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L’approvazione del CETA verso un rinvio “forzato” a dopo le vacanze?

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di NICO CATALANO

Il CETA acronimo dell’inglese Comprehensive Economic and Trade Agreement, letteralmente accordo economico e commerciale globale  è un trattato commerciale ed economico di libero scambio tra Unione Europea e il Canada che è stato approvato lo scorso febbraio in sede di Parlamento Europeo e necessita per diventare valido nell’intero territorio dell’Unione Europea di essere ratificato dal parlamento di ogni Stato membro UE.

Nel nostro Paese, dopo un disegno di legge emanato dal governo Gentiloni a fine maggio, lo schema di accordo è stato successivamente approvato in commissione Esteri di Palazzo Madama grazie sia al soccorso ricevuto dalla maggioranza di governo da Forza Italia che ha votato a favore del trattato così come dall’assenza temporanea dai lavori della commissione dei due senatori di articolo 1Mdp, il partito di Bersani e Speranza che fa parte della maggioranza ma che ultimamente si è dichiarato ufficialmente contrario alla ratifica dell’accordo.


Il trattato ha visto in tutta Europa così come in Italia l’opposizione di gran parte dei movimenti dei consumatori, delle sigle sindacali e delle associazioni agricole, nel nostro Paese un largo fronte formato da diverse realtà della società civile, del mondo sindacale, associativo, produttivo e ambientalistico,  tra le quali Coldiretti, CGIL, Aiab, Acli Terra, Legambiente, Slow Food, Green Peace, Libera, Fair Watch, Movimento Consumatori e Arci hanno costituito il movimento stop CETA.

Queste sigle ritengono che  l’Accordo oltre a mettere in crisi il nostro made in Italy agro-alimentare che verrebbe seriamente compromesso per via delle distorsioni di mercato prodotte dallo stesso trattato, non tutela la salute dei cittadini, poiché grazie al non rispetto nei Paesi d’oltreoceano del principio di precauzione e con l’applicazione del principio di equivalenza per i controlli sanitari e fito-sanitari si consentirà ai prodotti canadesi di non sottostare alle normative dei Paesi in cui vengono venduti, infatti con il trattato in Italia potrebbero arrivare prodotti contaminati da principi attivi provenienti dalla chimica di sintesi consentiti in Canada, ma vietati nel nostro Paese perché ritenuti cancerogeni dall’organizzazione mondiale della sanità come ad esempio i pesticidi Paraquat,  Diquat e  il tristemente famoso glifosato usato in Canada addirittura in preraccolta del grano.

Questo movimento trasversale, forte del sostegno di centinaia di migliaia di cittadini contrari a questo trattato perché preoccupati per i loro diritti e la loro salute, ha organizzato nei mesi scorsi grandi  mobilitazioni ed azioni di protesta per chiedere al governo di fermare la discussione e nel contempo  aprire una consultazione ampia sugli effetti dell’accordo, a favore di questa soluzione votando ordini del giorno Stop CETA  si è espressa la quasi totalità dei comuni italiani e numerose regioni tra le quali Lazio, Lombardia, Liguria, Veneto, Puglia, Calabria, Marche e Valle d’Aosta.

In questo clima di particolare pressione sociale, la discussione in Senato sul CETA ha subito nelle scorse settimane ben due rinvii consecutivi, e ai primi di agosto  l’impressione di molti addetti ai lavori  è che si arriverà ad un “rinvio forzato” a dopo le vacanze estive, decisione che sembra essere condivisa e trasversale agli stessi schieramenti politici presenti in Parlamento.

Infatti il partito democratico se pure ancora favorevole al trattato, dopo aver rinviato a data da destinarsi il progetto di legge sullo ‘ius soli’  difficilmente vorrà  infilarsi in un altro campo minato per la maggioranza di governo; una vittoria questa per tutti i movimenti dal basso, sindacati, associazioni e liberi cittadini che da mesi si battono in Italia contro l’approvazione dell’accordo, infatti anche se è vero che non sono riusciti ad ottenere una cancellazione ufficiale della ratifica dai calendari istituzionali del CETA, le organizzazioni contrarie all’accordo UE-Canada ne hanno comunque rallentato l’iter e con la loro pressione effettuata tramite riuscite manifestazioni e concrete azioni di protesta hanno creato un fronte ampio e trasversale contrario al trattato ma anche instillato dei dubbi e convinto molti a riflettere ancora un po’ prima di dare il via libera al provvedimento costringendo sia l’esecutivo che la maggioranza di governo a rinviare la discussione, dimostrazione questa che qualsiasi accordo di libero scambio non può essere utilizzato per mettere in discussione i diritti fondamentali di lavoratori, produttori e consumatori senza peraltro rendere partecipi gli stessi cittadini alle decisioni e alle conseguenze di queste detrrminazioni, il governo Gentiloni è avvisato.