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Parata di star hollywoodiane e non… Nel letto di Weinstein

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di SARA LAURICELLA

L’altra faccia dello spettacolo


Degno di un “Oscar” (associazione da cui sabato è stato espluso) il parterre di star e meno star che sono state vittime delle avance e soprusi di Harvey Weinstein. Una terribile parata che continua a raccogliere nomi ma, soprattutto Persone, che sono state coinvolte in un sistema di molestie sessuali e bossing dalla portata mondiale. Lo scandalo è partito da due indagini separate prima del New Yorker ed, in veloce successione, del New York Times. Hollywood è stata inondata dallo scandalo sessuale-lavorativo che ha visto, in prima battuta, protagoniste (tristemente) una trentina di attrici tra le quali Angelina Jolie, Gwyneth Paltrow, Ashely Judd, Cara Delevigne e la nostra Asia Argento per poi allargarsi a dismisura. Ma seguiamo un po’ il “parterre” delle attrici, e non, molestate : tra i nomi noti, la prima ad uscire allo scoperto è stata l’attrice Ashley Judd, rendendo noto che 20 anni fa (Weinstein era già a capo della Miramax), durante quello che avrebbe dovuto essere un appuntamento di lavoro, era stata molestata dal produttore, che le avrebbe chiesto se volesse un massaggio o preferisse guardarlo mentre si faceva una doccia. L’attrice Rose McGowan fu violentata da Weinstein in una camera d’albergo durante il Sundance Film Festival. Pare che tra i due ci fu un un accordo per un silenzio pagato  100.000 dollari nel 1997. Però Rose pochi giorni fa ha postato una sua fotografia che la ritrae molto giovane, scrivendo: «Questa è la ragazza che è stata vittima di un mostro. Questa è chi avete coperto di vergogna con il vostro silenzio».  Ed ancora Emily Nestor alla quale, nel 2014 in un hotel, il produttore promise un salto di carriera in cambio di prestazioni sessuali, Lysette Anthony, famosa soprattutto per aver recitato nel film di Woody Allen Mariti e mogli del 1992, Léa Seydoux, e tante altre. Ma il “mostro” “attaccava”  anche  giornaliste e dipendenti delle sue società. La produttrice Elizabeth Karlesn, ad esempio, ha raccontato che, quando lavorava con lui, trent’anni fa, in un’occasione lo aveva trovato nudo nel suo letto, mentre la giornalista Lauren Sivan ha fatto sapere che Weinstein, circa dieci anni fa, era arrivato a masturbarsi davanti a lei. Ed ancora la scrittrice Liza Campbell alla quale Weinstein in passato aveva cercato di convincerla a fare un bagno con lui. Tra le altre accusatrici, anche Ambra Battilana, parte lesa nel processo Ruby bis, che ha denunciato di aver subito molestie dal produttore. In tutti questi anni ci sono state, di tanto in tanto, delle piccole ribellioni e ci piace ricordare forse la più eclatante,  nel 2009, Kate Winslet vinse l’Oscar come «Migliore attrice» per The Reader e, nel fare la serie di ringraziamenti non volle pronunciare il nome di Harvey Weinstein, distributore della pellicola. I comportamenti molesti di Weinstein, gli stupri, gli atteggiamenti arroganti e di bossing erano ben conosciuti nell’ambiente (e dintorni) ma, visto il potere economico e dei media, nessuno aveva mai osato accusarlo pubblicamente, un po’ per paura ed un po’ per comodità. Weinstein ha ammesso il proprio pessimo operato, è stato licenziato dalla MIRAMAX (azienda di cui è stato fondatore), è stato abbandonato dalla moglie Georgina Chapman, è entrato in riabilitazione in una clinica dell’Arizona. Come spesso accade in queste occasioni lui ha provato a passare per il povero “malato” che è stato abbandonato da tutti. Moltissime donne stanno raccontando online le molestie sessuali subite (a vario titolo) usando gli hashtag #metoo (per la campagna internazionale) e #quellavoltache (per la campagna italiana).