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Alcuni appunti sul Medimex

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

“La repubblica promuove lo sviluppo della cultura” recita l’articolo 9 della Costituzione.

Detto questo, una domanda: se il settore dei divani è in crisi l’ente pubblico che fa? Apre una fabbrica di divani e li vende sottoprezzo o li regala per rafforzare il settore? Se è vero che la cultura e lo spettacolo sono considerati un’industria al pari del manifatturiero perché non ci si comporta allo stesso modo?

Il settore culturale è estremamente complesso: ci si trova a gestire progetti molto diversi tra di loro (festival, rassegne, produzione, esercizio) e realtà pubbliche e private, con modalità funzionali e regole assolutamente diverse  (dagli enti pubblici come le fondazioni liriche o i teatri stabili a cooperative e associazioni  o anche singole partite iva).

Una cosa è certa però, tutti i progetti culturali devono essere  costruiti in sinergia tra l’ente pubblico e il privato con regole chiare e tempi certi. Se è vero che l’obiettivo di tutti sarebbe far diventare il settore un’industria, sarebbe auspicabile una vera e propria riforma che coinvolgesse diversi ministeri (attività culturali, welfare, economia almeno), che ridefinisse le linee guida e avesse come obiettivo quello di costruire un nuovo modello di gestione pubblico/privato che veda in un unico progetto le regioni, i comuni e i soggetti privati.  Sarebbe auspicabile una riforma nella quale gli obiettivi siano chiari e condivisi e le regole uniformate.

Il settore Spettacolo dal Vivo di Puglia e Basilicata non polemizza sul Medimex rispetto alla qualità delle scelte artistiche che sono di spessore internazionale e che sicuramente avranno grande rilievo, gli operatori si interrogano sui motivi che spingono un ente a produrre direttamente un evento di questa portata con, ovviamente, grossi investimenti e garanzie su cifre e tempi.

Già nel marzo scorso Agis si era espressa attraverso un documento, tra l’altro sollecitato dall’assessorato, su proposte per il Medimex e ora come allora ribadisce che un progetto di tale portata dovrebbe essere un luogo/momento di sintesi tra le imprese (pitch tra operatori che portino ad accordi commerciali) e in parte dovrebbe prevedere anche momenti live (concerti) dedicati alla città, purché finalizzati anche questi a specifici obbiettivi di educazione all’audience.

Il risultato è invece quello di un evento gratuito senza alcun coinvolgimento dei professionisti del comparto interessato. Se gli operatori avessero per tempo notizia di cifre, tempi e modalità – come più volte sollecitato - sarebbero in grado autonomamente di far crescere le loro progettualità, cosa al momento impedita da lungaggini burocratiche (il bando attività 2017 della regione scade a metà giugno, il Comune di Bari non lo ha ancora pubblicato). Un professionista che può contare su economie e certezze costruisce un progetto sulle relazioni con gli artisti, con gli altri operatori, con il pubblico, quindi investe e crea lavoro e indotto. Un ente pubblico ha altri obiettivi.

Immaginate se un progetto come il Medimex fosse stato di portata regionale, con avvisi pubblici  per le imprese culturali (banditi un anno prima), un intero settore avrebbe avuto la possibilità, con la regia dell’ente pubblico, di fare un percorso di crescita, di posizionamento e di rafforzamento dal punto di vista imprenditoriale e professionale centrando tutti gli obiettivi (turistici, economici  e culturali).

Altro tema da approfondire riguarda le autorizzazioni in materia di pubblico spettacolo per lo svolgimento di tali eventi in luoghi all’aperto ma comunque soggetti a chiusura tramite transennamento. Presupponendo che la manifestazione abbia un successo tale da superare la partecipazione di 5000 spettatori – successo auspicabile considerando l’investimento economico per la realizzazione dell’evento stesso -. Bene, ai sensi del DPR 311 del 2001 “Regolamento per la semplificazione dei procedimenti ed autorizzazioni per lo svolgimento di attività disciplinate dal testo unico delle leggi di pubblica sicurezza”, è la commissione provinciale e non a quella comunale come richiesto attualmente dall’ente organizzatore, a dover operare in tal senso, essendo quella provinciale una commissione che a differenza di quella comunale prevede al suo interno obbligatoriamente la figura del Questore o di un suo vicario affinché l’autorizzazione sia data anche nel rispetto delle loro prescrizioni, ancor più opportune di questi tempi per la salvaguardia della sicurezza degli spettatori e dei lavoratori.

Per concludere: l’evento figo con i soldi può organizzarlo chiunque, chi lo fa a livello professionale costruisce progetti culturali.

Il presidente del settore  Spettacolo dal vivo di Agis Puglia e Basilicata

Vincenzo Cipriano