLANDO

Fino a quale punto il rispetto della legge può limitare i diritti umani?


È questa la principale domanda che viene da porsi dopo aver letto di quanto accaduto a Roma presso Piazza Indipendenza e davanti alla Stazione Termini e dopo aver visionato i filmati che, nella società della connessione perenne, hanno iniziato a fioccare in rete.

I protagonisti di tale vicenda sono centinaia di rifugiati provenienti da Eritrea ed Etiopia, bambine, donne e uomini che sono stati ritenuti meritevoli di protezione dal nostro Stato, il c.d. diritto d'asilo enunciato all'articolo 10 di una Costituzione che continua spesso a rimanere inapplicata. Non si tratta, dunque, dei richiedenti asilo in attesa di Commissione che affollano i Centri di Accoglienza Straordinaria sparsi per tutto il territorio italiano, bensì di un'umanità che, direttamente o indirettamente, è stata obbligata dal Governo dello Stato di provenienza ad abbandonarlo, rifugiandosi, appunto, altrove e che ha già trovato ufficiale riconoscimento di tale status.

Tali persone sono i protagonisti di uno dei capitoli più neri della recente storia italiana, che prende avvio con la decisione della Questura, d'intesa con la Prefettura di Roma, di liberare un immobile (vecchia sede dell'Ispra), occupato da quasi quattro anni da oltre quattrocento migranti (ma, secondo l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, si tratterebbe, in realtà, di ottocento persone) meritevoli di tutela umanitaria, a cui lo Stato italiano non aveva garantito altro che l'occupazione “abusiva” dell'edificio predetto (quando, in realtà, la legge prevede che lo Stato predisponga una qualche forma di ausilio a favore di chi scappa da guerre ed oppressioni di altro tipo).

Sappiamo bene che il periodo immediatamente antecedente e successivo a Ferragosto ed il mese di agosto in generale sono i momenti in cui chi governa compie le peggiori gesta, complice la disattenzione mediatica e le ferie della maggior parte degli italiani. Ed ecco che, in un assolato 20 agosto, Questura e Prefettura si sono dilettate a procedere con l'allontanamento dei rifugiati dallo stabile (già pubblico, ma divenuto privato), la maggior parte dei quali, non avendo soluzioni alternative, si è riversata su Piazza Indipendenza, laddove si è compiuto il peggio, con mezzi della Polizia impegnati a liberare gli spazi attraverso gli idranti e donne e bambini inermi a subirne le conseguenze (con diversi feriti a dimostrare l'effettività di tale violenza, del tutto gratuita e spropositata visti i soggetti verso cui veniva indirizzata).

Chi avrà la pazienza di far scorrere le immagini potrà così rendersi conto di come la cura Minniti non sia poi così differente da quanto avvenuto con precedenti esecutivi, esplicitamente targati centrodestra. La circostanza che un dirigente della celere ordini ai suoi sottoposti di far “sparire” i migranti e di spaccare loro un braccio nel caso in cui avessero tirato qualcosa è sintomatica del clima che si respira, a cominciare dalle alte sfere per finire con i sottoposti, né l'apertura di una formale inchiesta da parte della Questura di Roma a fronte di tali frasi violente porta a lenirne le conseguenze.

E se è vero che la scelta di colpire i rifugiati proviene dal Ministero, è anche vero che non va dimenticato il “non ruolo” dell'Amministrazione comunale, rea di non aver trovato soluzioni alternative e di essere rimasta nell'ombra a fronte delle violenze perpetuate da chi, in realtà, avrebbe dovuto tutelare i migranti.

Ministero, Polizia, Comune di Roma avrebbero dovuto tutti, ciascuno per la parte di propria competenza, trovare una soluzione per bambini, donne e uomini scappati da situazioni per noi inimmaginabili ed avrebbero dovuto farlo, non solo per senso di giustizia, ma anche e soprattutto perché è la legge a prevederlo, nella stessa misura in cui la legge medesima stabilisce misure di sostegno a favore di cittadini italiani in difficoltà (purtroppo anche in questo caso finendo, sovente, per fallire miseramente).

Ed allora, invece che seguire Lega Nord (“Forza ragazzi. Sgomberi, ordine, pulizia ed espulsioni. Gli italiani sono con voi!”, ha affermato il sempre presente Matteo Salvini, a commento di quanto stava avvenendo a Roma)) e Movimento Cinque Stelle (secondo il candidato Premier in pectore Di Maio, la Raggi deve occuparsi prima di tutto dei romani) nella vera e propria istigazione alla guerra razziale che entrambe le forze politiche si divertono a portare innanzi, si dovrebbe avere la freddezza di comprendere che, indipendentemente dalla razza e dalla cittadinanza, i romani e gli italiani in generale che combattono da anni per ottenere la casa popolare o il nido pubblico non sono in nulla differenti, se non per il colore della pelle, dai rifugiati politici che lottano per un tetto o per un lavoro dignitoso (cioè retribuito secondo i minimi salariali e con regolare contratto).

Finché chi è in basso continuerà a dividersi, non ci sarà migliore condizione per nessuno degli istanti e chi, al contrario, vanta posizioni dominanti non farà altro che accrescere il proprio potere e la propria ricchezza.