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Home Attualità Consumatori L' appetito vien leggendo: alla (ri)scoperta dell'antico mangiare

L' appetito vien leggendo: alla (ri)scoperta dell'antico mangiare

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di GIUSEPPE CARIELLO

Ippocrasso

L'ippocrasso è un liquore di origini antichissime, infatti fin dall'antichità, si è sempre avvertita la necessità di poter conservare il vino quale prezioso prodotto della vite e della fatica: a volte  per la scarsa qualità dei vigneti, a volte  per il fatto che venisse realizzato in vasche aperte, il vino era destinato a diventare aceto in breve tempo, percui l'aggiunta di miele e di erbe aromatiche aiutava, a preservarlo meglio dall'ossidazione e a renderlo più gradevole al palato e permetteva quindi di incrementarne il consumo.

Numerosi autori attribuiscono l’invenzione del vermuth a Ippocrate, il grande medico greco (460 a.C.). Pare sia stato lui a lasciar macerare nel vino greco, forte e ricco di zuccheri, i fiori del dittamo e dell’artemisia. Ne ottenne una bevanda digestiva e stimolante che fino al Medioevo veniva chiamata “vino ippocratico”, “ippocrasso”, “vino all’ assenzio” o più semplicemente vino d’erbe.

È assai probabile che questa bevanda tonificante, rigenerante sia stata copiata dai Romani che la perfezionarono arricchendola delle foglie aromatiche di timo, rosmarino e mirto. Plinio parla spesso dei vini stomachici, cioè dotati di proprietà favorevoli all’attività dello stomaco. Discoride, medico greco contemporaneo di Nerone, non solo descrive le proprietà di seicentosessanta piante, ma raccomanda il vino di mirto per “migliorare il carattere delle donne”.

Durante il Medioevo la preparazione del “vino ippocratico” risentì favorevolmente dei profumi e dei sapori delle nuove spezie portate dai Veneziani. All’assenzio si mescolarono allora cardamomo, cannella, chiodi di garofano, mirra o rabarbaro. A quell’epoca Torino, Firenze e Venezia divennero tre centri importanti per la preparazione dei liquori e dei vini ippocratici, ma fu Torino che poi si affermò come la città più famosa a livello mondiale per l’elaborazione di queste bevande. 
Si racconta che un certo Alessio, piemontese vissuto nella prima metà del ‘700, fosse un abile preparatore di vini ippocratici che veniva chiamato alle corti di Baviera e di Parigi. 
Sorge, tuttavia, una domanda: perché il vermouth, prodotto tipicamente italiano, ha un nome straniero? Due le probabili tesi: la prima sostiene che il termine derivi dall’erba aromatica più importante nella sua preparazione: l’artemisia, chiamata in tedesco “wermut”.

L’altra si lega a Luigi XIV, che aveva l’abitudine di sorseggiare un rosolio (Ros-Solis), preparato appositamente da un confettiere piemontese. La bevanda diventata di moda fra gli ufficiali dell’esercito reale, durante gli spostamenti in Germania, nel linguaggio militare cambiò il suo nome in “Vermuth” da “Wehr”(armata) e “Mut”(coraggio).

Le prime ricette per preparare questo tipo particolare di bevanda compaiono alla fine del XIII secolo, provengono principalmente dai Paesi catalani e della Francia meridionale, nel Medioevo era molto popolare come digestivo o tonificante.

Oggi si sarebbe tentati di assimilarlo al vin brulè, dato che l’aroma lo richiama, ma a differenza di questa bevanda, l’ippocrasso nel Medioevo venivano consumati come bevande fredde.

In realtà ci sono diversi modi di preparare l’ippocrasso: le fonti medievali ne recitano diversi, comunque sono essenziali cannella e zenzero.

Il risultato è un vino saporito, con i sapori intensi delle spezie con le quali è realizzato, da condividere con gli amici al termine di un buon pasto.

Ricetta

1 litro di vino rosso

150 g di miele

8 g cannella in polvere

8 g zenzero in polvere

5 capsule di cardamomo schiacciate

3 o 4 chiodi di garofano

1 pizzico di noce moscata

Procedimento

Pestate le spezie intere in un mortaio. Versate il vino, il miele e tutte le spezie in un recipiente a chiusura ermetica e lasciate riposare 24 ore. Filtrate con garza due volte per ottenere un prodotto limpido.