Il SudEst

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Indagati i vertici della Banca Popolare Pugliese

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di NICO CATALANO

Dopo quanto è già avvenuto in Toscana e Veneto, i venti di crisi colpiscono anche il sistema bancario pugliese e la sua Banca più importante,

 

 

 

quella popolare di Bari che regge da sola gran parte dell’economia e del sistema creditizio del capoluogo così come della stessa Regione Puglia con oltre settantamila azionisti e circa 3.600 dipendenti.

Gestioni non proprio regolari, bilanci in rosso, diversi prestiti anomali, tutto questo da aggiungere ad una grave accusa di maltrattamenti ed estorsione nei confronti di un dipendente troppo solerte e poi quella “strana” operazione Tercas ovvero l’acquisizione della Cassa di Teramo effettuata a luglio dello scorso anno, salvata dalla bancarotta tramite il processo del bal-il così come avvenne nel caso di Mps e delle quattro banche del centro Italia : Banca Etruria, Carife, CariChieti e Banca delle Marche, episodi poco chiari  che hanno indotto la magistratura barese ad aprire un’inchiesta giudiziaria, l’ennesima, addirittura la quarta in pochi anni, che rischia stavolta  di portare l’istituto bancario pugliese in fallimento, creando di fatto gravi e incalcolabili danni per l’economia dell’intera regione perché questo porterebbe di fatto sul lastrico sia i dipendenti così come i tanti  azionisti.

Infatti in seguito alle  indagini coordinate dai pm Lydia Giorgio e Federico Perrone Capano, condotte da dicembre dello scorso anno dai finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Bari, durante la scorsa settimana i vertici del più grande istituto di credito del Sud sono finiti nel registro degli indagati, tra questi il presidente dello stesso istituto Marco Jacobini, l'ex direttore generale Vincenzo De Bustis, già amministratore delegato in precedenza sia di Monte dei Paschi di Siena così come della Deutsche Bank, indagati anche i due figli dello Jacobini, Gianluca e Luigi i quali ricoprono attualmente rispettivamente i ruoli di condirettore generale e attuale vice;

inoltre avvisi di garanzia sono stati notificati dai magistrati del capoluogo pugliese anche al responsabile della linea contabilità e bilancio della banca Elia Circelli, nonché al dirigente dell'ufficio rischi dell’istituto Antonio Zullo.

L’ accusa rivolta a tutti loro, fatta eccezione per De Bustis è quella di associazione per delinquere, truffa, ostacolo all’attività della Banca d’Italia e false dichiarazioni nel prospetto informativo consegnato alla Consob inoltre la famiglia Jacobini al completo, padre e due figli, dovranno rispondere anche del reato di concorso in maltrattamenti ed estorsione, una brutta vicenda quest’ultima avvenuta ai danni di un funzionario del gruppo bancario impiegato all’ufficio rischi nel periodo compreso tra il 2013  e il 2016.

Infatti, secondo quanto emerso durante una delle quattro inchieste,   coordinata  dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, il funzionario di banca in questione, sarebbe stato prima mobbizzato e poi licenziato in tronco perché aveva evidenziato diverse   irregolarità effettuate dai dirigenti della banca,  come le agevolazioni ad alcuni grossi azionisti vicini alla politica che conta, tramite ordini di vendita di titoli inseriti manualmente e senza il rispetto dell’ ordine cronologico, così violando il principio della parità di trattamento dei soci e danneggiando i piccoli azionisti e i risparmiatori, inoltre lo stesso dipendente aveva anche più volte manifestato netta contrarietà riguardo all’operazione Tercas ritenendola rischiosa e non sicura per azionisti e correntisti.

I magistrati stanno accertando attraverso indagini serrate anche probabili commistioni tra politica locale,  finanza, imprenditoria e la reggenza di quella che con atti, clienti e numeri risulta il più grande istituto bancario del sud ma l’ipotesi di reato più grave per i dirigenti della Bpb è quella di avere varato negli anni 2013-2015 due aumenti di capitale tramite prospetti informativi falsi consegnati alla Consob comunicando così una situazione finanziaria non veritiera, quindi di avere  acquisito titoli sulla base di dati fasulli.

Se le accuse mosse dai magistrati fossero confermate, per gli effetti di una sentenza della Corte di Cassazione ogni investitore potrebbe chiedere ed ottenere la risoluzione del contratto con l’immediata restituzione di tutto il capitale investito, cosa che rappresenterebbe un salasso mortale per la banca ma anche un colpo durissimo per correntisti e risparmiatori nonché per l’economia dell’intera regione, quella Puglia che dopo una stagione di primavera si sta risvegliando poco a poco  nella dura realtà di un freddo inverno senza avere visto un solo giorno d’estate.