Il SudEst

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Quale sinistra?

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di NICO CATALANO

Ne parliamo con Nico Bavaro segretario regionale  pugliese di S.I.

Manca poco meno di un anno all’appuntamento delle politiche che si terranno probabilmente salvo colpi di scena nella primavera del 2018.

La scena politica nazionale è occupata dalle “grandi manovre” da parte dei vari partiti in previsione di queste elezioni, molto interesse suscita quanto sta avvenendo nell’area a sinistra del partito democratico, a tale proposito abbiamo voluto porre alcune domanda a Nico Bavaro attuale segretario regionale del partito di Sinistra Italiana.

Lo scorso week end la stampa riportava la decisione della direzione nazionale di Sinistra Italiana riguardo la volontà di presentarsi alla prossime politiche con una lista unica a sinistra del partito democratico, potrebbe spiegare in primis le motivazioni di questa scelta?

La motivazione è semplice: il PD ha attuato in questi anni (e continua a farlo con Gentiloni) politiche economiche e sociali di destra. Renzi è riuscito a realizzare i sogni di Berlusconi e gli incubi degli italiani più deboli, dall’eliminazione dell’articolo 18, alla distruzione della scuola e della sanità pubbliche, fino ai regali alle banche e ai petrolieri. Per questa ragione è necessaria non una semplice discontinuità, ma una vera e propria rottura. Vogliamo proporre un programma di governo che rimetta al centro la tutela dei più deboli. Lo stiamo facendo con tutti quelli che hanno come noi la convinzione che sia inaccettabile che l’1% degli italiani possiede il 23% della ricchezza del paese, mentre la stragrande maggioranza deve accontentarsi di briciole. Penso, per esempio, alla nostra Puglia e a tutti quei comitati che sono sorti in difesa del Sistema Sanitario pubblico, cui siamo molto vicini.

Ultimamente si sono svolte a Roma  due manifestazioni con al centro il tema dell’unità a sinistra del partito democratico,  la prima al teatro Brancaccio ovvero l'appello lanciato dai civici Montanari e Falcone e l'altra per iniziativa di Giuliano Pisapia e dei Bersaniani di mdp articolo 1  tenutasi in piazza Santi Apostoli, a quale dei due appuntamenti romani  Sinistra italiana si sente più vicina ?

Sinistra Italiana si sente più vicina all’appuntamento lanciato da Anna Falcone e Tomaso Montanari. Vorrei però dire che non si tratta di un “appello civico”, come spesso viene riportato per semplificazione, ma del tentativo di riconnettere i partiti e la società. Uno dei problemi più grandi del tempo presente è che le tante vertenze presenti sui territori sono sfilacciate, non dialogano, non stanno nello stesso perimetro. C’è bisogno di unire innanzitutto quelle esperienze.

La piazza convocata da Giuliano Pisapia, invece, ha avuto sin da subito paletti e steccati: non mi pare intelligente convocare una piazza che si chiama “Insieme” e poi decidere in solitudine chi interviene dal palco, chi vi partecipa e a quali condizioni. Mi pare che sino ad ora Pisapia abbia tutti i tic delle vecchie leadership, degli uomini soli al comando cui siamo tristemente abituati in Italia e che non hanno portato nulla di buono.

Se deve esserci convergenza bisogna partire da zero, dalla discussione sull’Italia, sul suo futuro e sul futuro della vita delle persone, non del singolo alla ricerca di una leadership. Sinistra Italiana è disponibile a ragionare a partire da questo.

Lei è il segretario regionale  di una forza politica che attualmente siede tra i banchi della maggioranza in consiglio in via Capruzzi, partito che annovera anche un esponente in giunta e nel contempo quando è stato necessario non ha risparmiato critiche migliorative e costruttive all'operato sia della maggioranza di governo così come del presidente Michele Emiliano, come giudica a quasi metà mandato l'operato di questa giunta regionale ?

Giudizio sospeso sul governo regionale. Intendiamoci, c’è qualche luce, ma ci sono ancora troppe indecisioni e molta mancanza di chiarezza sui temi fondamentali, che impediscono di assumere una valutazione chiara e definitiva.

Male su sanità, per esempio, e non si vede la luce in fondo al tunnel. Male anche la gestione delle società in house, che fino ad ora sono state una sorta di parcheggio o di camere compensazione per nomine e “nominicchie”.

Non c’è chiarezza sul futuro dell’Acquedotto pugliese, che noi vogliamo totalmente pubblico. Segnalo che se non si decide entro qualche mese, toccherà vedere l’Acquedotto in mano ai privati, un disastro inaccettabile.

Non c’è chiarezza sulle più pesanti crisi aziendali; non c’è chiarezza sul destino di Aeroporti di Puglia, uno dei gioielli pubblici di questa terra, insieme ad Acquedotto.

Insomma, fino a che non ci saranno decisioni chiare sui temi fondamentali per la vita dei pugliesi, il giudizio è sospeso. Continuerò ogni giorno a far presente ad Emiliano che il tempo scorre e che i pugliesi aspettano risposte, perché prima di un qualunque vincolo politico di maggioranza, esiste un vincolo con le persone in carne e ossa che ti hanno sostenuto e dato fiducia per quello che rappresenti e per quello che hai detto di voler fare.