Il SudEst

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Pisapia tra incongruenza e vacuità

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di NICO CATALANO

Mentre il Paese o almeno quella parte di esso che  non si fa distrarre dalle varie armi mediatiche di distrazione di massa,

 

non discute solo del trasferimento dalla Juve al Milan del calciatore Bonucci, ma invece riflette e si indigna per episodi come la liquidazione pari a 25 milioni  di euro corrisposta al manager Flavio Cattaneo per  essere stato  quindici mesi al vertice di telecom,  ennesimo episodio di una società quella Italiana, ormai sempre più ingiusta e profondamente diseguale, in quell’area politica di sinistra che dovrebbe battersi per la giustizia sociale, per eliminare o attenuare le disuguaglianze si continua ad agire come i gamberi o peggio ancora come Penelope con la sua famosa tela.

Non solo rimane nei fatti inascoltato l’appello rivolto qualche settimana fa da Sinistra italiana a tutte le forze a sinistra del Pd in cui si chiedeva di considerare l’opportunità per le prossime elezioni politiche di primavera  di presentare un’unica lista alternativa allo stesso Partito democratico  che potesse raccogliere tutto l’universo di partiti e movimenti presenti in questa vasta area, ma dopo quanto è avvenuto nell’ultimo fine settimana, c’è da chiedersi sul serio se la sinistra in Italia esista ancora e se esiste di certo in questo momento non può essere rappresentata da Giuliano Pisapia.

Infatti venerdì scorso  l’ex sindaco  e portavoce del movimento campo progressista ha  partecipato ad un dibattito  alla Festa dell'Unità di Milano facendosi ritrarre dai media presenti  in calorosi abbracci  conditi da smaglianti sorrisi addirittura con la sottosegretaria Maria Elena Boschi, espressione diretta di Renzi e del renzismo;

Lo sconcerto tra i militanti della sinistra non l’ha provocato solo la decisione dello stesso Pisapia di partecipare alla festa dell'Unità, cosa peraltro non da condannare del tutto,  visto  che in quelle feste c'è ancora una parte del popolo del centrosinistra con il quale è sempre importante interloquire, ma la questione è un'altra e come sempre nel merito, di strategia, di visione,  infatti se entrando alla festa del Pd si afferma “qui mi sento a casa mia" come ha fatto Pisapia  con questa frase assieme ai sorrisi e gli  abbracci  con  i dirigenti dem ripresi dalle telecamere, inevitabilmente si trasmette un messaggio poco chiaro, che alimenta confusione e certo non fa bene al già travagliato processo di costruzione di un polo di sinistra alternativo e autonomo proprio dal Pd.

Peraltro sarebbe forse utile chiedere all’ex sindaco di Milano come potrebbe un operaio, un  lavoratore precario, uno studente o un insegnante sentirsi a casa propria in un luogo dove si difendono ad oltranza tutte le disastrose politiche fino ad ora prodotte dai governi Renzi e Gentiloni : dalla buona scuola, al jobs act  allo sblocca Italia; infatti si rischia di non essere capiti dal Paese e di perdere i già risicati consensi, perché tutto questo stride con la volontà di costruire una nuova casa in netta discontinuità con il Partito di Renzi e quindi da tutto quanto è stato dichiarato dal palco di piazza Santi Apostoli solo qualche settimana prima anche dallo stesso Pisapia.

Una posizione contraddittoria questa, che rende sia poco credibile e incerto il posizionamento politico di una forza così come  allontana  i tanti  che in questi anni sono stati all’opposizione in parlamento e nella società alle politiche liberiste espresse dal partito democratico ma principalmente segna le distanze con le decine di migliaia di militanti che hanno abbandonato lo stesso Pd con la speranza di costruire altro, qualcosa di sinistra che abbia a cuore concetti come il ripristino dell’articolo 18, l’applicazione di una seria patrimoniale e la progressività della leva fiscale.

Tutte proposte di sinistra che purtroppo segnano la differenza con il partito democratico attuale, con cui la sinistra da tempo non ha più un minimo comune denominatore sulle scelte fondamentali che riguardano il futuro dell'Italia, non è annacquando le differenze con il partito di largo Nazareno che si favorisce il suo  riposizionamento a sinistra, oggi con il partito democratico, può esserci solo una chiara, netta e limpida battaglia politica, una montagna infinita di questioni di merito che se affrontate senza tentennamenti o incertezze possono permettere alla sinistra di  riconquistare terreno politico e tantissimi elettori delusi.

Se Pisapia non vuole passare come un comune “fiancheggiatore” del Partito democratico o peggio ancora come un “utile idiota” capace di intercettare i voti di sinistra in fuga dal Partito di Renzi  e tramite sottili artifizi riportarli proprio da Renzi, deve chiarire una volta per tutte questo equivoco politico e deve farlo subito per non minare del tutto il percorso di ricostruzione a sinistra, arrecando ulteriori danni ad un progetto che va ben oltre i semplici personalismi.

Oggi per ricostruire a sinistra, non serve farsi fotografare assieme a ministri e sottosegretari ma coraggio, coerenza e discontinuità con il passato, non è questione di settarismo o  minoritarismo ma solo di chiarezza di intenti e di rispetto per gli elettori.