Il SudEst

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La desertificazione demografica del Meridione

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di MARCO SPAGNUOLO

Che l’Italia non sia un paese per giovani è una cosa detta e ridetta: da critica politica a intercalare nelle chiacchierate estive sotto l’ombrellone, è una frase vecchia più di trent’anni. Tuttavia, il suo ripetersi incessante non l’ha fatta diventare obsoleta, né i nuovi tempi l’hanno contraddetta. Eppure, molte riforme, a partire dagli anni Novanta si sono susseguite. Dall’estinzione della “scala mobile” al Jobs Act, dalla riforma Berlinguer della scuola al “liceo breve” e all’università a numero chiuso. Tutte riforme nella stessa direzione: aumentare i ritmi di produzione, moltiplicare i contratti, annullare diritti sociale e scommettere al ribasso su tutele e salari. Le generazioni cresciute tra gli Ottanta e i Duemila sono quelle più sotto attacco, ma sono quelli tra i 18 e i 24 anni quelli che hanno aumentato all’impazzata la loro fuga da un “paese che non è per giovani”: l’Espresso, il 9 agosto, ha pubblicato un’inchiesta con statistiche approntate dall’Istat a proposito.


I dati non parlano di una novità o di un’inversione di rotta, cioè il “problema giovani” non è fresco, ma parlano anzi di un incremento, incessante, della cosiddetta “fuga di cervelli”: si tratta di una continuità, amplificata dalle riforme sul mondo della scuola e del lavoro. A poco serve sottolineare la crisi impazzata da 2008, ma essa risulta più un aggravante che una causa. La radice è innanzitutto politico, frutto cioè di volontà e progetti politici, poi aggravata da un disastro economico di cui è causa.

Nel sud Italia, la questione giovanile si intreccia alla questione meridionale: se su quasi tutto il territorio, infatti, la presenza della Mafia incrementa l’assenza di politiche sociali e giovanili all’altezza dei tempi, dal versante economico i nuovi cambiamenti hanno causato uno squassamento del tessuto  produttivo del Meridione. Infatti, una regione come la Calabria, con un tessuto manifatturiero quasi inesistente, sostenuta da turismo e economia primaria (agricoltura e allevamento in primis), ha dovuto fare i conti con il nuovo capitalismo: call-center, informatizzazione, terziarizzazione, piattaforme online di B&B e servizi di vita quotidiana. Tutto infarcito con la precarietà e l’assenza di tutele, la flessibilità obbligatoria, istruzione dilaniata nei servizi, imbrogliata nella burocrazia, manchevole di finanziamenti pubblici (che non mancano mai, guarda caso, in Lombardia). La Calabria è la fotografia più nitida della situazione giovanile del Meridione, e tutti gli elementi presenti ivi si ritrovano in Puglia, Sardegna e Sicilia in primis.

Passando i dati, l’inchiesta Espresso/Istat mostra come dal 2008 ad oggi, ben 6.501 ventenni abbiano lasciato Napoli, più di 4.500 hanno lasciato Messina, Taranto, Reggio Calabria e Palermo, mentre più di 3000 hanno abbandonato Bari, Cagliari e Foggia. La vetta di questa macabra classifica è stata guadagnata dai capoluogo di regione di Sicilia, Campania, Calabria e Puglia.